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BUSSOLA

Osservatorio sulla congiuntura Giugno 2011: Scenario macro, tassi e aggiornamento Bce

– Nella riunione di oggi la Bce ha mantenuto invariato il tasso di riferimento all’1,25% con decisione all’unanimità. Trichet ha confermato che permangono rischi al rialzo sui prezzi, richiamando la formula di “strong vigilance” e segnalando un rialzo dei tassi da 25bps nel prossimo meeting di luglio. Tuttavia le nuove stime su crescita ed inflazione prefigurano una decelerazione della crescita nel medio termine; questo ha generato un ridimensionamento delle attese sulla velocità con ….


Fonte: Area Pianificazione Strategica, Research& IR – Monte dei Paschi di Siena
Autori Pubblicazione: Lucia Lorenzoni – Nicola Zambli


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cui la Bce porterà avanti la manovra restrittiva, tanto che i rendimenti impliciti (a scadenza) sui contratti future 3M sull’Euribor non scontano più in maniera certa un tasso di riferimento all’1,75% a fine 2011 rafforzando la nostra ipotesi di un tasso all’1,50% a fine 2011. La politica monetaria rimane accomodante e le misure non convenzionali continueranno. Trichet ha ribadito di voler evitare qualsiasi credit event ellenico, ma ha escluso che l’Autorità accetterà di sostituire volontariamente i bond greci in suo possesso giunti a maturazione.

– Rallenta l’economia USA (Pil confermato in II lettura al +1,8% t/t annualizzato); Bernanke sottolinea come la crescita proceda con “frustrante lentezza”, con prospettive di miglioramento nella seconda parte dell’anno. Il Chairman ribadisce inoltre la necessità di una politica monetaria accomodante senza accennare ad un eventuale QE3. A minare la ripresa, oltre alle persistenti tensioni occupazionali, è l’elevato deficit federale: Moody’s ha avvisato che il rating AAA potrebbe subire un downgrading, se non ci sarà accordo per innalzare il tetto del debito con una riduzione del deficit. I dati produttivi di aprile, i leading indicators di maggio e la decelerazione delle vendite al dettaglio confermano il rallentamento. Ancora in calo i prezzi degli immobili, mentre il CPI di aprile sale al 3,2% a/a dal 2,7% precedente.

– Prosegue il recupero in Area Euro (+2,5% a/a per il Pil preliminare nel I trim. 2011) guidato dalla locomotiva tedesca. Tuttavia dalla Germania giungono segnali d’incertezza, con la PI e le esportazioni in rallentamento ad aprile; anche i leading indicators di maggio ipotizzano una decelerazione. Ad aprile si risvegliano i consumi, ma non migliora il mercato del lavoro, mentre il CPI stimato di maggio cala leggermente (al 2,7% a/a dal 2,8%). Ancora timori per la crisi del debito, nonostante Ue, Fmi e Bce abbiano accordato il pagamento della V tranche di aiuti (€12Mld) ad Atene; i Paesi dell’Eurozona hanno inoltre annunciato un nuovo piano di sostegno per consentire alla Grecia di rinnovare i bond in scadenza nel biennio 2012-2013 senza dover accedere al mercato, che dovrebbe contare sull’aiuto degli istituti ellenici e su privatizzazioni; la BCE ha aperto al roll over volontario degli istituti sul debito, tuttavia non c’è intesa sulla forma tecnica e le agenzie di rating ammoniscono che considereranno default un accordo che comporti danni agli investitori privati. Dopo l’annuncio del fallimento della regione Castilla-La Mancha, l’attenzione si concentra sui conti spagnoli. Un peggioramento delle stime sui deficit/debiti regionali, visto il virtuosismo di alcune municipalità, ed un rialzo dei tassi d’interesse, potrebbero impattare non troppo duramente sul deficit e sul debito del Paese; permangono però le tensioni, tanto più che la CE ha dichiarato che il raggiungimento dell’obbiettivo di bilancio inserito nel piano di stabilità nazionale si fonderebbe su stime di crescita troppo ottimistiche per il 2011-2012.

– Perde slancio la ripresa italiana con il Pil preliminare del I trim. 2011 in frenata all’1% a/a, dall’1,5% del trim. precedente, ed inferiore alla crescita media 2010 che Istat ha confermato all’1,3% in forza della buona performance del Nord Est (il cui Pil è cresciuto del 2,1% nel 2010). Nonostante a marzo ordini e fatturato si mantengano robusti, la PI italiana cresce meno delle attese e gli indicatori anticipatori di maggio confermano trend in rallentamento. Negative le vendite al dettaglio di marzo, mentre potrebbero essersi stabilizzate le tensioni sui prezzi, con l’inflazione di maggio invariata al 2,6% a/a. Ad Aprile scende all’8,1% la disoccupazione, ma quella giovanile si mantiene in prossimità dei massimi. La Commissione UE ritiene il piano nazionale di consolidamento dei conti pubblici credibile ma ha richiesto all’Italia un maggior dettaglio per il biennio 2013-2014.

– Si conferma la forza della domanda interna delle EE che, dopo averne trainato la crescita economica nel 1Q2011 e sostenuto il commercio globale, dovrebbe contribuire ad attenuarne l’atteso rallentamento. Tutto ciò comporterà inoltre un incremento dei capitali privati in entrata nelle EE nel 2011.

La riunione della Bce e le stime su crescita ed inflazionepag

– In occasione della riunione di oggi la Bce ha confermato il tasso di riferimento all’1,25%, con decisione all’unanimità del consiglio direttivo. Trichet, in conferenza stampa, ha evidenziato che i rischi sui prezzi rimangono al rialzo, utilizzando la terminologia di “strong vigilance” necessaria, che apre ad rialzo dei tassi durante il meeting di luglio. Tuttavia il capo della BCE non lascia intendere al momento l’inizio di una fase di rialzi consecutivi. I dati economici dimostrano che l’economia dell’Area si trova in un “momento” positivo che beneficia del recupero del commercio internazionale e di una domanda domestica che contribuisce alla ripresa: l’economia dovrebbe tuttavia espandersi ad un ritmo leggermente inferiore nella seconda parte dell’anno in un contesto di “elevata incertezza”. Trichet ha dichiarato che la politica monetaria rimane ancora accomodante e che le misure non convenzionali continueranno pur ribadendone
la loro natura transitoria: le aste a tasso fisso e full allotment per il rifinanziamento principale (MRO’s) permarranno almeno fino all’11 ottobre, e nel III trimestre si vedranno ancora aste full allotment e tasso fisso di breve periodo; il consiglio direttivo ha deciso di condurre aste a tasso fisso di ammontare illimitato sulla scadenza tre mesi il prossimo 27 luglio, 31 agosto e 28 settembre 2011.

– L’ipotesi di un tasso di riferimento all’1,50% a fine 2011 è ancora realistica, nonostante l’elevata probabilità di una nuova manovra sui tassi da 25bps durante il meeting di luglio, con il mercato che inizia a rivedere le proprie aspettative di breve termine, dopo la pubblicazione delle nuove stime su crescita ed inflazione da parte della BCE (che evidenziano crescita ed inflazione mediamente sotto il 2% nel 2012); i tassi impliciti sui contratti future Euribor dopo l’intervento odierno di Trichet reagiscono mostrandosi in calo. Permangono inoltre altri fattori di incertezza come la prossima pubblicazione degli stress test bancari ed in primis la difficile risoluzione della crisi del debito ellenico che potrebbe coinvolgere con un effetto domino altri paesi dell’Area, in particolare quelli già sofferenti (Irlanda e Portogallo in testa).

– A riguardo del nuovo piano di aiuti alla Grecia, Trichet ha respinto l’ipotesi tedesca di una ristrutturazione soft dichiarando di non essere d’accordo con la ristrutturazione seppur escludendo ogni elemento di coercizione. “La BCE vuole evitare qualsiasi credit event e qualsiasi insolvenza selettiva ed ovviamente è contro il default ellenico” afferma il capo dell’Eurotower. Trichet ha escluso la possibilità che la Bce accetti di sostituire volontariamente i titoli del debito greco in suo possesso giunti a maturazione, lasciando intendere che potrebbe anche non accettare i titoli del debito pubblico ellenico come collaterali, se si attuerà una ristrutturazione soft del debito.

– In UK, la BoE mantiene invariati tassi d’interesse allo 0,50%, confermando a 200 Mld £ il piano di riacquisto di bond.

Cosa scontano i mercati

– Dopo l’intervento odierno di Trichet i tassi impliciti sui contratti future Euribor sono sensibilmente scesi rispetto al mese scorso. Il mercato prezza ormai il rialzo da 25 bps dei tassi d’interesse a luglio, ma il prolungamento delle non-standard measures di politica monetaria, con Trichet che esclude l’inizio di una fase di rialzi successivi dei tassi nel medio termine, insieme all’incertezza sulla vicenda greca ed il probabile rallentamento economico, ridimensionano al ribasso le aspettative di un tasso di riferimento all’1,75% a fine anno.

– In America dopo le parole di Bernanke che sanciscono il rallentamento economico ed il proseguimento di una politica accomodante il mercato posticipa alla seconda metà del 2012 un eventuale manovra sui tassi.

– In ribasso i tassi dei titoli benchmark governativi in Area Euro ed in USA. In controtendenza i rendimenti italiani, tranne che sul breve.  

Usa

– Rallenta l’economia statunitense con il Pil che nel I trim. 2011, in II lettura viene confermato all’1,8% t/t annualizzato rispetto al +3,1% del trim. precedente. Le difficoltà del recupero vengono confermate dalle parole di Bernanke che sottolinea come la crescita proceda con “frustrante lentezza”, seppur con prospettive di miglioramento nella seconda parte dell’anno. La politica monetaria rimarrà pertanto accomodante ma il capo della Fed non ha segnalato di procedere con un ulteriore piano di quantitative easing. Dalla lettura del Beige Book di giugno si evince un rallentamento nella crescita in 4 distretti su 12. Mina la ripresa anche l’allargamento del deficit pubblico statunitense: Moody’s ha avvisato l’Amministrazione che l’attuale rating AAA potrebbe finire sotto osservazione per un possibile downgrading, se non ci sarà un accordo per innalzare il tetto del debito con una riduzione del deficit. Ad aprile i dati produttivi confermano la tendenza in atto con la produzione industriale invariata su base congiunturale, la capacità di utilizzazione degli impianti in lieve calo, gli ordini di beni durevoli in flessione più delle attese (-3,6% m/m vs il -2,5% di consensus) così come gli ordini di fabbrica (-1,2% m/m vs il -1% stimato). Gli indicatori anticipatori di maggio (ISM manifatturiero, PMI Chicago, Fed Dallas, Richmond Fed, Philadelphia Fed, Manifattura dello Stato di New York) si mostrano tutti in forte calo, con il Superindice che già ad aprile risultava negativo. In rialzo l’ISM servizi di maggio.

– Ad aprile, come previsto, decelerano leggermente le vendite al dettaglio, con quelle anticipate che registrano un +0,5% m/m e quelle ex-auto un +0,6% m/m; le prospettive si mantengono incerte con la fiducia dei consumatori in calo a maggio (a 60,8 punti da 66), mentre nello stesso mese sale la fiducia rilevata dall’Università del Michigan. In progresso sia la spesa personale che il reddito personale ad aprile (entrambe in aumento dello 0,4% m/m).

– Mercato immobiliare in difficoltà: ad aprile si riducono più delle attese i permessi edilizi concessi, e calano sia le vendite di case esistenti, sia quelle di case in corso (rispettivamente -0,8% m/m e -26,8% m/m); in controtendenza le vendite di case nuove e la spesa edilizia che si mantengono positive (+7,3% m/m e +0,4% m/m). Ancora in deciso calo i prezzi degli immobili (-3,61% a/a per l’indice S&P/Case-Shiller Composite-20 di marzo).

– Ancora tensioni sul mercato del lavoro: a maggio la disoccupazione torna a salire al 9,1% dal 9% precedente ed il numero di nuovi occupati nel settore non agricolo si mostra decisamente inferiore alle attese (54000 unità dalle 232000 di aprile); le nuove richieste di sussidio nella scorsa settimana sono tornate a salire. I dati di aprile evidenziano ancora tendenze al rialzo dei prezzi, con il Cpi al 3,2% a/a dal 2,7% (tuttavia la versione “core” registra un rialzo più contenuto del +1,3% a/a); avanza anche il PPI che sale al 6,8% a/a dal 5,8% di marzo.  

Area Euro

– Si conferma il recupero dell’Area Euro con il Pil preliminare che nel I trim 2011 sale al 2,5% a/a dal +2% del trim. precedente; guida la locomotiva tedesca con una crescita del 4,8% a/a nel I trimestre; tuttavia si evidenziano situazioni eterogenee che potrebbero minare la tenuta della ripresa: Grecia ed Irlanda sperimentano tassi negativi ed anche il Portogallo torna a decrescere; Italia e Danimarca decelerano. I dati produttivi di marzo risultano leggermente inferiori alle attese, con la PI dell’Area negativa su base congiunturale (-0,2%) e gli ordinativi industriali che avanzano del 14,1% a/a dal +21,5% di febbraio; in Germania, dopo la battuta di arresto di marzo gli ordini industriali ad aprile sono tornati ad accelerare (+10,5% a/a), ma nello stesso mese la PI è salita meno delle attese (+9,6% a/a da +11,7%) e l’export ha registrato una flessione del 5,5% m/m. I leading indicators di maggio segnalano un possibile rallentamento con Pmi servizi, Pmi manifatturiero e ZEW in calo; l’Ifo tedesco flette nella componente aspettative. Dopo nuovi donwgrading sui periferici (l’Italia è stata oggetto di una revisione di outlook da stabile a negativo da parte di S&P’s) intervenuti questo mese, gli spread vs bund 10Y hanno reagito all’esito positivo dell’ispezione dei tecnici Ue, Fmi e Bce ad Atene, che ha evidenziato progressi nel risanamento dei Spread vs bund per i periferici dell’Area

– Tornano positive ad aprile le vendite al dettaglio che avanzano dell’1,1% a/a dal -1,7% precedente ed anche la fiducia dei consumatori di maggio si mostra in deciso recupero, prefigurando prospettive di ripresa per i consumi.

– Segnali di allentamento delle tendenze al rialzo dei prezzi, con il CPI stimato di maggio in lieve flessione al 2,7% a/a dal 2,8% di aprile; anche l’indice dei prezzi alla produzione nel mese di aprile scende al 6,7% a/a dal +6,8% precedente.

– La disoccupazione si mantiene elevata ad aprile e stabile al 9,9%; la massa monetaria M3 (base monetaria, depositi, attività finanziarie liquide e titoli a breve) ad aprile sale del 2% a/a dal +2,3% di marzo. Torna in surplus la bilancia commerciale dell’Eurozona a marzo (da -3Mld € a +2,8 Mld €).

La Spagna: il sorvegliato speciale

– Malgrado l’annuncio del fallimento della regione Castilla-La Mancha anche per la Spagna i rendimenti impliciti a scadenza sui titoli benchmark sono tornati a scendere. La regione ha infatti un peso modesto rispetto al Pil spagnolo (circa il 3,4%) ed è la nona come importanza sulle 19 comunità autonome del paese. Le tre regioni principali sono Madrid, la Catalogna e l’Andalusia che da sole coprono il 50% del Pil nazionale e circa il 44% del debito totale regionale. Secondo i dati relativi al primo trimestre 2011 le regioni hanno riportato un deficit complessivo di 5 Mld € e le situazioni peggiori sono state registrate da Isole Baleari e Castilla-La Mancha mentre Aragona, Galizia e la Rioja hanno registrato dei surplus. La Catalogna, che contribuisce a circa il 20% dell’intero Pil nazionale ha registrato il quarto miglior risultato con un deficit pari a solo lo 0,1% del Pil. Nell’ipotesi quindi di un sensibile peggioramento delle stime del deficit e del debito regionale delle regioni con conti pubblici meno virtuosi, l’impatto sul Pil e sul debito nazionale sarebbe comunque limitato vista la loro dimensione. Tuttavia l’eventuale rialzo dei tassi di interesse rappresenta un fattore di incertezza, ma anche in questo caso l’effetto sul debito complessivo del paese sarebbe limitato. Secondo il piano di stabilità nazionale approvato a fine aprile, un incremento dei tassi di interesse di 100 bps farebbe aumentare il debito pubblico di circa il 4% con un debito/Pil che rimarrebbe comunque contenuto (al 71% nel 2014). Anche nell’ipotesi in cui le 5 regioni meno virtuose annunciassero conti pubblici peggiori delle attese per il 2010, raddoppiando le perdite, questo significherebbe che il deficit regionale passerebbe dal 2,8% al 3,4% del Pil, mentre il debito regionale salirebbe all’11,4% dal 10,9%. Evidentemente comunque qualche tensione sui mercati rimane. Secondo i dati diffusi dalla Bce il finanziamento del Paese presso l’Eurotower sarebbe aumentato a fine aprile a 54 Mld €, rispetto ai 44 Mld medi dell’intero mese e ai 39 Mld di marzo. JPM riporta che nel mese di aprile le emissioni di titoli da parte dei piccoli istituti di credito sono scese di circa 8 Mld di $ e questo spiegherebbe almeno parzialmente l’aumento di finanziamento di circa 15 Mld € da parte della Bce. Un monito è giunto anche dalla Commissione Europea che ha dichiarato che il raggiungimento dell’obbiettivo di bilancio fissato dal piano di stabilità nazionale si fonderebbe su stime di crescita eccessivamente ottimistiche (+1,2% e +2% nel 2011 e nel 2012 rispettivamente). 

Italia

– Perde slancio la crescita italiana nel primo trimestre del 2011, con il Pil preliminare che si attesta all’1% a/a dal +1,5% del trimestre precedente. L’Istat nel frattempo ha reso note le stime anticipate di alcuni aggregati economici nelle ripartizioni geografiche relative all’anno passato, confermando la crescita del Pil all’1,3% nel 2010, grazie soprattutto alla buona performance del Nord Est. Il Centro Italia, essendo stata la zona territoriale che meglio ha resistito agli effetti della crisi, ha registrato nel 2010 una ripresa più moderata, mentre il Mezzogiorno ha evidenziato notevoli difficoltà di recupero. A marzo il dato sulla produzione industriale inferiore alle attese (a +3,1% a/a vs il +4% atteso), evidenzia un possibile “campanello di allarme”, anche se nello stesso mese sia gli ordini industriali sia il fatturato si mantengono decisamente “robusti” (rispettivamente a +21,2% a/a e +12,2% a/a), mentre le immatricolazioni auto di maggio tornano per la prima volta positive su base tendenziale (+3,6%) dopo oltre un anno di trend negativo. Tuttavia sempre a maggio sia il Pmi manifatturiero, sia quello servizi, sia la fiducia delle imprese si mostrano decisamente in calo, con le attese sulla produzione particolarmente deboli nel Nord est e nel Centro Italia.
– Ancora deboli i consumi: le vendite al dettaglio di marzo tornano a flettere più del previsto (-2% a/a vs il -0,6% di consensus) dopo essere rimaste invariate a febbraio; tuttavia la fiducia dei consumatori di maggio sale oltre le attese (a 106,5 punti dai 103,7 di aprile).

– I dati preliminari sull’inflazione di maggio mostrano un CPI nazionale stabile al 2,6% a/a, mentre l’IPCA avanza leggermente al 3% a/a dal 2,9% precedente; tuttavia le variazioni congiunturali, in forte decelerazione rispetto ai valori di aprile, lasciano presagire un progressivo allentamento delle tensioni sui prezzi per i prossimi mesi, con il picco massimo che sembra essere stato raggiunto. I prezzi alla produzione già ad aprile mostrano un rallentamento attestandosi al 5,5% a/a dal 6,2% di marzo.

– Lievi segnali di miglioramento dal mercato del lavoro con la disoccupazione preliminare che ad aprile, scende all’8,1% dall’8,3% di marzo; tuttavia la disoccupazione giovanile si mantiene sostanzialmente invariata in prossimità dei massimi di inizio anno, attestandosi ad aprile al 28,5%. Prosegue a maggio il restringimento del deficit del saldo di bilancio pubblico (a -5 Mld dai –8,8 Mld di euro di aprile). Sui conti pubblici la Commissione Europea ricorda all’Italia che non può permettersi scostamenti dagli obiettivi fissati, e che entro ottobre dovrà varare nuovi interventi a valere sul biennio 2013-2014, precisando che fino al 2012 il piano di consolidamento italiano risulta credibile; secondo l’UE servono inoltre al più presto riforme per ridare slancio alla crescita, da troppi anni al di sotto della media europea. 

Economie Emergenti: si conferma la forza della domanda interna

– I dati ufficiali relativi al primo trimestre 2011 (1Q2011) mostrano una crescita economica tuttora sostenuta (e, in alcuni casi, superiore alle attese) nei principali paesi emergenti (Cina +9,8% a/a, Brasile +4,2% a/a fra gli altri), confermando anche il rafforzamento della loro domanda interna, la cui tenuta dovrebbe inoltre contribuire a rendere meno acuto il rallentamento atteso nel trimestre in corso e, in misura minore, nel Q3 e nel Q4. Come evidenziato anche dalle ultime previsioni della Banca Mondiale (v. fig. sinistra), le EE tuttora più dipendenti dall’export verso le economie mature (fra i paesi selezionati, Messico e Sud Africa) dovrebbero risultare più direttamente influenzate dalla minore crescita attesa del PIL globale nel periodo in esame. Dopo l’accelerazione nei primi mesi del 2011, è inoltre probabile una stabilizzazione su tassi più contenuti dell’aumento della produzione industriale, come mostrato dal calo degli indici PMI manifatturieri di alcune economie chiave (Cina, India e Russia) nel mese di maggio, pur mantenendosi in tutti i casi al di sopra della soglia critica dei 50 punti.

– Come riportato lo scorso mese (cfr. Monthly), continua a crescere (e a tassi più elevati rispetto al PIL globale) anche il commercio mondiale, che beneficia della summenzionata forza della domanda proveniente dalle EE; l’incremento medio delle importazioni di queste ultime nel 1Q2011 vs. 4Q2010 è stato infatti del 4,6% rispetto al +3% registrato dall’import delle economie mature (v. fig. destra). Si rafforza quindi il trend emerso nel 2010, anno in cui la domanda delle EE ha contribuito per più del 50% all’aumento delle importazioni globali. Per evitare il rischio di una espansione troppo rapida della spesa per consumi e per investimenti nelle EE, tuttavia, anche la Banca Mondiale rimarca la necessità di un più deciso restringimento delle politiche monetarie e fiscali nei prossimi mesi. 

Economie Emergenti: ulteriore aumento dei flussi di capitale nel 2011

– Le migliori prospettive di crescita sono inoltre la principale determinante dell’atteso (ulteriore) incremento del flusso di capitali privati (FCP) in entrata nelle EE, previsto complessivamente a USD 1.041 Mld nel 2011 (+5% rispetto al 2010; +75% rispetto al minimo del 2008, v. fig. sinistra). Tale aumento dipende dai maggiori flussi attesi in entrata in Europa Centro-Orientale (Polonia e Turchia in primis), anche se l’Asia continua ad attrarre più del 40% dei capitali complessivi (30% la Cina). Contenuta è la riduzione dei FCP in America Latina, dove dovrebbero però aumentare gli IDE, sulla base delle aspettative che gli aumenti dei prezzi delle materie prime siano strutturali. In Africa e in Medio Oriente il calo del 28% è legato alla crescente instabilità politica della regione, mentre paesi lontani dalle turbolenze come il Sud Africa beneficeranno di maggiori FCP, specie sotto forma di IDE. Il continuo afflusso di capitali sta inoltre favorendo il consolidamento dei sistemi finanziari delle EE, fattore che ha contribuito a fare sì che negli ultimi 3 anni sia aumentata la quota di prestiti concessi da residenti sui debiti complessivi delle imprese non finanziarie, con la conseguenza che il settore privato delle EE è sempre meno dipendente dai capitali stranieri, grazie anche al rafforzamento del ruolo giocato dalle banche locali, evidente pressoché ovunque (unica eccezione fra le principali EE è la Polonia).

– Permangono tuttavia alcune criticità: i) il citato incremento dei FCP vs. l’Europa Centro-Orientale è trainato soprattutto da debito (più che da investimenti diretti), fenomeno che aveva caratterizzato anche la fase pre-crisi e che aveva reso particolarmente vulnerabili questi paesi a shocks finanziari esogeni; ii) sta riemergendo con forza il fenomeno del capital flight in Argentina e, soprattutto, in Russia, unica fra le EE a registrare nei primi mesi del 2011 un deflusso netto di capitali privati dal paese; iii) l’unica tipologia di capitali il cui flusso è previsto in calo nel 2011 è quella degli investimenti azionari di portafoglio (-25% a USD 151 mld), tendenza confermata dall’andamento dei mercati azionari emergenti (fig. destra), la cui performance da inizio anno è in media peggiore rispetto a quella dell’indice MSCI World. Atteso un contenuto aumento dei flussi di capitali privati nel 2011 Andamento “incerto” dei mercati azionari.


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 Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%.  L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.

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