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OROLOGIO 1

Una nuova opportunità professionale per promotori finanziari e bancari

Intervento Pierluigi Fadel – Convegno Assofinance del 23 aprile 2009…

– Avvocato Pierluigi Fadel –
Convegno sul tema:
“LA CONSULENZA OGGETTIVA COME VALORE PER IL RISPARMIO”
Una nuova opportunità professionale per promotori finanziari e bancari

“Dal collocamento alla consulenza: cenni normativi e regolamentari, possibili criticità”
Intervento di Pierluigi Fadel – Avvocato in Verona

La disciplina della consulenza prima dell’avvento della MiFID
Già dalla fine degli anni ’80 e precisamente nel 1988 l’A.n.a.s.f. aveva deliberato l’istituzione di un albo privato” dei consulenti finanziari, per l’ammissione al quale era necessario il possesso di requisiti di onorabilità e professionalità e l’accettazione di un codice deontologico, il tutto sotto lo stretto controllo della stessa A.n.a.s.f. Si trattava chiaramente di un sistema di autoregolamentazione che tuttavia non poteva surrogare la necessaria disciplina legale della professione.

La Legge S.I.M.
• Con la legge S.I.M. (legge n. 2 del 1991) l’attività di consulenza in valori mobiliari viene inserita tra le attività cosiddette di “intermediazione mobiliare” l’esercizio professionale delle quali veniva riservato ai soli soggetti appositamente autorizzati (principio della riserva di attività).

• La riconduzione della consulenza in valori mobiliari tra le attività di intermediazione mobiliare aveva suscitato perplessità sul piano della coerenza logica, rilevandosi come la consulenza fosse un momento inscindibile di ogni attività di intermediazione e, l’eventualità della costituzione di S.I.M. autorizzate ai soli servizi di consulenza era perciò avvertita come un’anomalia.

• L’esercizio dell’attività di consulenza era soggetto a specifiche e dettagliate regole di comportamento tra le quali, l’obbligo di stipulare un contratto scritto con il cliente e l’obbligo di avvalersi, nella prestazione della consulenza, di personale specificamente autorizzato.

La Direttiva Eurosim n. 93/22/CE
• Successivamente alla legge S.I.M., la direttiva c.d. Eurosim n. 93/22/CE “liberalizzava” l’attività di consulenza includendola tra i servizi accessori (no core) e rendendola così un servizio che qualunque persona fisica o giuridica poteva offrire senza l’osservanza di particolari discipline (salvo il rispetto delle norme di diritto comune). • Tale scelta veniva recepita nel nostro ordinamento con il D.Lgs. 23 luglio 1996, n. 415 (c.d. decreto Eurosim) e poi confermata nel TUF.

La consulenza come servizio accessorio (no core)
• L’assenza di autorizzazione per l’esercizio della consulenza ne consentiva a chiunque la prestazione ma gli unici soggetti tenuti al rispetto di una specifica disciplina erano gli intermediari i quali, anche nello svolgimento dei servizi accessori, erano assoggettati alle stesse regole imposte loro per lo svolgimento delle attività principali e autorizzate;
• La consulenza finanziaria, pertanto, veniva regolata in modo diverso a seconda che a prestarla fosse un intermediario autorizzato ovvero un qualunque altro soggetto: «La prestazione del servizio di consulenza in materia di investimenti in strumenti finanziari è pertanto libera e può esplicarsi sia in forma individuale che in forma societaria; nella prestazione del servizio di consulenza i soggetti diversi dagli intermediari autorizzati non sono tenuti al rispetto della disciplina delineata dal decreto 58/1998 e dai regolamenti attuativi previsti dal medesimo decreto» (Comunicazione Consob del 26 marzo 1999).

Consulenza “pura” e consulenza “incidentale” (strumentale o illustrativa)
La Consob, nell’ambito dei propri poteri regolamentari, ha in più occasioni tentato di delimitare in maniera precisa il campo d’azione della consulenza finanziaria nella consapevolezza che un momento consulenziale è insito in ogni attività di intermediazione finanziaria.

Consulenza “pura”
• Consiste, in linea generale, nel fornire al cliente indicazioni utili per effettuare scelte d’investimento e nel consigliare le operazioni più adeguate in relazione alla situazione economica e agli obiettivi del cliente stesso, in particolare essa è caratterizzata:
– Dall’esistenza di un rapporto bilaterale e personalizzato tra consulente e cliente, fondato sulla conoscenza degli obiettivi di investimento e della situazione finanziaria del cliente stesso, così che le indicazioni siano elaborate in considerazione della situazione individuale dello specifico investitore;
– Dalla posizione di strutturale indipendenza del consulente rispetto agli investimenti consigliati;
– Dall’inesistenza di limiti predeterminati in capo al consulente circa gli investimenti da consigliare;
Dalla circostanza che l’unica remunerazione percepita dal consulente sia quella ad esso pagata dal cliente nel cui interesse il servizio è prestato» (Comunicazione Consob n. Di/7578 del 2 febbraio 2000).

Consulenza “incidentale”

• Il corretto significato di “consulenza strumentale” è quello di consulenza “occasionata” dalle operazioni compiute nell’ambito della prestazione di un servizio d’investimento.
• L’esistenza di una fase consulenziale nell’ambito della prestazione dei servizi d’investimento trova conferma normativa nella regola dettata dall’art. 29 del reg. n. 11522/98, in virtù della quale gli intermediari devono astenersi dall’effettuare, con o per conto degli investitori, operazioni non adeguate per tipologia, oggetto, frequenza o dimensione, tenendo in considerazione la situazione finanziaria eventualmente comunicata dal cliente all’atto dell’instaurazione del rapporto e di ogni altra informazione posseduta.
• Tale norma (art. 29) (c.d. suitability rule) imponendo la valutazione dell’adeguatezza di ogni operazione che il cliente si accinge a compiere, di conseguenza rende doverosa la consulenza insita in tale valutazione.

Consulenza “pura” e consulenza incidentale: differenze

Come evidenziato da un’attenta dottrina (Roppo) la distinzione tra la consulenza “pura” e consulenza “strumentale” si basa su due elementi, fra loro interdipendenti:
– l’uno, teleologico, per il quale il servizio di consulenza sfocia in uno o più consigli d’investimento, mentre la consulenza strumentale
sfocia nella valutazione di adeguatezza finalizzata al compimento di un’operazione per conto del cliente;
l’altro, oggettivo, per il quale il servizio di consulenza, esaurendosi nella prestazione di consigli d’investimento, e perciò trovando in se stesso il proprio fine, è strutturato come servizio autonomo.

Consulenza e gestione
• Uno dei pericoli maggiormente sentiti nella precedente disciplina della consulenza finanziaria era dato dal nesso di contiguità esistente tra il servizio di consulenza e quello di gestione individuale di portafogli di investimento;
• In base al servizio di gestione portafogli l’investitore affida il proprio patrimonio finanziario ad un intermediario affinché quest’ultimo, secondo criteri discrezionali più o meno ampi, compia operazioni su strumenti finanziari per valorizzare il patrimonio gestito;
• Il gestore è titolare di un potere dispositivo che gli consente di tradurre operativamente i consigli di investimento.

Criteri discretivi tra consulenza e gestione
• Il criterio discretivo tra i due servizi, secondo l’orientamento della giurisprudenza, è dato dal mandato conferito dal cliente all’intermediario e dalla discrezionalità con cui opera il secondo, elementi entrambi assenti nella concezione pura di consulenza in materia di investimenti in strumenti finanziari;
• Cass. 28 maggio 2007, n. 12479: «Invero il criterio decisivo a tal fine consiste nel verificare la sussistenza o meno di una autonoma decisione, da parte degli investitori, circa le diverse operazioni finanziarie intraprese e quindi, nell’ipotesi che tale elemento non ricorra, nell’accertare l’esistenza di un ampio e preventivo programma strategico di investimenti elaborati direttamente dal gestore, sulla base evidentemente di un pregresso conferimento di un incarico di carattere generale da parte del cliente»

Consulente e promotore
• Obiettivo del consulente finanziario non è quello di vendere gli strumenti finanziari di una determinata società bensì quello di consigliare il proprio cliente su quali prodotti finanziari, tra tutti quelli presenti sul mercato, effettuare il proprio investimento nel tentativo di massimizzare l’interesse patrimoniale;
• Il servizio espletato, diversamente da quello svolto dai promotori, non è strumentale al collocamento dei soli prodotti finanziari offerti da una società di cui il “consulente” ha rappresentanza;
• Il consulente indipendente non opera in virtù di un mandato dell’intermediario;
• Il consulente indipendente agisce senza vincoli di alcun tipo, instaurando un rapporto bilaterale e personalizzato con il cliente;
• Il consulente indipendente è pagato direttamente da colui che usufruisce del servizio nell’interesse del quale egli opera. Il suo compenso è assimilabile a quello di un qualsiasi libero professionista che richiede il pagamento del compenso dietro l’emissione di apposita parcella (da qui la dicitura fee-only) diversamente dai promotori finanziari che, invece, percepiscono un compenso dalla società che rappresentano in percentuale ai prodotti venduti.

Il contratto di consulenza finanziaria
• L’art. 23, comma 1, del TUF prevedeva che tutti i contratti relativi alla prestazione di servizi d’investimento e accessori, fossero redatti per iscritto a pena di nullità relativa; • La stessa norma demandava poi alla Consob, sentita la Banca d’Italia, il compito «di prevedere con regolamento che, per motivate ragioni tecniche o in ragione alla natura professionale dei contraenti, particolari tipi di contratto possano o debbano essere stipulati in altra forma».

Sulla forma del contratto di consulenza

• La Consob, dopo aver disposto in primo momento l’esonero dalla forma scritta per il contratto di consulenza finanziaria, ritornava sui
suoi passi ripristinando l’obbligo di tale forma (Delibera n. 12409 del 2000); • La necessità della forma scritta veniva esclusa soltanto nell’ipotesi in cui la controparte rientrasse tra le categorie di investitori professionali individuate dalla Consob (art. 31 Reg. 11522/98 e ss. modifiche);

Sulle regole per la fornitura del servizio di consulenza (pre MiFID)
– Art. 28 Reg. Consob 11522/98: prima della stipulazione del contratto di consulenza in materia di investimenti e dell’inizio della prestazione dei servizi gli intermediari dovevano chiedere all’investitore notizie circa la sua esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obbiettivi di investimento nonché la sua propensione al rischio.
– Art. 29 Reg. Consob 11522/98: gli intermediari autorizzati dovevano astenersi dall’effettuare (e quindi anche dal consigliare) con o per conto degli investitori operazioni non adeguate per tipologia, oggetto, frequenza o dimensione. Tuttavia, qualora avessero ricevuto da un investitore disposizioni relative ad un’operazione non adeguata, potevano comunque dar corso all’operazione dopo averlo
informato delle ragioni per cui non è opportuno procedere alla sua esecuzione.

Il servizio di consulenza finanziaria con l’avvento della MiFID
• L’art. 1, comma 5 – septies, del TUF definisce il servizio di consulenza in materia di investimenti come la “prestazione di raccomandazioni personalizzate a un cliente, dietro sua richiesta o per iniziativa dell’impresa di investimento riguardo una o più operazioni relative a strumenti finanziari”;
• La definizione introdotta nel nostro ordinamento recepisce quella di cui all’art. 4, par. 1, punto 4, della direttiva 2004/39/CE del 21 aprile 2004, meglio nota come direttiva Mifid (Market in Financial Instruments Directive).

Il concetto di “raccomandazioni personalizzate”
• Dall’esame della nozione di consulenza in materia di investimenti (art. 1, comma 5 septies) si evince che l’espletamento di questo
servizio implica la prestazione, ad un investitore, di raccomandazioni personalizzate riguardanti una o più operazioni relative ad un determinato strumento finanziario;

• Una raccomandazione è personalizzata quando è presentata come adatta per quel cliente o basata sulle sue caratteristiche personali. Ciò presuppone, da parte del consulente, una conoscenza approfondita del profilo finanziario dell’investitore e delle sue necessità di investimento; • Esula dalla raccomandazione personalizzata quella diffusa al pubblico mediante canali di distribuzione, vale a dire tramite strumenti a larga diffusione (per esempio, giornali, televisione, radio, Internet) (cfr. 79° considerando della direttiva 2006/73/CE).

L’oggetto della raccomandazione
• L’operazione oggetto della raccomandazione deve rientrare tra le seguenti categorie (cfr. art. 52 direttiva 2006/73/CE):
– comprare, vendere, sottoscrivere, scambiare, riscattare, detenere un determinato strumento finanziario o assumere garanzie nei confronti dell’emittente rispetto a tale strumento;
– esercitare o non esercitare qualsiasi diritto conferito da un determinato strumento finanziario a comprare, vendere, sottoscrivere, scambiare o riscattare uno strumento finanziario.


Inclusione della consulenza finanziaria tra i servizi di investimento “principali”

• Il servizio di consulenza in materia di investimenti, è stato incluso tra i servizi di investimento per l’esercizio dei quali è necessaria apposita autorizzazione amministrativa;
• Considerando n. 3 della Direttiva 2004/39/CE : “Per via della sempre maggior dipendenza degli investitori dalle raccomandazioni
personalizzate
è opportuno includere la consulenza in materia di investimenti tra i servizi di investimento che richiedono un’autorizzazione”.
• L’art. 1, comma 5 del TUF stabilisce che: “Per “servizi e attività di investimento” si intendono i seguenti, quando hanno per oggetto strumenti finanziari:
– […]

– f) consulenza in materia di investimenti;
• La scelta di includere il servizio di consulenza tra i servizi di investimento non è nuova nel nostro ordinamento: la legge 2 gennaio 1991, n. 1 (c.d. legge S.I.M.) annoverava la consulenza in materia di valori mobiliari tra le attività di intermediazione mobiliare di esclusiva competenza di S.I.M. e Banche.


La consulenza come servizio principale

• Per effetto dell’attuazione della direttiva Mifid la consulenza finanziaria è oggi un servizio regolamentato per qualunque soggetto giuridico che intenda erogarlo;
• L’attività può essere prestata non solo dalle Banche e dalle imprese di investimento (art. 18 TUF), analogamente a quanto avviene per tutti gli altri servizi di investimento, ma anche da persone fisiche in possesso di determinati requisiti: i c.d. consulenti finanziari (art. 18 bis TUF).

Sulle regole per la fornitura del servizio di consulenza (post MiFID): il giudizio di adeguatezza
– L’art. 39 Reg. Consob 16190/07
stabilisce che al fine di raccomandare i servizi di investimento e gli strumenti finanziari adatti al cliente o potenziale cliente, nella prestazione dei servizi di consulenza in materia di investimenti o di gestione di portafoglio, gli intermediari ottengono dal cliente le informazioni necessarie in merito: alla conoscenza ed all’esperienza, alla situazione finanziaria, agli
obbiettivi di investimento;
Il servizio di consulenza non può avere ad oggetto operazioni ritenute inadeguate al profilo dell’investitore; – Qualora gli intermediari non ottengano dal cliente le informazioni “necessarie” per lo svolgimento del servizio di consulenza in materia di investimenti e di gestione di portafogli devono astenersi dalla prestazione di tali servizi.

… ancora sulle regole per la fornitura del servizio di consulenza post MiFID
• Sulla base delle informazioni ricevute dal cliente e tenuto conto della natura e delle caratteristiche del servizio fornito, gli intermediari devono valutare che la specifica operazione consigliata nell’ambito del servizio di consulenza o realizzata attraverso il servizio di gestione soddisfi le condizioni indicate dall’art. 40 del Regolamento e sia pertanto adeguata.
• In particolare, è previsto che la specifica operazione:
corrisponda agli obiettivi di investimento del cliente;
sia di natura tale che il cliente sia finanziariamente in grado di sopportare qualsiasi rischio connesso all’investimento, compatibilmente con i suoi obiettivi di investimento;
– sia di natura tale per cui il cliente possieda la necessaria esperienza e conoscenza per comprendere i rischi inerenti all’operazione o alla gestione del suo portafoglio.

La Consulenza “strumentale” nella disciplina post MiFID
• La consulenza in materia di investimento è attività che può essere svolta congiuntamente ad altri servizi di investimento.
L’art. 37, comma 2, lett. g) del Regolamento Consob n. 16190/2007 prevede espressamente che il contratto “indica se e con quali modalità e contenuti in connessione con il servizio di investimento può essere prestata la consulenza in materia di investimenti”.

Potenziali pratiche elusive del giudizio di adeguatezza
• Per evitare di effettuare l’oneroso giudizio di adeguatezza potrebbe accadere che l’intermediario (“polifunzionale”) formalizzi mediante
idonea attestazione, sottoscritta dal cliente, che l’operazione è riferibile allo svolgimento di servizi d’investimento diversi dalla consulenza (e dalla gestione) e che in ogni caso l’operazione non è adeguata per l’investitore oltre ad essere stata decisa autonomamente dall’interessato;
• In tale circostanza l’intermediario potrebbe mascherare l’effettuazione di attività in realtà riconducibile al servizio di consulenza finanziaria;
• In tal modo potrebbe accadere che il servizio di consulenza finanziaria venga prestata sistematicamente in via accessoria ad esempio al servizio di collocamento e si riferisca solo agli strumenti finanziari distribuiti dal medesimo intermediario che assume il ruolo di consulente e collocatore.

Consulenza e gestione: rimedi apportati dalla MiFID
• Il rischio che la prestazione di una consulenza possa sconfinare nel servizio di gestione portafogli trova adesso un argine nella formulazione dell’art. 18 bis TUF, il quale prevede che il consulente finanziario presti il proprio servizio senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti.

Sulla forma del contratto di consulenza finanziaria dopo la MiFID
• Sulla base dell’art. 23 TUF e dell’art. 37 Reg. Consob 16190/07 non è più prevista la forma scritta per il contratto di consulenza
finanziaria:

– Art. 23 TUF “i contratti relativi alla prestazione dei servizi di investimento, escluso il servizio di cui all’articolo 1, comma 5, lettera f), e, se previsto, i contratti relativi alla prestazione dei servizi accessori sono redatti per iscritto”.
– art. 37 Reg. 16190/07 “Gli intermediari forniscono a clienti al dettaglio i propri servizi di investimento, diversi dalla consulenza in materia di investimenti, sulla base di un apposito contratto scritto”.

Le ragioni di una disciplina per l’attività del consulente finanziario
• La previgente disciplina lasciava gli investitori esposti a tutti i rischi connessi all’assenza di norme idonee a delimitare l’attività svolta dai consulenti finanziari non intermediari;
• Nonostante una maggiore diffusione delle informazioni e della cultura finanziaria, la complessità dei prodotti e servizi presenti sul mercato resta tale da non consentire all’investitore di avere piena e completa conoscenza dei rischi e delle opportunità ad essi collegati;
• Ne è conseguito, soprattutto nel recente passato, il compimento di operazioni di investimento che si sono spesso rivelate improduttive se non addirittura dannose;
• La ricerca di trasparenza e chiarezza da parte dei risparmiatori traditi induce ad avvalersi di consulenti capaci di fornire un servizio obiettivo e professionale che come tale può essere solo un servizio prestato da soggetti indipendenti ma in ogni caso sottoposti a precise regole di condotta.

Il Consulente indipendente
La direttiva MiFID aveva previsto un regime particolare in materia di adeguatezza patrimoniale per le imprese che intendessero esercitare in maniera esclusiva il servizio di consulenza finanziaria (art. 67, par. 3):
un capitale iniziale di 50.000 € ; oppure
sottoscrivono un’assicurazione della responsabilità civile professionale contro la responsabilità derivante da negligenza professionale, che assicuri una copertura di almeno 1.000.000 € per ciascuna richiesta di indennizzo e di 1.500.000 € all’anno per l’importo totale delle richieste di indennizzo; oppure
dispongono di una combinazione di capitale iniziale e di assicurazione della responsabilità civile professionale in una forma che comporti un livello di copertura equivalente a quella di cui alla lettera a) o alla lettera b).

… ancora sul “Consulente indipendente”
• La ratio di tale trattamento speciale veniva indicata nel fatto che questi soggetti non pongono rischi di controparte o rischi sistemici agli altri partecipanti al mercato, e i clienti non corrono il pericolo di una perdita diretta di fondi o titoli quando trattano con questo tipo di consulenti.
• L’unico rischio creato dalla loro attività è il rischio giuridico/operativo che potrebbe determinarsi in caso di mancato rispetto dell’obbligo di agire con la dovuta diligenza nel prestare consulenza a propri clienti
• Questi ultimi soggetti (cosiddetti “consulenti indipendenti”) operando come imprese d’investimento monofunzionali e non essendo coinvolti nel processo di vendita di strumenti o prodotti finanziari sono senz’altro meno permeabili da eventuali conflitti d’interesse (cfr. Relazione accompagnatoria alla “Proposta di Direttiva sui servizi d’investimento”).

L’implementazione della MiFID: i soggetti che possono fornire il servizio di consulenza finanziaria (art. 18 TUF)
• Comma 1: L’esercizio professionale nei confronti del pubblico dei servizi e delle attività di investimento è riservato alle imprese di investimento e alle banche.
• Comma 2: Le SGR possono prestare professionalmente nei confronti del pubblico i servizi previsti dall’articolo 1, comma 5, lettere d) ed f) (consulenza finanziaria). Le società di gestione armonizzate possono prestare professionalmente nei confronti del pubblico i servizi previsti dall’articolo 1, comma 5, lettere d) ed f) (consulenza finanziaria), qualora autorizzate nello Stato membro d’origine.

L’art. 18 bis TUF: il consulente finanziario
• Comma 1: “La riserva di attività di cui all’articolo 18 non pregiudica la possibilità per le persone fisiche, in possesso dei requisiti di professionalità, onorabilità, indipendenza e patrimoniali stabiliti con regolamento adottato dal Ministro dell’economia e delle finanze,
sentite la Banca d’Italia e la Consob, di prestare la consulenza in materia di investimenti, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti”.
• Allo stato, pertanto, non sono ammesse a fornire il servizio di consulenza finanziaria le persone giuridiche come le S.p.A. (non S.I.M.) e le S.r.l.

… ancora sull’art. 18 bis TUF
• Tale norma prevede l’emanazione di apposito regolamento del M.E.F. che stabilisca i requisiti di professionalità, onorabilità, indipendenza e patrimoniali dei consulenti;
Istituisce l’albo dei consulenti finanziari (allo stato solo persone fisiche);
• Attribuisce ad apposito organismo, avente forma di associazione, con autonomia statutaria e organizzativa, la funzione di tenuta dell’albo oltre che incarichi di vigilanza e di controllo sulle violazioni delle regole di condotta;
• Attribuisce alla Consob il compito di determinare i principi e i criteri per la formazione dell’albo, nonché le modalità di iscrizione, le cause di incompatibilità, di sospensione, di radiazione e di riammissione, le regole di condotta dei consulenti nonché le modalità di aggiornamento professionale;
• Dispone che le decisioni di sospensione o radiazione dall’albo siano impugnabili mediante ricorso alla Consob (le cui delibere sono opponibili innanzi alla Corte d’appello).


L’avvento dell’art. 18 ter TUF

• Il Senato ha accettato la modifica volta a porre rimedio ad un errore commesso nel recepire la MiFID, garantendo così alle società di consulenza finanziaria la possibilità di continuare a svolgere la loro attività.
• L’emendamento approvato dal Senato introduce l’articolo 18 ter sulle società di consulenza finanziaria il quale prevede che: “a decorrere dal 1° ottobre 2009 la riserva di attività di cui all’articolo 18, non pregiudica la possibilità per le società costituite in forma di società per azioni o società a responsabilità limitata, in possesso dei requisiti patrimoniali e di indipendenza stabiliti con regolamento adottato dal Ministro dell’economia e delle finanze, sentite la Banca d’Italia e la CONSOB, di prestare la consulenza in materia di investimenti, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti“.

Il Decreto M.E.F. 24 dicembre 2008 n. 206/2008
• L’iscrizione all’Albo dei consulenti viene condizionata al possesso di requisiti di professionalità e onorabilità (artt. 2,4)
• Sarà altresì necessaria la sottoscrizione di un’assicurazione a copertura della responsabilità civile per i danni derivanti da negligenza professionale (almeno € 1.000.000,00= per ogni richiesta di indennizzo e di € 1.500.000,00= all’anno per l’importo totale delle richieste di indennizzo, cfr. art. 6);
• Non possono essere iscritti all’Albo i soggetti che intrattengono, direttamente, indirettamente o per conto di terzi, rapporti di natura
patrimoniale o professionale o di altra natura, compresa quella familiare, con emittenti e intermediari, con società loro controllate, controllanti o sottoposte a comune controllo, con l’azionista o il gruppo di azionisti che controllano tali società, o con amministratori o dirigenti di tali società, se tali rapporti possono condizionare l’indipendenza di giudizio nella prestazione della consulenza in materia di investimenti (art. 5);
• Per la prestazione di consulenza in materia di investimenti gli iscritti all’Albo non possono percepire alcuna forma di beneficio da soggetti diversi dal cliente al quale è reso il servizio (art. 5).
• Vengono altresì disciplinate una serie di situazioni impeditive (art. 3).

Considerazioni conclusive
In definitiva il servizio di consulenza finanziaria viene prestato:
• Sia da soggetti polifunzionali che esercitano il servizio di consulenza finanziaria assieme ad uno o più servizi d’investimento;
• Sia da altri soggetti che esercitano in via esclusiva il servizio di consulenza finanziaria (cc.dd. consulenti indipendenti)

Consulenza fornita dai soggetti polifunzionali
– Nelle imprese polifunzionali, la consulenza finanziaria viene prestata da un soggetto coinvolto anche nel processo di vendita di servizi
e prodotti finanziari e che di conseguenza si trova in una situazione di conflitto d’interesse.
– Forte potrebbe essere la tentazione di limitare l’area delle “raccomandazioni” ai prodotti “della casa”.
– Un ruolo fondamentale giocheranno a tal riguardo regole di condotta predisposte dalla MiFID ed implementate nel nostro ordinamento.

Imprese monofunzionali (cc.dd. consulenti indipendenti)
• Operando come imprese d’investimento monofunzionali e non essendo coinvolte nel processo di vendita di strumenti o prodotti finanziari sono meno permeabili da eventuali conflitti d’interesse (pur non essendone del tutto immuni);
La prestazione professionale di questi soggetti si esaurisce con la formulazione delle raccomandazioni personalizzate in
questo modo, ossia restando estraneo dalla fase operativa, garantiscono un elevato grado di indipendenza rispetto agli investimenti consigliati;
• Proprio per l’indifferenza di tali soggetti dalla fase esecutiva degli ordini, al cliente è garantita l’inesistenza di limiti circa gli investimenti che potenzialmente gli possono venir consigliati;
• L’unica remunerazione percepita da questo tipo di consulente è quella pagata direttamente dal cliente
nel cui interesse il servizio è prestato.

Considerazioni conclusive
La regolamentazione del servizio di consulenza in materia di investimenti ad opera dei consulenti finanziari indipendenti dovrebbe rappresentare un passo avanti per i risparmiatori che, per effetto della nuova normativa, avranno la possibilità di avvalersi di una consulenza esperta, indipendente, più trasparente ed oggettiva sia in relazione ai costi che alle prospettive di guadagno.

Fonte: Assofinance

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