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UBS : La finanza fa i conti con il clima 

UBS: «La rilevanza degli investimenti sostenibili è destinata a crescere» Nel corso della storia il clima ha subito continui cambiamenti, ma quelli registrati nell’ultimo secolo sono in gran parte dovuti alle emissioni di gas serra e hanno subito un’accelerazione che, negli ultimi anni, ha sorpreso anche gli scienziati più pessimisti. 

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Di Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia 


Di pari passo sono aumentate la frequenza e l’intensità dei disastri naturali. Solo nel 2020 le calamità naturali collegate ai cambiamenti climatici hanno presentato un conto da 268 miliardi di dollari e anno dopo anno sono in continuo aumento. 

Anche il settore finanziario è direttamente esposto a questi rischi, che vengono ora presi molto seriamente. Il Financial Stability Board conduce numerosi approfondimenti sugli impatti derivanti dai cambiamenti climatici e stima che, in assenza di nuove misure, il rialzo delle temperature potrebbe creare perdite per il settore tra i 4 e i 14 mila miliardi di dollari.

Ma i danni derivanti da inquinamento e cambiamenti climatici vanno oltre l’ambiente e impattano direttamente la salute e la società. L’inquinamento atmosferico è già la quarta causa di morte a livello globale e l’innalzamento delle temperature costituisce un’ulteriore minaccia per la salute, oltre a causare migrazioni di massa. 

Pochi giorni fa il Governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco ha riassunto in poche parole le principali minacce alla nostra società: «i cambiamenti climatici e la pandemia (COVID-19) sono i problemi globali più importanti dei nostri tempi».

Occorre infatti considerare anche la dimensione ambientale della pandemia che stiamo vivendo, o meglio, delle pandemie ed epidemie di questo secolo. Sono passati poco più di cent’anni dalla celebre influenza spagnola, che venne seguita da altre epidemie tra gli anni ’50 e gli anni ’80: influenza asiatica, russa e di Hong Kong. Non si può non notare come la frequenza di nuove epidemie sia in continuo aumento, poiché solo dall’inizio del secolo si sono registrate tra le altre COVID-19, SARS, MERS, influenza suina H1N1 e influenza aviaria H5N1. 

Gli scienziati sono concordi nell’indicare come alcuni fattori ambientali favoriscano la diffusione di nuovi virus: il riscaldamento globale, che spinge alla migrazione contribuendo alla diffusione dei virus; l’aumento della popolazione, che secondo l’ONU è destinata a triplicare in un solo secolo (tra il 1950 e il 2050); e la deforestazione, che costringe diverse specie animali a condividere spazi sempre più ridotti, favorendo di conseguenza le mutazioni dei virus. Secondo uno studio del 2015, infatti, nel giro di alcuni secoli il numero di alberi al mondo si è dimezzato.

Lo scenario è difficile e impone un’inversione di rotta nel consumo di risorse e nel rapporto con l’ambiente. Non è un caso che i governi rispondano alla crisi economica originata dal COVID-19 con piani fiscali ampi che nelle economie avanzate hanno come principale propulsore la conversione verde dell’economia, l’annullamento delle emissioni di CO2 e la riduzione dell’impronta ambientale. L’Italia destinerà, ad esempio, 70 miliardi di euro provenienti dal Recovery Fund alla transizione verde. 

Le società più virtuose e che operano per ricercare soluzioni ai problemi ambientali, in primis emissioni e cambiamento climatico, si troveranno sempre più favorite dalle barriere all’entrata create da una regolamentazione più stringente, investimenti e contributi pubblici senza precedenti, oltre a una crescente sensibilità dei consumatori – soprattutto tra le nuove generazioni.

Inoltre, questa trasformazione richiederà investimenti e nuove infrastrutture che contribuiranno a una crescita duratura. In qualche modo ciò cambierà anche il rapporto tra Stato e privati: dopo diversi decenni nei quali il peso degli Stati sull’economia è progressivamente diminuito, nel futuro vedremo sempre più partnership tra privato e pubblico destinate a costruire nuove infrastrutture e sviluppare tecnologie innovative necessarie ad affrontare queste sfide. 

L’innovazione rappresenta infatti una strada obbligata per perseguire la transizione verde. Il progresso tecnologico, per esempio, ha consentito di ridurre i costi dell’energia solare, eolica e delle batterie. In alcuni mercati, le energie rinnovabili sono così diventate il mezzo più economico per produrre elettricità e, quasi ovunque, continueranno a esprimere tassi di crescita multipli rispetto a quelli generati dalle fonti fossili.

Non è un caso che, nell’ultimo anno, il mercato si sia concentrato sempre più sull’opportunità scaturita dall’incontro tra innovazione e sostenibilità. L’energia pulita, per esempio, ha beneficiato di un crescente interesse sui mercati finanziari, che si è riflesso in un andamento sostanzialmente migliore rispetto a quello dell’industria tradizionale. 

È molto probabile, quindi, che ingenti flussi monetari continuino a muoversi verso le società più sostenibili e virtuose ed è possibile che questa tendenza influenzi l’accesso al mercato dei capitali, la capacità di alcune aziende di finanziarsi a tassi più vantaggiosi e, non ultimo, le valutazioni.

Occorre anche ricordare che investire in modo sostenibile ha un impatto tangibile, poiché accresce la pressione sulle aziende a diventare più trasparenti e responsabili. Ritengo che a lungo termine ciò avrà ricadute positive e già oggi condiziona l’atteggiamento delle società rispetto a problemi gravi come i cambiamenti climatici. 

La rilevanza degli investimenti sostenibili è quindi destinata a crescere, sospinta da molteplici fattori: l’emergenza ambientale, le politiche dei governi e la crescente sensibilità di consumatori e investitori. Per tutte queste ragioni, sempre più istituzioni e investitori privati orienteranno le proprie scelte e i propri portafogli verso la sostenibilità.

Fonte: AdvisorWorld.it

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