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PIMCO: Finanziare un futuro più sostenibile

PIMCO: Costruire un futuro sostenibile è un’impresa che richiede ingenti capitali. Nei prossimi anni e decenni vedremo migliaia di miliardi di dollari di ulteriori investimenti sostenibili a livello di soggetti sovrani, amministrazioni locali e imprese.

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A cura di Scott Mather, CIO U.S. Core Strategies e head of ESG portfolio integration di PIMCO


Una delle caratteristiche distintive dei mercati obbligazionari è che tipicamente le imprese tornano regolarmente sui mercati per collocare le loro diverse emissioni di titoli di debito e debbono convincere gli investitori della validità dell’investimento. Le imprese ci tengono a mantenere i loro rating di credito e sempre più devono fare attenzione a mantenere e migliorare le loro credenziali e i loro impegni in materia di sostenibilità. Questo meccanismo di coinvolgimento dei mercati fa sì che gli investitori obbligazionari abbiano un posto speciale quando si siedono al tavolo con gli emittenti, collaborando con loro per forgiare il futuro degli investimenti obbligazionari sostenibili e influenzare il cambiamento positivo, creando opportunità per gli investitori.

Ai loro albori, gli investimenti sostenibili puntavano solo sull’esclusione di quelle aziende che non soddisfacevano determinati criteri. In tempi più recenti, l’attenzione si è estesa ad aspetti più ampi che generano valore, ponendo maggior enfasi sulla valutazione degli investimenti e sulla collaborazione con gli emittenti attraverso l’engagement. Questa collaborazione con il management delle aziende, a nostro avviso, spesso può conseguire il massimo impatto in quanto gli investitori possono sviluppare una conoscenza più profonda degli emittenti e dell’investimento in questione e al contempo favorire cambiamenti positivi.

Nonostante l’esplosione di dati ESG negli ultimi anni, vi sono indubbie sfide riguardo alla qualità e all’omogeneità delle informazioni fornite dagli emittenti, in particolare in relazione ai rischi legati al clima. Ma si fanno progressi. Diversi anni fa, il Financial Stability Board ha istituito la Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD) per incrementare e migliorare l’informativa finanziaria sugli aspetti legati al clima. Inoltre, l’International Financial Reporting Standards (IFRS) Foundation sta sviluppando un nuovo organismo, il Sustainability Standards Board, con l’intento di adottare uno standard per l’informativa pubblica sugli aspetti legati al clima, con un’azione analoga a quella della TCFD. Così come si è progrediti nell’adozione di prassi contabili simili nei diversi paesi, i principi di rendicontazione in materia di sostenibilità dovrebbero avviare un percorso di convergenza in cui sempre più emittenti riferiranno i loro risultati sulla base di detti standard e consentiranno agli investitori di prendere decisioni più informate nell’allocazione del capitale. Per ora, l’analisi approfondita dei dati disponibili e l’opera attiva di coinvolgimento degli emittenti restano cruciali per giungere a un giudizio informato sui loro impegni e sulla loro traiettoria sul versante ESG.

La 26esima Conferenza dell’ONU sul Clima (COP26) che si terrà a Glasgow a novembre di quest’anno sarà cruciale per accelerare le azioni per il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi, in particolare per limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi e preferibilmente entro 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali. Uno degli obiettivi della COP26 è sviluppare un quadro di riferimento affinché il settore finanziario possa allocare capitali per la transizione a zero emissioni nette, gestendo i rischi e cogliendo opportunità. Molte aziende stanno già impegnandosi sulla riduzione delle emissioni inquinanti, ma gli investitori debbono analizzarne attentamente sia i target di breve termine che i piani di più lungo termine per valutarne il percorso sul versante del clima. Per soddisfare queste ambizioni servirà innovazione a tutti i livelli sui mercati dei capitali.

Oltre alla rapida espansione del mercato dei green bond, sono cresciuti anche altri tipi di obbligazioni come i social bond, le obbligazioni SDG ossia collegate agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU, tra cui la parità di genere, la disponibilità dell’acqua e altri analoghi, che i capitali raccolti sono destinati a finanziare, nonché prestiti e obbligazioni legati alla sostenibilità che finanziano l’azienda in generale ma hanno meccanismi finanziari collegati al raggiungimento di target specifici come la riduzione delle emissioni di gas serra. Queste categorie di strumenti finanziari, e in particolare le obbligazioni legate alla sostenibilità, che hanno una portata più ampia rispetto a quelle con vincolo di destinazione dei capitali, possono aprire le porte alla partecipazione attiva di un numero maggiore di imprese e di governi per realizzare miglioramenti sul versante della sostenibilità e consentire agli investitori di indirizzare i loro capitali verso quegli emittenti e titoli con obiettivi indicati in modo chiaro e con target misurabili.

Fonte: AdvisorWorld.it

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