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Settimana di generalizzati ribassi per i listini azionari

Settimana di generalizzati ribassi per i listini azionari sulla scia di una serie di dati macro deludenti per i principali paesi, che alimentano di nuovo i timori sulla forza del ciclo economico e per il declassamento delle 4 principali banche greche ad un rating di ‘BBB’ da parte dell’agenzia Fitch, che hanno rinfocolato una certa avversione al rischio. Nessuna sostanziale novità per la situazione di crisi…


 finanziaria di Atene, con la Commissione UE che ha smentito quanto riportato da organi di stampa tedeschi secondo cui la Zona Euro potrebbe aiutare la Grecia con EUR20-25 mld, sottolineando che un progetto di questo tipo non esiste: “non c’è un piano di questo tipo perché la Grecia non ha richiesto un solo euro di aiuto finanziario”. Sulla Grecia hanno pesato anche le dichiarazioni dell’agenzia Moody’s il quale ha affermato che ogni deviazione del governo di Atene dall’annunciato piano di risanamento fiscale si tradurrà in un taglio di rating del Paese, mentre se il governo darà segnali di realizzare quanto promesso, il rating e l’outlook greci potrebbero stabilizzarsi.

Da ricordare come sul finire della scorsa settimana la Federal Reserve abbia a sorpresa annunciato a mercati chiusi il rialzo del tasso di sconto (il tasso che devono pagare le banche per ottenere prestiti dalla Fed) di 25 bp allo 0,75%; questo aumento, il primo dall’inizio della crisi dei subprime, riporta così a 50 bp il differenziale tra i fed fund ed il tasso di sconto.

Si tratta quindi di un provvedimento volutamente deciso al di fuori dei consueti meeting per rimarcare che non si tratta di una manovra di politica monetaria ma di un provvedimento riguardante la gestione della liquidità in eccesso. Tutto questo però non ha convinto gli investitori che hanno chiuso tutte le proprie posizioni sulle valute ad alto rendimento prediligendo le valute rifugio: prime fra tutte dollaro e yen. L’aumento dell’avversione al rischio ha appesantito l’Euro che ha toccato minimi contro dollaro che non si vedevano da 9 mesi a questa parte, ma soprattutto contro Yen che ha toccato quota 119.60, livelli che non si registravano da un anno. Oltre alla manovra a sorpresa della FED, sono stati molteplici i fattori che hanno favorito l’aumento dell’avversione presso gli investitori sfavorendo l’Euro.

Dati macro deludenti, prima fra tutti l‘indice IFO in Germania, che a febbraio è sceso a sorpresa a 95,2 pts dai 95,8 di gennaio, mentre negli Stati Uniti è crollato a sorpresa l’indice sulla fiducia dei consumatori elaborato dal Conferenze Board, che a febbraio è sceso a 46 pts rispetto ai 56,5 di gennaio (55 il consenso di mercato) e i prezzi delle case (a dicembre) nelle 20 principali aree metropolitane rilevati dall’indice S&P Case/Shiller che ha segnato un calo del 3,1% su base annua (-5,3% a novembre). L’unica nota positiva proveniente dai dati macro risulta essere la seconda stima del PIL del 4° trimestre uscito venerdì che ha rivisto al rialzo le prospettive di crescita economica per gli Stati Uniti, registrando un inatteso +5.9%(consensus al 5.6%). Ad alimentare la sfiducia sul mercato anche le dichiarazioni del fondo monetario internazionale il quale ha affermato che le condizioni economiche nella maggior parte delle economie mondiali sono ancora troppo deboli per pensare di rimuovere le misure di sostegno già quest’anno, aggiungendo che, nonostante la recente ripresa della crescita, non c’è abbastanza evidenza che la domanda privata si possa sostenere da sé. Infine in Usa, Bernanke nella sua testimonianza al Congresso ha sottolineato che il mercato del lavoro debole e la bassa inflazione probabilmente consentiranno alla banca centrale di mantenere i tassi di interesse a livelli molto bassi per lungo tempo. Bernanke, nella presentazione del Monetary Policy Report alla Camera ha ribadito che le prospettive congiunturali di una ripresa appena iniziata giustificano il mantenimento di tassi eccezionalmente bassi per un periodo esteso, in linea con il testo del comunicato stampa.

Per ora si osserva qualche segnale di stabilizzazione del mercato del lavoro, con calo di occupati in moderazione e aumento della domanda per lavoratori temporanei, ma le prospettive sono ancora di debolezza e preoccupa, soprattutto, il forte aumento dei disoccupati a lungo termine. Bernanke ha anche indicato che nonostante il miglioramento delle condizioni finanziarie, la dinamica dei prestiti resta negativa, per via di restrizione dal lato dell’offerta e di debolezza dal lato della domanda. Quando la ripresa si sarà consolidata, “a un certo punto” la politica monetaria dovrà diventare restrittiva e la Fed ha gli strumenti necessari per stringere le condizioni monetarie “al momento appropriato”. Tuttavia Il testo dell’audizione non modifica le informazioni già diffuse con il testo preparato due settimane fa e con i verbali del FOMC di gennaio.

Principali tassi di cambio:

Euro – Dollaro

L’euro si è mantenuto debole per tutta la settimana contro la valuta americana toccando livelli che non si registravano dallo scorso maggio. La valuta unica è stata fortemente penalizzata dalla mossa a sorpresa della Fed, non tanto per la mossa in sé, in qualche modo già recentemente preannunciata, quanto per il momento in cui è stata fatta. Il cambio è precipitato immediatamente e nel giro di poche ore da 1,3616 a 1,3442 EUR/USD. In area 1,34 è molto al di sotto del livello tecnico cruciale di 1,3565. Se il nuovo supporto a 1.3442 dovesse essere sfondato con forza nei prossimi giorni si aprirebbe il fronte ribassista che condurrebbe verso 1,3000 con primo obiettivo ribassista importante a 1,3256. Ad indebolire ulteriormente la moneta unica ci ha pensato l’accentuarsi di una certa avversione al rischio a livello internazionale. Infatti a perdere colpi sono state in particolare le valute a più alto rendimento. Il trend continua ad essere ribassista anche se le nuove proiezioni dell’UE sulla crescita 2010 nell’area euro ha agevolato la “non rottura” dei minimi e, un’eventuale rottura della resistenza a quota 1.3690-1.3700, potrebbe stabilizzare il cambio con prossimo target a 1.3825.

CFX Intermediazioni

0
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

1.3255

1.0

Resistenze

1.3700

1.0


Dollaro – Yen

Ampio recupero dello yen da 91 a 89 USD/JPY. Nonostante il successo dell’ offerta dei cosiddetti Toshin Funds che consentono agli investitori giapponesi di investire all’estero verso assets in valute a più alto rendimento, sulla divisa nipponica ha pesato di più l’aumento dell’avversione al rischio, che ha penalizzato anche le valute ad alto rendimento. La rottura del supporto a 89 ha proiettato la valuta giapponese sul finire di settimana al nuovo minimo di 88.70 Con il ridimensionarsi della risk aversion dovrebbe però andar prevalendo l’evoluzione dei differenziali di tasso/rendimento a sfavore dello yen. Il vice-governatore BoJ Yamaguchi ha infatti espresso pronta disponibilità ad adottare ulteriori misure espansive per combattere la deflazione. Prevedibile un deprezzamento della valuta nipponica con primo target a 89.75-90.30 e successivamente a 92 USD/JPY

CFX Intermediazioni

1
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

88.70

87.0

Resistenze

89.75

92.0


Euro – Yen

L’aumento dell’avversione al rischio registrato in questa settimana ha sfavorito soprattutto la valuta unica contro Yen che si è indebolita per tutto il corso della settimana toccando un minimo giovedì a quota 119.60, livello che non si registrava da oltre un anno. Se il sentiment dovesse rimanere pro-yen il canale ribassista che sta caratterizzando il cross, dovrebbe portare il cambio in area 118 prima e successivamente a 115. Tuttavia anche contro Euro vale lo stesso discorso fatto per il Dollaro: non appena si stabilizza almeno un po’ il quadro macro internazionale il probabile avvio di carry trades dovrebbe fare da driver per un’inversione ribassista della valuta nipponica con primo target a 122.60 e successivamente in area 125.

CFX Intermediazioni

2
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

118

115.0

Resistenze

122.60

125.0


Sterlina – Dollaro

Ampio calo anche della sterlina, da 1,5575 a 1,5350 prima fino a toccare il minimo d venerdì a 1.5150 GBP/USD. Il movimento è partito congiuntamente a quello dell’EUR/USD. Ma ad impedirle un lieve recupero, come è avvenuto per l’EUR/USD in chiusura di settimana, hanno contribuito sia le dichiarazioni del governatore BoE M. King che ha espresso disponibilità a riprendere le misure espansive di politica monetaria (APF) se necessario, sia le accresciute preoccupazioni in merito all’effettiva ripresa della crescita. Nelle nuove previsioni UE la previsione di crescita 2010 è stata sensibilmente rivista al ribasso da 0,9% a 0,6% a/a. Questo dovrebbe agevolare presumibilmente già nel breve ulteriore indebolimento verso 1,5000 e successivamente a 1.4860 GBP/USD. Target rialzisti posti a 1.5470 e successivamente a 1.5670.

CFX Intermediazioni

0
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

1.5000

Resistenze

1.5470


L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.

 

Analisi Weekly

a cura di: Cfx Intermediazioni

Fonte: Cfx Intermediazioni.com

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