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RobecoSAM: COVID 19 un catalizzatore per l’innovazione

RobecoSAM La devastante rivoluzione causata dal COVID-19 offre la possibilità alle industrie di rivalutare, riprogrammare e raddoppiare gli sforzi per mitigare e gestire i rischi all’interno delle aree operative e della catena di fornitura …

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A cura di Pieter Busscher, Senior Portfolio Manager – RobecoSAM Smart Materials Strategy


Sebbene la pandemia abbia temporaneamente bloccato le attività commerciali e la crescita del PIL, non ha fermato e non può fermare la necessità di progressi tecnologici che producano risultati migliori con meno risorse.

Nonostante la battuta d’arresto nel breve termine, questi driver si tradurranno in significative opportunità di investimento e di crescita sia nel medio che nel lungo periodo in ambiti quali l’automazione, la robotica, l’elettrificazione della mobilità, la logistica, i trasporti, gli edifici ad alta efficienza energetica ed i modelli di economia circolare.

In Europa questi fattori saranno ulteriormente sostenuti dal recovery plan per l’economia annunciato di recente, nel quale gli stimoli fiscali sono legati ad aree che promuovono la transizione dell’UE verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

La diminuzione della domanda di petrolio e il calo dei prezzi dei carburanti nel breve periodo non ostacolano l’evoluzione del settore verso l’elettrificazione di lungo periodo. Sebbene la crisi abbia rallentato le vendite e ritardato la produzione, non vi sono prove che indichino che le case automobilistiche stiano riducendo la produzione di veicoli elettrici.

In Europa e in Cina, la domanda e la produzione dovrebbero riprendersi più rapidamente grazie al sostegno statale. Inoltre, l’aumento della sensibilità verso i costi per consumatori e fornitori accentuerà l’attenzione verso tecnologie che riducono i costi dei veicoli elettrici (ad es. set di batterie, automazione della produzione, ecc.)

Le settimane di chiusura delle fabbriche e di interruzione delle catene di fornitura hanno ulteriormente sottolineato le carenze operative della manifattura e la criticità del doversi adattare ad un contesto in rapido cambiamento, un settore già sotto pressione a causa della lotta commerciale USA-Cina tutt’ora in corso. L’insieme di questi fattori sta accelerando il passaggio alle smart technologies i e sta supportando il ripensamento della produzione.

L’idea di riportare in patria la produzione sta guadagnando terreno in alcuni paesi, e con essa sta crescendo una rinnovata attenzione per i settori dell’automazione e della robotica. Oltre a migliorare l’efficienza produttiva, il reshoring ridurrebbe drasticamente le interruzioni della catena di fornitura causate dall’attività all’estero. Inoltre, i costi di produzione sono effettivamente incrementati in Cina, a causa della carenza di manodopera e dell’aumento dei salari; questo significa che, dal lato dei costi di produzione, la Cina sta perdendo il suo vantaggio competitivo.

Tutto considerato, che sia on- oppure off-shore, l’automazione delle fabbriche sarà positiva per la manifattura a livello globale, Cina inclusa.

Il controllo dei costi è solo un driver, la conformità normativa è un altro aspetto. Una maggiore sensibilità al contenimento del “prossimo focolaio” può far sì che le chiusure delle attività diventino più frequenti ed il distanziamento sociale più duraturo, al fine di inibire la trasmissione del virus e proteggere i lavoratori delle fabbriche.

I produttori desiderosi di evitare i fermi macchina stanno investendo su tecnologie in situ che non solo consentiranno il monitoraggio ed il controllo da remoto delle condizioni delle fabbriche, ma offriranno anche analisi e soluzioni avanzate su tutta una serie di problemi operativi e di manutenzione in grado di migliorare la velocità e la qualità della produzione.

Si prevede che entro il 2026 i produttori globali spenderanno circa 26 miliardi di dollari USA per la gestione e l’analisi dei dati, rispetto ai 5 miliardi di dollari USA del 2020.

In Cina e a livello globale, la quota di robot utilizzati per la produzione è ancora bassa. Prima della pandemia, il potenziale mercato aveva molto spazio per espandersi, oggi le incertezze commerciali del contesto post-pandemico forniscono motivi ancora più convincenti per farlo.

La pandemia ha anche fornito un terreno di prova concreto per mostrare le capacità di altre tecnologie di produzione. A causa delle necessità specifiche e delle elevate competenze necessarie, la stampa 3D è stata limitata alla prototipazione del prodotto e alla produzione a volumi contenuti. La pandemia da coronavirus ha dato la possibilità di aumentare la produzione fino ai grandi volumi.

Le tecnologie 3D sono state impiegate con successo per produrre materiali e componenti medicali essenziali come mascherine, schermi facciali e valvole di ventilazione, in un momento in cui le catene di fornitura globali per questi articoli si sono rivelate insufficienti.

Il distanziamento sociale negli spazi pubblici, negli uffici e nelle fabbriche ha mostrato risultati efficaci nel rallentare la diffusione del virus, e molti si aspettano che le misure di contenimento rimangano permanenti anche dopo la crisi. In futuro, ci sarà maggiore attenzione nel mantenere i luoghi di lavoro sicuri e privi di agenti patogeni.

Sensori non-touch sostituiranno le interfacce manuali, e moderni sistemi di purificazione e ventilazione dell’aria sostituiranno le obsolete unità di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria. Il monitoraggio della temperatura dei dipendenti potrebbe anche diventare una routine auspicabile per alcuni datori di lavoro.

Incorporare caratteristiche più sofisticate dal punto di vista elettronico come queste all’interno di un edificio non farà altro che aumentare il consumo di energia e l’impronta ecologica degli immobili, un settore che rappresenta già oltre il 36% del consumo di energia globale e quasi il 40% delle emissioni di gas serra.

E con le carbon tax che incombono, soprattutto in Europa, un modo sensato di procedere sarà quello di ridurre i costi rendendo gli edifici più efficienti dal punto di vista energetico, lavorando dall’esterno verso l’interno. Questo comporterà il passaggio delle fonti di energia dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili, una maggior utilizzo di materiali edilizi efficienti dal punto di vista energetico e la riduzione degli sprechi grazie ad un isolamento termico migliore.

La pandemia ed i conseguenti shutdown hanno dato luogo a sfide senza precedenti in termini di portata ed urgenza. La risposta iniziale al COVID-19 ha già dimostrato la capacità e la prontezza di molte industrie di sapersi adattare circostanze difficili, ma le sue conseguenze continueranno a portare pressioni normative e competitive senza precedenti, che richiedono soluzioni inedite incentrate sull’efficienza dei costi e delle risorse.

Fonte: AdvisorWorld.it

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