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Settembre 2011: Sentiment dei mercati

MONDO 1

La fase di capitolazione sul mercato azionario dell’area euro – iniziata nell’ultima decade di luglio – ha riportato  alcuni indici e titoli verso i minimi del marzo 2009. Le rinnovate tensioni sul settore bancario e sui titoli del debito pubblico….


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dei Paesi periferici, in particolare quelli italiani, hanno fatto rivivere i giorni più tesi della crisi finanziaria seguita al fallimento di Lehman nel settembre 2008. La  migliore tenuta del mercato azionario americano (anch’esso fragile, comunque) non è sufficiente a modificare un quadro che rimane di fortissima avversione all’investimento di rischio, come confermato anche dal flight-to-quality verso il Treasury e, soprattutto, il Bund tedesco.  

Come indicato la scorsa riunione, […occorre prendere atto della scarsa “qualità” del rialzo borsistico successivo ai minimi del marzo 2009. Un semplice “bear market” rally, dovuto in buona parte all’abbondante liquidità immessa sul mercato dalla Fed con i due successivi round di easing quantitativo che avevano fornito agli operatori la “benzina” per spingere all’insù le quotazioni di azioni e commodities. Anche se la liquidità rimane abbondante è oramai evidente come il mercato non abbia  la forza per camminare con le proprie gambe, tanto che si inizia ad invocare un “Qe3”, un nuovo allentamento quantitativo, che però la Fed ha difficoltà “politiche” a concedere pena un acuirsi delle tensioni con la Cina e gli altri principali partner…].   

E ancora […lungi dall’essere fuoriusciti dalla crisi economica il mondo occidentale si trova ancora all’interno della crisi finanziaria iniziata oramai 4 anni orsono. Le soluzioni finora approntate per uscire dal guado sono state di tipo squisitamente “tecnico” mentre all’origine della crisi vi sono fattori di ordine culturale. Nell’ultimo decennio abbiamo assistito sempre più ad una “finanziarizzazione” dell’economia, un “capitalismo finanziario” la cui crescita – rivelatasi poi effimera – è stata gonfiata dal ricorso al debito e dalla leva finanziaria, introdotta anche per compensare gli effetti recessivi dell’invecchiamento demografico che affigge da anni i Paesi maturi. La nostra è la prima generazione della storia, infatti, che vede  un’inversione di tendenza nel rapporto tra popolazione anziana e popolazione in età lavorativa, con ovvi effetti negativi sui costi sanitari e sociali, sui consumi, sull’imposizione fiscale crescente che i governi  sono e saranno costretti ad adottare per sostenere un welfare sempre più vacillante.  L’assottigliarsi della classe media negli ultimi anni, non solo negli Usa, è andata di pari passo all’intensificarsi della concentrazione della ricchezza, contribuendo così a far crescere i rischi di instabilità sociale e minando le prospettive di una crescita “inclusiva”.  Sarà probabilmente necessario che la “formica” trasferisca qualcosa alla “cicala” – e che la cicala smetta di cantare – per evitare che entrambe finiscano male.
Fuor di metafora, contestualmente ad una profonda revisione del funzionamento della macchina pubblica ed alla liberalizzazione dell’economia, l’unica via di uscita dalla crisi che sia socialmente sostenibile richiederà probabilmente uno  spostamento di ricchezza dai creditori ai debitori, non solo all’interno degli Stati ma anche a  livello globale, magari attraverso un’inflazione moderata e tassi di interesse reali negativi, oltre a vari provvedimenti di “consolidamento” del debito. Il “prestatore di ultima istanza” purtroppo non sono le Banche Centrali, gli Stati salva-banche o  i fondi salva-Stati, ma i risparmiatori. Punire il risparmio ed incentivare l’indebitamento ed il  moral hazard è immorale e profondamente diseducativo, ma forse nell’immediato non ci sono alternative: misure di finanza pubblica straordinaria per abbattere il debito pubblico e rilanciare la crescita consentirebbero una prima stabilizzazione del sistema finanziario e quindi un possibile rilancio dell’economia.
Dopo anni di crescita a debito  l’austerità appare inevitabile. Da questa  impasse non si uscirà solo con politiche monetarie o fiscali. La perdita di competitività economica dei Paesi maturi rispetto ai Paesi giovani (emergenti ed emersi) peserà per lungo tempo sulle aspettative di crescita economica e conseguentemente sulle performance borsistiche dei nostri mercati.  È da 11 anni che le Borse occidentali distruggono ricchezza: dall’inizio del 2000 la capitalizzazione della Borsa Usa e dell’area euro si è circa dimezzata e l’Italia ha perso addirittura il 65%, peggio anche del Giappone, senza considerare l’inflazione.
Occorre prendere atto che siamo nel bel mezzo di un mercato orso “generazionale”, seguendo  una strada che è stata aperta dal Giappone – insieme all’Italia il Paese più vecchio del mondo – all’inizio degli anni ’90 e quindi in crisi economico-borsistica da oltre 20 anni. Non sarà un decennio facile.
Ciò sancisce la definitiva sconfitta delle strategie di investimento del tipo “buy&hold” come pure la pretesa di scegliere l’allocazione  dei risparmi in base all’individuazione di ipotetici “fair price”. Per gli anni a venire le performance verranno solo da un’asset tattica dinamica, focalizzata sulla gestione del rischio].  

All’interno del quadro strategico di persistente debolezza sopra indicato, da un punto di vista tattico le attese e le  speranze sono puntate sulla Riunione del Federal Open Market Committee del 20-21 settembre. Di fronte alla debolezza
strutturale dell’immobiliare, del settore finanziario, del mercato del lavoro – col rischio di un double-dip nell’economia e di un calo di consumi ed investimenti – la Fed certamente userà ogni arma in suo possesso per scongiurare il rischio di un avvitamento deflazionistico-recessivo “alla giapponese”. Sul mercato si vocifera di una  “operazione Twist”, volta ad appiattire la curva dei rendimenti vendendo scadenze a breve del debito con contestuale acquisto di scadenze a lungo, in modo da spingere verso l’indebitamento a lungo termine. Che poi tale misura serva davvero a far ripartire l’economia reale oppure diventi solo l’ennesima stampella per il settore finanziario e Wall Street lo vedremo solo in seguito. Se la ventennale esperienza giapponese di tassi bassi senza crescita può insegnare qualcosa, i dubbi sono legittimi.  

Nell’immediato, tuttavia, queste speranze – congiuntamente al salvagente di liquidità lanciato dalle principali Banche Centrali mondiali al sistema bancario dell’area euro in fibrillazione – “potrebbero” concedere un prolungamento della fase di tregua, anche se essere ottimisti risulta davvero arduo. Finché gli indici Usa stazionano sotto i picchi del 31 agosto il quadro tecnico rimane infatti debole, col rischio di ridiscesa verso i minimi del 9 agosto, la cui rottura provocherebbe una nuova ondata di vendite (un -10% da quei  livelli). Il rischio ribassista sarebbe scongiurato solo sopra i massimi del 31  agosto, che consentirebbe una risalita verso i livelli di fine luglio, eventualità comunque da sfruttare per alleggerire l’esposizione.  

A quanto detto bisogna aggiungere  un’ulteriore criticità: la crescente fragilità dell’area euro, con la netta sottoperformance rispetto agli Usa,  con le prime ripercussioni sul cambio, come conferma la recente discese dell’eurusd da 1,4600 a 1,3500 ed il crollo dei titoli bancari dell’area. È possibile una forte discesa della moneta unica nei mesi a venire, insieme a ulteriori tensioni sull’area euro – sistema bancario e titoli periferici, con gli indici, ad eccezione del Dax, in discesa verso i minimi del marzo 2009.  Dalla crisi in atto non si uscirà in breve tempo o senza forti sacrifici: manovre di finanza pubblica straordinaria (liquidazione  asset  pubblici + patrimoniale) per abbattere  il rapporto debito/Pil potranno rendersi necessarie in tempi molto brevi, come pure una profonda revisione dell’euro stesso (armonizzazione politiche fiscali, ecc.). Una diversificazione valutaria in cui  si riduce ulteriormente il peso
dell’euro appare quindi necessaria.   

Nell’insieme il contesto rimane decisamente sfavorevole all’investimento di rischio ed eventuali rimbalzi sarebbero  comunque un’occasione per alleggerire i portafogli più esposti.   

Anche se i Paesi emergenti risentiranno anch’essi delle conseguenze negative del peggioramento del quadro  nei mesi a venire, rimane opportuno continuare ad investire su di essi, con  la massima gradualità e diversificazione possibile, con formula del Piano di accumulo ed orizzonti di investimento da fondo pensione (10-20 anni).  


NASDAQ C. – DJIA – S&P 500  
NASDAQ COMPOSITE
(Cls 2622): dai picchi del 2 maggio a 2887,50, l’indice è ridisceso sui minimi del 16 marzo a ridosso di 2600 (il 16.06), per poi risalire verso i massimi di inizio maggio dove  sono riprese le vendite. La perforazione dell’area 2715/40 ha provocato un’accelerazione ribassista con la rottura dei minimi di metà marzo-metà giugno, con un panic-selling che ha infranto i minimi di metà novembre 2010 a 2500 (nuovo min. 2332 il 09.08; -19,3% dai max del 02.05). Dai minimi del 09.08 l’indice è risalito verso l’area 2500/50 per poi ridiscendere verso i minimi. La tenuta di 2300/30 ed il superamento di 2450/80 hanno spinto le quotazioni a un massimo a 2612 il 31.08. Le quotazioni sono quindi ridiscese velocemente a 2415, per poi riportarsi verso la resistenza in area 2600/15.  
Per le prossime settimane. Perdita di spinta sotto 2550 e rinnovata debolezza sotto 2500: le pressioni ribassiste riprenderebbero sotto 2415/35, per un nuovo  test dei minimi in area 2300/30, la cui tenuta è essenziale pena un deterioramento del quadro tecnico per i mesi a venire. Il superamento della resistenza in area 2600/15 (rottura da confermare) allontanerebbe il rischio di ripresa delle vendite, consentendo una prosecuzione del rimbalzo in atto verso l’area 2650/75 e quindi a testare la forte resistenza in area 2700/40, dove sono attese forti vendite. Finché l’indice rimane sotto 2700/40 l’impostazione per i prossimi mesi rimane debole.
Volatilità implicita Vxn: 29,36, in calo. La rottura della resistenza a 25, ad inizio agosto, e quindi dei picchi del 16 marzo a 32,46 ha determinato un’esplosione della volatilità con un nuovo massimo a 45,72 l’08.08 (non lontano dalla resistenza chiave costituita dai picchi del 21.05.2010 a 48,89). Nelle ultime settimane la volatilità ha avuto un andamento decisamente erratico sotto i massimi e al di sopra del supporto a 29,45: per un segnale distensivo occorre un calo ed una stabilizzazione sotto l’area 29,45-32,50. Un segnale chiaro di rasserenamento per le settimane a venire si avrebbe poi su discese sotto 28,50, con conferma sotto 26 (prematuro). Rinnovate tensioni sopra 38 e quindi 42, forti sopra 44,25-45,75, per un nuovo test del picco a 48,89, sopra cui (prematuro) si avrebbe un segnale decisamente negativo per i mesi a venire.
STRATEGIA esposizione: 200/200, alleggerita (50/200) a 2595 (area 2580-2610). Mantenere.       

DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE  (Cls 11509):  dal picco del 2 maggio a 12876, è iniziato un movimento correttivo con un minimo il 15.06 a 11863, seguito da un  risalita verso i massimi di inizio maggio, dove sono riprese le vendite. La perforazione del supporto in area 12200/300 ha provocato un’accelerazione ribassista con la rottura, in panic-selling, dei minimi di metà marzo a 11555, con una discesa sotto i minimi di novembre 2010 in area 10900-11100 (nuovo min. 10604 il 09.08; -17,7% dai max del 02.05). Dai minimi del 09.08 l’indice è risalito verso l’area 11500/550 per poi ridiscendere verso 10800. La tenuta di 10800 ed il superamento di 11250 hanno spinto le quotazioni a un massimo a 11717 il 01.09. Le quotazioni sono quindi ridiscese velocemente a 10825, per poi riportarsi verso 11500.
Per le prossime settimane. Rinnovata debolezza sotto 11000/140: le pressioni ribassiste riprenderebbero sotto 10800/825, per un nuovo  test dei minimi a 10600, la cui tenuta è essenziale pena un deterioramento del quadro tecnico per i mesi a venire. Il superamento di 11500 (da confermare) riproporrebbe il  test della resistenza a 11715, sopra cui si ridurrebbe il rischio di ripresa delle vendite, con possibili risalite verso l’area 11800/900 e quindi la forte  resistenza in area 12000/200, dove dovrebbe comunque esaurirsi il rimbalzo. Finché le quotazioni stazionano sotto 12000/200 l’impostazione per i prossimi mesi rimane debole.
STRATEGIA esposizione: 200/200, alleggerita (50/200) a 11708,5 (area 11700/11717). Mantenere.         

S&P’s 500 (Cls 1216): dai picchi del 2 maggio a 1370,58 è iniziata una correzione verso i minimi del 16 marzo a 1249, esauritasi nel minimo del 16 giugno a 1258. Il forte rimbalzo seguente ha riportato le quotazioni verso i massimi di inizio maggio, dove sono riprese le vendite. La perforazione del supporto in area 1295-1305 ha quindi provocato un’accelerazione ribassista al di sotto dei minimi di metà marzo-metà giugno in area 1250/60, con un panic-selling a rompere anche i minimi di novembre 2010 in area 1165-1200 (nuovo minimo 1102 il 09.08; -19,7% dai max del 02.05). Dai minimi del 09.08 l’indice è risalito verso l’area 1200/10 per poi ridiscendere verso 1120/35. La tenuta di 1120/35 ed il superamento di 1150/70 hanno spinto le quotazioni a un massimo a 1231 il 31.08; le quotazioni sono quindi ridiscese velocemente a 1136, per poi riportarsi verso 1200/10.    Per le prossime settimane. Rinnovata debolezza sotto 1155/70: le pressioni ribassiste riprenderebbero sotto 1120/35 per un nuovo test dei minimi del 09.08 a 1100, la   2/7cui tenuta è essenziale pena un deterioramento del quadro tecnico per i mesi a venire. Il superamento di 1200/10 (da confermare) riproporrebbe il  test della resistenza a 1230, sopra cui si ridurrebbe il rischio di ripresa delle vendite, con possibili risalite verso l’area 1260/75 e quindi la forte resistenza a 1300, dove sono attese forti vendite. Finché le quotazioni stazionano sotto 1300 l’impostazione per i prossimi mesi rimane debole.  Volatilità implicita Vix: 30,98. La rottura della resistenza a 26, ad inizio agosto, e quindi dei picchi del 16.03 a 31,28 ha determinato un’esplosione della volatilità con un nuovo max a 48 l’08.08, a ridosso della resistenza chiave costituita dai picchi del 21.05.2010 a 48,20. Nelle ultime  settimane la volatilità ha avuto un andamento decisamente erratico sotto i massimi e sopra il supporto a quota 30: per un segnale distensivo occorre un calo ed una stabilizzazione sotto l’area 30-31,30 (in fase di  test). Un segnale chiaro di rasserenamento per le settimane a venire si avrebbe poi su discese sotto 27,50, con conferma sotto 24,60 (prematuro), oltre ad una stabilizzazione del Vix sotto al Vxn. Rinnovate tensioni sopra 40-43,20, forti sopra 45,40 e quindi sopra 48 (prematuro).
STRATEGIA  esposizione: 250/200, invariata.  Possibili vendite (50/200)  sui prezzi correnti (area 1200/30).     


DJ EuroStoxx50 – FTSE/MIB  
DJ EUROSTOXX50 (Cls 2159):
dal massimo del 18 febbraio a 3077,24 una correzione porta a un minimo il 16 marzo a 2718, seguita da un rimbalzo verso l’area 3000/40 (max 3029,68 il 02.05). Dal picco del 2 maggio è iniziata una decisa correzione con nuovi minimo il 12 luglio a 2608; il rimbalzo seguente è rimasto sotto 2800 dove forti vendite hanno spinto l’indice al test di 2600, la cui rottura ha provocato un vero e proprio panic-selling con un minimo l’11.08 a 2077, al di sotto del supporto critico costituito dai minimi del luglio 2009 a 2260. Nelle settimane seguenti l’indice si è mosso sopra tale livello ed al di sotto di 2355. Nelle ultime settimane, la rottura dei minimi ha quindi provocato la ripresa delle vendite che hanno spinto l’indice al di sotto del supporto psicologico a quota 2000, con un nuovo minimo per l’anno a 1949 il 13.09 (-36,6% dai picchi del 18.02).     Per le prossime settimane. Dai minimi del 13.09 a ridosso di 1950 l’indice è risalito verso la resistenza in area 2200/20, il cui superamento è necessario per allentare le pressioni ribassiste e scongiurare nuove cadute.
Per le settimane a venire gli acquisti riprenderebbero comunque solo  sopra 2300/55 (poco probabile). Rinnovata debolezza sotto 2070 e ripresa delle pressioni ribassiste alla perforazione di 2015 per un nuovo  test dei minimi a 1949, sotto cui si avrebbe un ulteriore deterioramento del quadro tecnico per i mesi a venire, con obiettivo  i minimi del 9 marzo 2009 a 1765 (che se venissero rotti, prematuro, provocherebbero un  panic-selling  verso 1550-1600). Prosegue la netta sottoperformance rispetto agli Usa.  
STRATEGIA esposizione: 250/200, invariata. Incrementata (50/200) a 2180 (area 2165/95); alleggerita (50/200) a 2345 (area 2335/55). Possibili vendite (50/200) sui prezzi correnti (area 2115/45).       

FTSE/MIB (Cls 14547): dal massimo dell’anno, toccato il 18 febbraio, a 23274  (ancora al di sotto dei massimi 2010, toccati l’11.01, a ridosso di 24050), è iniziata un’inversione al ribasso, con un primo minimo il 16 marzo a 20800, seguito da un rimbalzo con un massimo il 2 maggio a 22575. Sono quindi riprese le vendite, con una progressiva accelerazione ribassista, divenuta particolarmente forte a partire dall’ultima decade di luglio. Nel giro di alcune settimane l’indice precipita da quota 20000 (22.07) a un minimo a ridosso di 13200 il 13 settembre (-43,3% rispetto ai max di metà febbraio; -69% da 42605, quotazione del 01.01.2000). La  performance  dell’indice italiano è tra le peggiori a livello mondiale, a causa del vero e proprio tracollo che ha interessato il settore bancario, particolarmente pesante sul listino italiano (-65% circa da metà febbraio ai minimi del 13.09).  
Per le prossime settimane. Dopo la recente capitolazione l’indice è risalito verso 15000 per poi ridiscendere. Finché le quotazioni stazionano  sotto 15000 il tono rimane decisamente negativo: le pressioni ribassiste riprenderebbero sotto 13750, per un nuovo test dei minimi del 13.09 a 13200, la cui rottura provocherebbe un’accelerazione ribassista a testare i minimi del marzo 2009 a ridosso di 12300 (che a loro volta corrispondono ai picchi del 1986-1990-1994, a conferma del fatto  che l’indice italiano è inserito in un mercato Orso generazionale), col rischio di perforarli. Un primo segnale di rimbalzo si avrebbe sopra 15000, con obiettivo l’area 16000/200 ma finché le quotazioni stazionano sotto tale forte resistenza il quadro tecnico rimane decisamente fragile. In ottica strategica il quadro tecnico tornerebbe positivo solo al superamento della resistenza critica a 18000 (assai improbabile).   
STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Mantenere.   

NIKKEY225  (Cls 8864):
negli ultimi mesi dello scorso anno, con un’accelerazione da inizio novembre, sono tornati gli acquisti che hanno spinto l’indice al di sopra della resistenza critica a 10250, con un massimo a 10891,60 il 17.02.2011. L’indice ha quindi iniziato a perdere spinta, per poi accelerare al ribasso alla perforazione di 10180/350, sull’onda dell’emotività conseguente alla catastrofe naturale che ha investito il Paese. Le quotazioni sono precipitate fino a toccare un minimo a 8227,63 il 15 marzo, sui livelli dell’aprile 2009. Dai minimi del 15 marzo, il rimbalzo delle altre piazze e l’abbondante liquidità iniettata nel sistema dalla Banca Centrale nipponica hanno consentito un rimbalzo a “V”, con le quotazioni che hanno recuperato circa i tre/quarti delle perdite post-terremoto, assestandosi stabilmente sopra il supporto a 9300, senza riuscire tuttavia a superare la valida resistenza in area 10000/250 (max 10208 l’08 luglio).   
Per le prossime settimane. A partire dall’ultima decade di  luglio, in sintonia col sell-off  che ha colpito tutti i mercati azionari,  il Nikkei ha avviato una veloce discesa infrangendo il supporto critico a 9300 che aveva supportato le quotazioni da inizio aprile. L’indice è sceso in accelerazione portandosi a ridosso di 8650, perforando marginalmente anche tale supporto (minimo 8499 il 14.09). Il quadro tecnico rimane molto fragile, con possibili discese verso i minimi post-terremoto del 15 marzo a ridosso di 8200. Il rischio ribassista diminuirebbe sopra  l’area 9000/150, ma soltanto sopra la resistenza critica a 9500 (prematuro) tornerebbe il sereno sulla piazza nipponica per le settimane a venire.  STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Mantenere.       


BUND (contratto dicembre 2011, ticker Bloomberg RXZ1, PC 137,02).  

Dai minimi dell’11 aprile a 117,96 il Bund ha invertito tendenza, con un’accelerazione rialzista a partire dall’ultima decade di luglio, in sintonia col il  crash  sull’azionario e la fuga dai titoli sovrani periferici. Le quotazioni si sono spinte fino a toccare un picco a 138,91 il 13.09, scontando un tasso di interesse pari a circa l’1,75%, inferiore a quello del Treasury Usa (pari a circa il 2%).  
Per le prossime settimane.  L’over-shooting  delle ultime settimane dovrebbe anticipare una fase di assestamento, ma fornisce comunque un segnale chiaro di ritorno di interesse sull’obbligazionario “di qualità” e di fuga dall’investimento di rischio (azionario e obbligazioni percepite a rischio come quelle dei Paesi periferici), anche in prospettiva di una crescita economica al limite della stagnazione/recessione. La perforazione del supporto a 135 provocherebbe uno storno verso  132,50, ma un segnale correttivo si avrebbe solo sotto quest’ultimo livello (improbabile).    
STRATEGIA esposizione: 100/200, alleggerita (50/200) a 133,45 (area 133,30/60). Possibili acquisti (50/200) su discese in area 133,75-134,25 e quindi in area 132,25/75.      

CAMBI:  EURUSD – USDJPY – EURJPY
EurUsd  (PC 1,3689):
dal massimo di periodo del 26.11.2009 a 1,5145 il cambio ha invertito tendenza iniziando un profondo movimento correttivo, con un’accelerazione ribassista dopo la rottura del supporto psicologico a ridosso di 1,3000 all’inizio del mese di maggio 2010. La discesa si è spinta fino a toccare un minimo a 1,1876 l’11 giugno 2010 (-26% rispetto al massimo storico a 1,6038 del 15 luglio 2008). Dai minimi di inizio giugno 2010 è iniziata un’inversione di tendenza che ha riportato il cambio verso la soglia psicologica di resistenza a quota 1,5000 (massimo il 4 maggio 2011 a 1,4940). Negli ultimi mesi il cambio si è mosso lateralmente al di sopra del supporto in area 1,3850-1,4000 ed al di sotto di 1,4580-1,4700. La dinamica degli ultimi 2 anni riflette un tentativo di stabilizzazione del cambio euro/dollaro, sottoposto a due forze contrastanti: da un lato, la debolezza strutturale del dollaro Usa, accentuata dalle politiche monetarie ultra-espansive della Fed (tassi di interesse schiacciati sullo zero e quantitative easing 1 e 2); dall’altro, la fragilità dell’area euro per  i persistenti problemi del debito sovrano dei Paesi periferici.  La risultante è una sorta di  impasse, di equilibrio instabile tra le due valute, che rimangono entrambe debolissime nel confronto con le altre divisi principali. A partire da fine agosto, l’acuirsi delle tensioni sul debito sovrano dei Paesi periferici, in particolare dell’Italia, hanno provocato una veloce discesa del cambio da 1,4600 a 1,3500.   
Per le prossime settimane. Dopo lo scivolone a 1,3500 il cambio è rimbalzato a 1,3935 per poi ridiscendere. Finché le quotazioni stazionano al di sotto di 1,4000-1,4100 il tono rimane molto debole, con un probabile nuovo  test  di 1,3500, sotto cui si avrebbe un’accelerazione ribassista con primo obiettivo importante 1,3300-1,3400 e quindi il supporto critico in area 1,2865-1,3000. Al di sotto di quest’ultimo supporto si avrebbe un segnale forte di “fuga dall’euro” per i mesi a venire. Il rischio ribassista sarebbe scongiurato solo da una pronta risalita ed assestamento al di sopra della resistenza a 1,4200 (poco probabile).  
STRATEGIA  esposizione: 150/200, incrementata (50/200) a 1,3775 (area 1,3750-1,3800).  Possibili acquisti (25/200) su discese in area 1,3300/50 e in area 1.3075-1,3125.        

UsdJpy  (PC 76,97): 
da inizio novembre 2010 a metà marzo 2011 il cambio si è mosso lateralmente all’interno dell’intervallo compreso tra 80,22 e 84,51. La perforazione dei minimi a metà marzo, sull’onda della catastrofe naturale che ha colpito il Giappone, ha provocato una discesa in panic selling con un nuovo minimo storico il 17 marzo a 76,25 (sotto il precedente minimo storico dell’aprile 1995 a 79,75). A seguito di un intervento concertato delle principali Banche Centrali il cambio è poi risalito a un massimo a 85,53 il 6 aprile. Sono quindi riprese le vendite, che hanno spinto il cambio a toccare un nuovo minimo il 19 agosto a 76,09, marginalmente al di sotto del minimo del 17 marzo. Il rimbalzo seguente è rimasto al di sotto di 78.  
Per le prossime settimane.  Il  trend  dominante per il dollaro  rimane orientato al ribasso ma cresce il rischio di reazioni di supporto da parte della BoJ: un primo segnale di recupero si avrebbe al di sopra di 78 ma solo il superamento della forte resistenza a 80 (prematuro) darebbe un segnale di stabilizzazione per le settimane a venire. Supporto il minimo storico a 76, sotto cui si potrebbe scendere verso 74.
STRATEGIA esposizione: 300/200, invariata. Possibili vendite (50/200) su salite in area 79,25/75 e quindi in area 80,25/75.   

EurJpy (PC 105,35): dai minimi del 10 gennaio 2011 a 106,84 è iniziato un forte  rally  – interrotto dallo scivolone post-terremoto in Giappone che ha riportato il cross sui minimi di gennaio (minimo del 17 marzo a 106,81) –  con una salita fino a un massimo a 123,32 l’11 aprile. Il cross ha quindi invertito tendenza andando a perforare nel mese di agosto anche i precedenti minimi di metà marzo, con un’accelerazione ribassista culminata nel minimo del 12 settembre a 103,93.  
Per le prossime settimane. Eventuali rimbalzi incontrano una forte resistenza a 107,50-108 ma finché le quotazioni stazionano sotto tale resistenza il quadro tecnico rimane molto debole. La perforazione dei minimi a ridosso di 104 (probabile) spingerebbe il  cross  verso il forte supporto, non solo psicologico, a quota 100. Un segnale di stabilizzazione per le settimane a venire si avrebbe solo sopra 110 (poco probabile).  
STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Mantenere.


Analisi Montly
a cura di: Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella

Autore: Maurizio Milano

Fonte: Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella


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