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Settimana pesante per i listini finanziari

Settimana pesante per i listini finanziari e per i mercati in generale, con pesanti vendite su euro e con gli investitori che corrono a coprirsi dal rischio acquistando dollaro USA e Yen. I continui e.….

 persistenti timori su la situazione della Grecia (in parte mitigati dalla notizia che la Commissione Europea ha approvato il piano di risanamento fiscale proposto dal paese ellenico), alla quale si sono aggiunti pesanti dubbi sulla sostenibilità del debito sovrano per altri paesi periferici dell’area euro (Irlanda, Portogallo ma soprattutto Spagna), hanno fatto precipitare la moneta unica dall’1.39 contro il dollaro USA fino a soglia 1.363 venerdì sera: ancora più violento il ritracciamento dell’euro contro lo yen, che giovedì è scivolato in poco più di un’ora da area 125 sino a sfiorare soglia 121,5.

Dati positivi per il dollaro USA, che oltre ad avanzare per fattori esterni, trova forza nel proprio mercato interno: sale la stima degli occupati ADP migliore del previsto, e anche l’indice ISM manifatturiero registra a gennaio un deciso aumento a 58.4 dal precedente valore rivisto al ribasso a 55.9. La disoccupazione cala al 9.7%, anche se a gennaio sono stati bruciati 20000 posti di lavoro negli USA.  A livello di banche centrali, la BCE ha confermato i tassi di riferimento al minimo storico di 1%, e anche dalla conferenza stampa di Trichet, per quanto non siano emerse novità sulla politica monetaria, sono implicitamente emersi spunti ribassisti per la moneta unica, per il semplice fatto che il presidente della BCE ha “dovuto” toccare i temi del deterioramento dei conti pubblici in alcuni Paesi dell’area e del funzionamento del sistema del credito.

Nessuna sorpresa sui tassi, fermi a 0,50%, anche dall’esito dell’incontro della Bank of England: nessuna novità neanche sul programma APF, per il quale non sono stati stanziati nuovi fondi. Annunciata però la disponibilità a re-integrare il programma in futuro qualora si rendesse necessario. Diversamente dalle ultime due volte, dal comunicato sono emerse indicazioni molto importanti. La BoE riconosce infatti, molto più chiaramente di quanto abbia fatto da almeno un paio di trimestri, che la ripresa è debole/lenta e addirittura che il recente recupero dei consumi potrebbe essere stato agevolato da fattori temporanei: le aspettative di ripresa futura sono fondate sull’ipotesi di ripresa globale con conseguente aumento del contributo positivo delle esportazioni alla crescita.

Ma considerando l’importanza che l’area euro riveste come destinataria delle esportazioni britanniche (dichiarazione esplicitamente espressa di recente dal governatore M. King), una simile ipotesi appare debole.?Preoccupano invece, ed è la prima volta che questo viene detto, il carattere restrittivo delle condizioni del credito, e la necessità di attuare una restrizione fiscale per risanare i conti pubblici. Dal lato macro, il PMI dei servizi lascia delusi gli analisti, scendendo a gennaio a 54.5 dal valore precedente di dicembre a 56.5 (consensus a 56.8), mentre migliori del previsto sono risultati i dati su credito al consumo e PMI manifatturiero, salito a gennaio a 56.7 dal precedente a 54.6 (rivisto al rialzo). Stand-by anche per la banca centrale australiana, che in controtendenza aveva cominciato ad alzare i tassi: questo è stato interpretato come un segnale che anche le altre principali banche centrali potrebbero rinviare l’avvio del ciclo di restrizione monetaria.

 

Dal Calendario

Ora

Naz

Dato

Prev.

Prec.

Importanza

07:45:44

CHF Unemployment Rate (JAN)

4.6%

4.4%

2  Stars

14:15:00

CAD Housing Starts (JAN)

180.0K

177.8K

2  Stars

9:15:00

CHF Retail Sales (Real) (YoY) (DEC)

-0.1%

2  Stars

 


L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa
e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.

Analisi Daily

a cura di: Cfx Intermediazioni

Fonte: Cfx Intermediazioni.com

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