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Raiffeisen Capital Management – Deflussi dai Mercati Emergenti, reazione temporanea?

L’elezione di Donald Trump a presidente degli USA ha sorpreso la maggior parte degli operatori di mercato e nell’arco di poche settimane ha già lasciato tracce profonde sui mercati finanziari…..


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Il dollaro USA si è apprezzato mediamente del 3% circa rispetto a tutte le altre valute. Anche i rendimenti dei titoli di Stato USA hanno registrato un forte rialzo. I rendimenti dei Treasury a 10 anni sono aumentati di oltre mezzo punto percentuale segnando un nuovo massimo degli ultimi due anni (2,38%), l’aumento mensile più consistente dal 2009. Di conseguenza sono finite sotto pressione le azioni, obbligazioni e valute della maggior parte dei mercati emergenti.

Deflussi solo temporanei?

Nelle prime due settimane dopo le elezioni USA gli investitori internazionali hanno ritirato così tanto capitale dai fondi azionari EM e dai fondi obbligazionari EM da cancellare gran parte dei flussi in entrata dei mesi precedenti. Vi è, tuttavia, anche uno spiraglio di luce: già a fine novembre/inizio dicembre i flussi in entrata e in uscita si sono di nuovo compensati e per le obbligazioni ci sono addirittura già stati nuovi afflussi netti. È quindi possibile che si sia trattato solo di una reazione di panico molto forte, ma solo di breve durata di alcuni investitori.

Le settimane e i mesi futuri daranno sicuramente maggiori indicazioni, se ottobre e novembre sono stati solo l’inizio di ulteriori rialzi del dollaro, delle obbligazioni e azioni USA o se abbiamo già visto gran parte dei relativi trend. A proposito dei prossimi mesi: al più tardi da gennaio/febbraio, quando si insedierà effettivamente la nuova amministrazione, l’attenzione si sposterà sulla misura in cui le azioni del nuovo governo concorderanno con le attese dei mercati e se l’economia USA riuscirà veramente a stimolare crescita e inflazione così come viene scontato al momento.

Un altro tema centrale di novembre è stato senza dubbio l’accordo sul taglio della produzione del petrolio che ha fatto leggermente aumentare le quotazioni del greggio e, nonostante il diffuso scetticismo, l’effettivo accordo trovato ha spinto ancora più in alto i prezzi nei primi giorni di dicembre. In alcuni mercati azionari (p.es. Russia, Arabia Saudita) questi effetti positivi hanno avuto la meglio sulla generale tendenza al ribasso delle azioni dei paesi emergenti. Contrariamente al trend nei Mercati Emergenti, anche le azioni cinesi hanno fatto registrare un incremento, tra l’altro grazie ai dati congiunturali ultimamente di nuovo più solidi.

GRECIA – Mercato azionario greco migliore tra gli emergenti a novembre

Il mercato azionario della Grecia a novembre è stato il più forte tra tutti i paesi emergenti, e sono state soprattutto le azioni bancarie a essere al centro dell’attenzione. Ha tratto profitto dall’aumento delle speculazioni che i ministri delle finanze della zona euro con la partecipazione del FMI probabilmente giungeranno a un accordo sul taglio del debito alla Grecia già entro breve. L’indice azionario di Atene ha guadagnato il 7% circa; dall’inizio dell’anno rimane tuttavia profondamente in perdita.

CE3 – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria – Crescita leggermente sotto le attese, quadro misto per i mercati azionari

Polonia – La crescita economica ha deluso nel terzo trimestre crescendo solo del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (contro il 2,9% previsto). Hanno registrato un calo soprattutto gli investimenti, presumibilmente più massicciamente di quanto atteso, dalla banca centrale.

Repubblica Ceca – Anche la crescita economica della Repubblica Ceca è rimasta sotto le aspettative, sono cresciuti meno delle previsioni sia il consumo sia la produzione industriale e i lavori edili.

Ungheria – I dati sulla crescita economica dell’Ungheria (+2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso) sono stati abbastanza in linea con le stime di mercato. Governo, sindacati e associazioni degli imprenditori in Ungheria hanno nel frattempo trovato un accordo sull’aumento del 15% dei salari minimi l’anno prossimo, così come un ulteriore aumento dell’8% nel 2018.

I mercati azionari dei paesi CE3 hanno evidenziato un quadro misto. Polonia e Ungheria hanno chiuso il mese senza grandi variazioni. Mentre l’indice polacco WIG20 ha ceduto circa l’1%, l’indice azionario ungherese ha leggermente guadagnato. La borsa di Praga ha invece registrato una perdita di oltre 4%.

 

Fonte: AdvisorWorld.it

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