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UBI Pramerica: più luci che ombre sul futuro di Piazza Affari

I recenti dati macro, con le ultime rilevazioni ISTAT che mostrano un’accelerazione del PIL e un rallentamento dell’inflazione,………


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A cura di Elisabetta Rossi – Head of Equity di UBI Pramerica SGR


suggeriscono che l’economia italiana presenta un quadro in miglioramento rispetto al recente passato, con crescita del PIL in accelerazione nel secondo trimestre a +0,4% Q/Q e +1,5% Y/Y supportato da trend di fiducia di imprese e consumatori piuttosto forti. I dati di questa estate sembrano supportare ulteriormente questo trend positivo.  Si tratta di importanti segnali che, se confermati nel prossimo futuro, dovrebbero supportare gli utili aziendali e di conseguenza una buona performance del mercato azionario; quest’ultimo è infatti ancora distante dai livelli pre-crisi e presenta valutazioni attraenti quantomeno in termini relativi, a sconto sia rispetto alla mediana storica che al mercato di eurozona: tratta infatti a 13X 12 mesi forward p/e rispetto ad una mediana a 10 anni di 11X e al multiplo di Eurozona di 14X.

Guardando alla Borsa Italiana, le condizioni complessive permangono al momento favorevoli all’investimento in azioni dato il basso livello dei tassi di interesse e un contesto macro di supporto. Ci sono comunque fattori che inducono alla cautela: le incertezze di politica monetaria, con la BCE attesa annunciare una decisione sul futuro “tapering” in ottobre; un quadro politico italiano confuso (potremmo assistere a breve al ritorno di focus sulle future elezioni); un contesto geopolitico non straordinario, soprattutto per le tensioni con la Corea del Nord; una revisione di stime positiva recente, ma con possibili tagli futuri per effetto dell’impatto negativo connesso al rafforzamento di euro contro dollaro.

I settori per i quali le valutazioni sono più attraenti al momento sono quelli più legati al trend di recupero dell’economia domestica, come le banche (che hanno anche un peso molto rilevante per l’indice di mercato). A tal proposito manteniamo ancora un certo scetticismo sulla redditività prospettica del settore, impattata negativamente da tassi di interesse molto bassi (e destinati a rimanere tali a lungo; euribor di fatto non si è mosso…), elevato stock di crediti deteriorati e quadro regolamentare ancora incerto. Per queste ragioni rimaniamo in sottopeso del settore, pur avendone ridotto l’entità (dopo un pluriennale marcato sottopeso) in considerazione del migliorato quadro macro e micro.

Ricordo che il nostro approccio di selezione dei titoli rimane di tipo fondamentale, bottom up, volto a selezionare società leader di mercato, capaci di generare molta cassa, con basso livello di indebitamento e con elevata prevedibilità (e bassa erraticità) di utili/flussi di cassa, che siano sottovalutate rispetto al loro valore intrinseco. Siamo orientati pertanto alla selezione delle singole realtà aziendali, più che a ragionare in termini settoriali o di stile. Tale selezione ci porta attualmente ad avere un sovrappeso di petroliferi e industriali ed un sottopeso di utilities e banche.

 

Fonte: AdvisorWorld.it

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