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USA: L’employment report di gennaio dovrebbe mostrare ancora un calo di occupati non agricoli

Da seguire: Area Euro
– Italia. I prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m sulla misura nazionale (con qualche rischio verso il basso) e in calo di -1,3% m/m sull’indice armonizzato. La principale causa della salita dei ….

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 prezzi nel mese è il rincaro dei carburanti e delle tariffe (gas +2,8%, canone Rai +1,4%, autostrade +2,4% in media). L’inflazione annua salirebbe di tre decimi (all’1,3% sul NIC e all’1,4% sull’armonizzato), e potrebbe rimanere all’incirca su quei livelli per tutta la prima metà del 2010, per avvicinarsi al 2% solo nella seconda parte dell’anno.

– Germania. La produzione industriale è attesa ancora in aumento a dicembre, di 0,2% m/m dopo lo 0,7% m/m di novembre. Su base annua l’output si attesterebbe a -4% da -8% a/a precedente. La dinamica trimestrale a fine 2009 (1,3% t/t) è stata meno brillante di quella estiva (3,4% t/t). Di riflesso anche il PIL potrebbe tornare vicino a zero dopo il +0,7% t/t estivo.

Stati Uniti

–  L’employment report di gennaio dovrebbe mostrare ancora un calo di occupati non agricoli, di -30 mila, da -85 mila di dicembre. Il tasso di disoccupazione dovrebbe salire a 10,1, da 10% dei due mesi precedenti, anche per via di un’attesa stabilizzazione del tasso di partecipazione, crollato a 64,6% a dicembre.

–  I salari orari dovrebbero aumentare dello 0,2% m/m, come nei mesi precedenti, mantenendo la variazione tendenziale invariata a 2,2% a/a, quindi negativa in termini reali CPI a dicembre 2,7% a/a.

Ieri sui mercati

Flight to quality in pieno sviluppo: pesante flessione degli indici azionari mondiali e delle quotazioni petrolifere, netto calo dei rendimenti obbligazionari (fino a 10pb sul 5 anni USA, quasi 7pb sul Bobl), apprezzamento di dollaro e soprattutto yen contro euro. Il Franco svizzero è sceso temporaneamente sotto 1,47 contro euro, salvo poi ritornare indietro su voci di intervento della Banca Nazionale Svizzera. Ovviamente in calo i tassi impliciti nei futures monetari su euro e dollaro. Per quanto riguarda gli spread sovrani nella zona euro, da segnalare il violento allargamento della Spagna (98pb sul decennale, 86pb sul biennale). Le tensioni sulle scadenze corte evidenziano un clima di eccessiva isteria riguardo al rifinanziamento del debito pubblico anche in paesi in cui il sistema bancario locale (grazie all’accesso alla liquidità BCE) e gli investitori domestici possono agevolmente supplire al calo della domanda estera.

Area euro

Germania. Gli ordini all’industria sono calati a sorpresa nel mese di dicembre, di -2,3% dopo il +2,7% m/m di novembre. Il calo è dovuto ai beni intermedi e ai beni capitali, mentre si registra un aumento degli ordini di beni di consumo (+1,8% m/m), soprattutto dall’interno dagli altri Paesi dell’eurozona.

Stati Uniti

Moody’s ha detto che il rating AAA degli Stati Uniti potrebbe essere a rischio in assenza di misure correttive sui deficit e di una crescita economica sostenuta.

La produttività nel settore non agricolo è aumentata del 6,2% t/t nel 4° trimestre, e il dato del trimestre precedente è stato rivisto verso il basso a 7,2% da 8,1%. Il costo del lavoro per unità di prodotto scende del 4,4% t/t dopo -1,5% del 3° trimestre (rivisto da -2,5%).

I nuovi sussidi di disoccupazione salgono a 480mila nella settimana conclusa il 30 gennaio, da 472mila (rivisto da 470mila della settimana precedente). II Labor Department segnala che sulla settimana non ci sono fattori speciali I dati delle prossime settimane saranno rilevanti per valutare se riprenderà la tendenza verso il basso in atto da aprile 2009.

Regno Unito

Bank of England . Dalla riunione della BoE nessuna sorpresa in merito alla decisione sui tassi, lasciati fermi a 0,50% e sul programma APF, per il quale non sono stati stanziati altri fondi e che anzi è stato implementato completamente. Il messaggio che sembra uscire è che la BoE non ha alcuna fretta di alzare i tassi. Il mercato sconta un primo rialzo di 25pb nel T2, rialzo precedentemente scontato già nel T1. Ma pare probabile che lo sposti nuovamente in avanti, almeno nel T3, con effetti negativi per la sterlina.

Focus: BCE tutto tranquillo a Francoforte

–   La BCE ha confermato che i tassi rimangono appropriati. Un rialzo dei tassi rimane un evento ancora lontano. Manteniamo la nostra previsione di un primo intervento nel 4° trimestre 2010. Ulteriori dettagli sull’uscita dalle rimanenti misure straordinarie saranno, come atteso, fornite alla riunione di marzo.

–   Nella conferenza stampa sono state insistenti le domande sulla Grecia e sulla situazione di finanza pubblica nella zona euro. Trichet si è mostrato fiducioso che se la Grecia rispetterà i parametri stabiliti nel programma di stabilità le pressioni rientreranno. Trichet ha espressamente dichiarato che le misure annunciate dal Governo greco su salari e stipendi e tassazione dei carburanti vanno nella giusta direzione. In generale Trichet ha cercato di infondere fiducia che l’impianto di Maastricht garantirà un graduale rientro delle politiche fiscali nei prossimi anni. Trichet si è spinto nel dire che per quanto elevato il deficit area euro al 6% rimane comunque ben inferiore a quello di altri Paesi industrializzati. Alla domanda se le pressioni sui CDS sono in parte eccessive, Trichet ha risposto che probabilmente i mercati non sono in grado di apprezzare a pieno la solidità dell’impianto del Trattato di Maastricht e dell’Unione Monetaria.

Analisi Daily

Fonte: Intesa Sanpaolo S.p.A.

 


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Da seguire:

– Aste – L’Italia colloca il nuovo BTP 4,25% 03/2020 per un ammontare di 4-5 mld, e riapre rispettivamente per 2-2,5 mld e per 1,5-2,25 mld il BTP 2,5% 07/2012 e il CCT 07/2016.

Area Euro

– L’operazione di rifinanziamento a 1 anno dovrebbe chiudersi con un’allocazione di fondi inferiore ai 442 mld dell’asta del 22 giugno, dato il miglioramento delle condizioni di mercato monetario e, soprattutto, il calo dei tassi a brevissimo termine che nel frattempo è intervenuto. La stima di consenso è di 135 mld. L’asta sarà condotta a tasso fisso e senza l’applicazione di uno spread sul refi.

– L’indice di fiducia economica della Commissione UE offrirà un quadro più completo sulla situazione ciclica nell’area euro. Il ritmo della ripresa sembra aver rallentato a fine estate stando alle indagini nazionali che hanno mostrato aumenti inferiori alle attese in Germania, Belgio e Olanda. L’indice sintetico è visto in salita a 81,8, da un precedente 80,6. Se confermato, il dato lascerebbe la media per il 3° trimestre a 79,5, da un precedente 70,2 coerente con una contrazione meno pesante del PIL nei mesi estivi.

– Italia. L’indice delle retribuzioni orarie contrattuali è visto mantenere una crescita annua stabile a 2,1% a/a ad agosto. Si tratta di un deciso rallentamento dal picco di 4,3% a/a toccato a gennaio. Le retribuzioni contrattuali potrebbero rimbalzare lievemente fino a 2,8% a/a nei mesi autunnali, per effetto dell’applicazione di incrementi previsti, ma c’è il rischio di un successivo rallentamento sotto il 2% tra fine 2009 e inizio 2010, per via degli effetti ritardati dell’aumento in corso della disoccupazione.

– Italia. La fiducia delle imprese manifatturiere è vista in aumento per il sesto mese consecutivo a settembre. Stimiamo l’indice ISAE a 76,6, da 74,8 precedente. La fiducia è ormai in deciso recupero dal minimo di marzo (62), pur rimanendo ben al di sotto della media storica (88,2). Il dato sarebbe coerente con il recupero di fiducia visto negli altri Paesi europei. Confortante il fatto che, a partire dal mese scorso, il miglioramento abbia cominciato a riguardare le valutazioni delle imprese sugli ordini, mentre fino ad allora il recupero era guidato soprattutto dalla fase di decumulo dei magazzini.

Stati Uniti

– La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a settembre dovrebbe salire a 55 da 54 di agosto. Nelle ultime settimane gli indici di fiducia non hanno segnalato nuovi miglioramenti: la fiducia dovrebbe oscillare nel range ristretto degli ultimi quattro mesi (47,4-54,8). Ad agosto l’indagine del Conference Board aveva registrato un ampio aumento della componente aspettative (+10,1), mentre quella corrente si era riportata solo sul livello di luglio (+1,6, a 24,9). Anche gli indicatori del mercato del lavoro erano migliorati ad agosto senza segnare nuovi massimi (a -40,9 ad agosto, risultato meno brillante che a maggio, a -38,1).

Ieri sui mercati

Le tensioni sullo yen hanno suggerito alle autorità monetarie nipponiche una correzione di tiro: Fuji ha affermato che gli attuali movimenti dei cambi sono “naturali”, ma che potrebbe agire se diventassero abnormi; in ogni caso, non ha mai sostenuto né uno yen forte, né uno yen debole. Il rimbalzo degli indici azionari ha brevemente riportato il cambio euro/dollaro verso 1,465, con massimi a 1,4680. Dollaro fra 89,5 e 90,6 yen, ampiamente sopra i minimi di 88,23 toccati nella notte fra domenica e lunedì. La sterlina, scesa fino a 1,576, in seguito è rientrata fra 1,5870-1,5960. Dollaro australiano sostenuto anche da voci di rialzo dei tassi a novembre e dicembre. Calo dei rendimenti sui titoli di stato, nuovamente più marcato sulle scadenze lunghe delle curve. Stabili i corsi delle materie prime, con moderati rialzi per il petrolio ($0,69 per la prima scadenza del Light Crude Future).

Area Euro

Germania. A settembre l’indice dei prezzi al consumo è calato di 0,3% m/m, più debole delle stime di consenso ma in linea con la nostra previsione. Sull’anno i prezzi al consumo calano di 0,2% /a e di 0,3% /a sulla misura armonizzata. La flessione dei prezzi è riconducibile al rientro delle pressioni sui prezzi delle benzine ed alimentari freschi. L’inflazione tedesca dovrebbe tornare positivada fine 2009.

Italia. La fiducia dei consumatori ha continuato a salire a settembre, battendo ancora una volta la più rosea delle previsioni. L’indice è così arrivato a 113,6 (da 111,8 di agosto), arrivando ai massimi da oltre 7 anni. Peraltro, il miglioramento riguarda più la valutazione sulla situazione economica generale del Paese che non la situazione personale degli intervistati, migliorata solo lievemente a 125,9 da 125. Continuano a salire (rimanendo comunque al di sotto dei massimi toccati a marzo) le attese sulla disoccupazione.

Stati Uniti

Il Chicago Fed National Index, l’indice composito del ciclo costruito sulla base di ben 85 diversi indicatori, è tornato a scendere ad agosto (a -0,90) dopo aver toccato a luglio (a -0,56) un massimo da gennaio 2008. Il peggioramento è dovuto principalmente agli indicatori sul mercato del lavoro (il tasso di disoccupazione è salito di 3 decimi a 9,7%). L’indicatore è su livelli ancora recessivi ma segnala un deciso attenuarsi della recessione rispetto ai primi mesi dell’anno.

Giappone

L’inflazione ad agosto è scesa a -2,2% a/a; al netto di alimentari freschi l’indice scende a -2,4% a/a. La misura sottostante (ex energia e alimentari) segna -0,9% a/a. Anche i dati di Tokyo per settembre vedono ancora cali marcati.

L’indice di fiducia delle piccole imprese è salito a settembre a 43,5 da 41,8, in aumento continuo dai minimi di 24,9 di gennaio.

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