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Tassazione Forex – la guida definitiva

MONDO 1

Con la risoluzione numero 102/E dell’Agenzia delle Entrate, probabilmente si chiarisce una volta per tutte quello che è l’argomento della tassazione delle plusvalenze generate dal trading sulle valute…..


Questo  articolo  esprime il pensiero dell’Autore e non rappresenta necessariamente  la politica editoriale di TrendandTrading.it che si mantiene indipendente e autonomo.


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Tornando a poco più di un anno fa, si era assistito al rilascio della risoluzione numero 67/E del 6 luglio 2010, dove le plusvalenze generate nel mercato Forex, venivano assoggettate all’articolo 67 comma 1 lettera c-quinquies del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR).

Numerose erano state le proteste, sia per la comunque poca chiarezza, sia per la dunque presunta impossibilità di avere plusvalenza al netto delle minusvalenze. Si rischiava dunque di pagare imposte anche in caso di una perdita complessiva a fine anno a fronte però di qualche operazione finita in modo positivo.

Ora con questa nuova risoluzione (102/E), si chiarisce in modo inequivocabile come la plusvalenza generata dal trading sul Forex debba rientrare a tutti gli effetti nella categora della plusvalenza da strumento derivato.

Parole testuali rilascaite dall’Agenzia delle entrate:
…occorre tener presente che l’articolo 9, comma 7, del decreto legislativo 3 agosto 2010, n. 141 è successivamente intervenuto modificando l’articolo 1, comma 4, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF).” (preciso che il Dlgs citato è in data 13 e non 3 come riportato)

Tale decreto porta la seguente modifica per l’articolo citato:
L’articolo 1, comma 4, del decreto legislativo 24 febbraio 1998 n. 58 e’ sostituito dal seguente:  «4. I mezzi di pagamento non sono strumenti finanziari. Sono strumenti finanziari ed, in particolare, contratti finanziari differenziali, i contratti di acquisto e vendita di valuta, estranei a transazioni commerciali e regolati per differenza, anche mediante operazioni di rinnovo automatico (c.d. “roll-over”). Sono altresì strumenti finanziari le ulteriori operazioni su valute individuate ai sensi dell’articolo 18, comma 5.».

Dunque, tutte queste modifiche indicano semplicemente come i contratti di acquisto e vendita di valute siano da considerare “contratti finanziari differenziali” i quali ai sensi del testo unico (TUF) sono considerati strumenti derivati.
Detto questo i contratti in esame devono essere ricondotti all’articolo 67 comma 1 lettera c-quater del TUIR.

Sempre citando la risoluzione:
“…i cui redditi, se percepiti da parte di un soggetto persona fisica, non esercente attività d’impresa, sono soggetti ad imposta sostitutiva a norma dell’articolo 5 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461. Ai sensi dell’articolo 68, comma 8, del TUIR, i suddetti redditi sono costituiti dal risultato che si ottiene facendo la somma algebrica dei differenziali positivi o negativi nonché degli altri proventi od oneri, percepiti o sostenuti, in relazione a ciascuno dei rapporti.

Direi che finalmente si ha una regolamentazione chiara di un mercato troppo spesso rimasto ingiustamente in un limbo che ha fomentato miti e leggende sulla possibilità di non pagare imposte allo stato. Con questo ultimo aggiornamento si è altresì giunti a un giudizio a mio parere più equo per quelle che sono le imposte sulle reali plusvalenze da trading.


Autore: Martino Bonanomi

Fonte: IFAWorld – Analisitecnica.com

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