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REYL Tensioni a Hong Kong tra manifestanti e polizia

Liew Daryl Reyl

REYL Tensioni a Hong Kong. Negli ultimi mesi, le scioccanti immagini degli scontri tra manifestanti e polizia a Hong Kong sono state diffuse sui vari media……

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Daryl Liew, Head of Portfolio Management, REYL Singapore


A scatenare le proteste è stata una controversa legge sull’estradizione, che avrebbe consentito alle autorità di fermare ed estradare soggetti presenti a Hong Kong ricercati in territori con i quali Hong Kong non ha accordi di estradizione, tra cui la Cina.

La proposta di legge è stata considerata un attacco all’autonomia del territorio e un ulteriore passo verso il controllo cinese.

REYL – Parallelo con il movimento degli ombrelli del 2014

Le recenti manifestazioni sono state paragonate alle proteste di strada del movimento degli ombrelli del 2014, quando i manifestanti avevano occupato diversi importanti snodi della città bloccandone le attività.

A questo periodo, i manifestanti contestavano la proposta di riforma del sistema elettorale di Hong Kong, che avrebbe consentito alla Cina di preselezionare i candidati alla carica di Capo Esecutivo della regione.

Le proteste del 2014 erano trainate prevalentemente da studenti e non godevano dell’appoggio della popolazione generale.

Di fatto, le proteste scatenarono molte discussioni all’interno delle famiglie, poiché i genitori pragmatici proibirono ai figli idealisti di prendere parte al movimento in favore della democrazia.

Benché le attuali proteste continuino a coinvolgere per lo più i giovani, è chiaro che essi ora godono del sostegno della popolazione più ampia.

La differenza è che le persone più mature preferiscono far sentire la loro voce con marce pacifiche, mentre alcuni dei più giovani hanno adottato una forma di protesta più militante.

La proposta di legge sull’estradizione è stata la famosa goccia che fa traboccare il vaso e in questo caso a traboccare è stato uno sfogo di infelicità repressa.

Le ragioni sono molteplici: una combinazione di fattori sociali, economici e politici.

Quando il Regno Unito restituì Hong Kong alla Cina nel 1997, alla regione vennero promessi 50 anni di semi-autonomia; tuttavia, gli sviluppi degli ultimi anni mostrano una lenta erosione delle libertà personali, con il graduale aumento dell’influenza esercitata dalla Cina sul territorio.

Inoltre, Hong Kong sta perdendo parte del suo splendore come centro d’affari, offuscato dalla nascita di centri finanziari e porti concorrenti a Shanghai e Shenzhen.

Il peggio, è che Hong Kong ha assistito all’afflusso di cinesi continentali che contendono i posti di lavoro alla popolazione locale, deprimendo i salari.

Nonostante queste incertezze economiche, il mercato immobiliare residenziale di Hong Kong è ancora uno dei più cari al mondo e soffre per la grave mancanza di un’edilizia pubblica a prezzi accessibili.

Alla luce di tutte queste problematiche, non sorprende che i giovani di Hong Kong si sentano scoraggiati sul loro futuro.

REYL – Richieste dei manifestanti e posizione della Cina

Ufficialmente i manifestanti avanzano cinque richieste, tra cui il ritiro completo della legge sull’estradizione e le dimissioni del Capo Esecutivo Carrie Lam.

Pechino, tuttavia, ha mantenuto una linea dura, sostenendo l’amministrazione di Carrie Lam e la polizia di Hong Kong per mantenere l’ordine pubblico.

In particolare, Pechino non ha escluso l’invio di truppe militari cinesi, che sono state mobilitate alla frontiera a Shenzhen, pronte in caso di necessità.

Verosimilmente, l’impiego dell’esercito sarebbe solo l’ultima spiaggia, poiché un intervento simile avrebbe ripercussioni internazionali e richiamerebbe alla memoria la repressione di Tiananmen del 1989.

REYL – Conseguenze economiche

Le conseguenze economiche immediate delle proteste sono state per lo più circoscritte a livello locale e hanno colpito i settori legati al turismo di Hong Kong.

Gli effetti di medio-lungo termine, invece, potrebbero essere più pesanti per la regione: alcune società estere e privati HNWI starebbero infatti valutando la possibilità di trasferire i loro fondi verso altre giurisdizioni.

Pechino potrebbe anche riconsiderare la posizione di Hong Kong nel suo piano strategico complessivo, incluso il ruolo del territorio nell’internazionalizzazione del RMB.

Sull’economia globale gli impatti saranno probabilmente minimi, a meno che non vi sia una escalation di violenza e Pechino si veda costretta a inviare l’esercito.

Speriamo fortemente che il famoso pragmatismo di Hong Kong prevalga e si possa infine giungere a una soluzione pacifica.

Fonte: AdvisorWorld

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