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Unione bancaria: un’altra delusione europea

L’unione bancaria rischia di diventare l’ennesima delusione europea: un progetto promettente, ma realizzato male e a metà, tra scarsa trasparenza e veti incrociati…………..


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Angelo Baglioni Lavoce.it


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È però uno dei fronti sui quali l’Europa deve progredire. Altrimenti, i movimenti anti-europei saranno più forti.

Perché l’unione bancaria

Nel mese di marzo si celebra il sessantesimo compleanno della Unione europea. Ma c’è poco da festeggiare: sappiamo che l’Unione non scoppia di salute, stretta tra la crescita dei movimenti politici ostili all’Europa e l’incombente trattativa che porterà all’uscita della Gran Bretagna. I motivi per i quali l’Europa è sempre meno popolare tra i suoi cittadini sono tanti. Tra di essi, vi è l’incapacità di portare a termine progetti di ampio respiro.

Uno di questi è l’unione bancaria. Quando nacque, a metà del 2012, la promessa dei governanti europei era ambiziosa: rendere il sistema bancario più solido, spezzare il circolo vizioso tra il rischio di insolvenza delle banche e quello del settore pubblico. A questo fine, bisognava realizzare tre cose: (i) una vigilanza uniforme sulle banche europee; (ii) un meccanismo nuovo e più efficiente per gestire i casi di crisi; (iii) un sistema europeo di assicurazione dei depositi. A cinque anni dall’avvio, il bilancio è deludente: la realizzazione del progetto è lacunosa e incompleta; gli obiettivi originali sono stati raggiunti solo in parte. Vediamo rapidamente perché (chi volesse saperne di più può leggere qui).

Vigilanza unica

Il primo pilastro, il trasferimento della vigilanza bancaria dalle autorità nazionali alla Banca centrale europea, è quello più soddisfacente: è stato realizzato rapidamente, grazie a un notevole sforzo organizzativo delle istituzioni coinvolte. Tuttavia, anch’esso è fonte di contrasti e incomprensioni. La vigilanza europea è spesso accusata di non essere imparziale, di puntare il fucile sui rischi accumulati dalle banche italiane e di chiudere un occhio su quelli che si nascondono nei bilanci degli istituti tedeschi. Quale che sia la fondatezza delle accuse, la strategia di comunicazione della Bce, sul fronte della vigilanza, è talmente opaca e reticente da alimentarle, anziché fare chiarezza. Di recente, le lacune della vigilanza bancaria sono state stigmatizzate anche dal Parlamento europeo. Speriamo che la Bce non ignori il monito e si dia da fare per migliorare la sua trasparenza e la sua reputazione.

Gestione delle crisi

Il secondo pilastro è quello che si è concretizzato nella tristemente nota direttiva sul bail-in (Bank Recovery and Resolution Directive). Anche qui, le intenzioni erano buone. Di fronte allo storico dilemma se lasciare fallire una banca, con tutte le conseguenze negative per il sistema, oppure salvarla facendo pagare il conto ai contribuenti, la direttiva ha introdotto una terza via, che si chiama “risoluzione”: teniamo in vita una banca in crisi e rimettiamola in sesto, ma facciano pagare qualche costo anche ai suoi azionisti e creditori, nonché ai suoi vertici. Peccato che il principio, di per sé giusto, sia stato applicato male: è entrato in vigore cogliendo tutti di sorpresa, perché nessuno si era curato di informare i risparmiatori; è stato applicato ai titoli bancari già emessi, quindi in modo retroattivo; ha coinvolto molti investitori al dettaglio. Le conseguenze sono quelle che sappiamo: confusione, proteste, ostilità verso l’ennesima regola europea incomprensibile alla maggioranza delle persone. Adesso si è trovato il modo di metterci una pezza: si chiama “ristoro”. Nelle pieghe della direttiva, si è trovata la regoletta che consente a un governo di intervenire a sostegno di una banca senza ricorrere al bail-in, ma applicando solo il suo fratello minore, che si chiama burden-sharing: in pratica un bail-in limitato alle azioni e obbligazioni subordinate. I risparmiatori al dettaglio, che si trovano in mano obbligazioni subordinate, possono essere parzialmente rimborsati, a patto che rinuncino a qualsiasi azione legale: così sta avvenendo per il Monte dei Paschi di Siena. Questa soluzione può andare bene per l’emergenza. Per il futuro, bisogna che le banche si dotino di un cuscinetto di passività, aggredibili dal bail-in prima delle altre, che siano vendute solo agli investitori professionali. Qualcosa si sta muovendo in questa direzione, ma nel solito stile europeo, cioè attraverso nuove e complicate regole, che entreranno i vigore tra qualche anno e saranno comprese in un periodo ancora successivo.

Assicurazione dei depositi

Il terzo pilastro, la assicurazione europea dei depositi, è semplicemente inesistente, bloccato dai veti incrociati. Per realizzarlo, la Germania vuole che si metta un limite alla quantità di titoli di stato del proprio paese che una banca può detenere. Proposta fieramente avversata da altri paesi, con l’Italia in prima fila. Morale: non se ne farà nulla, almeno per ora.

 

Fonte: AdvisorWorld.it


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