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Natixis IM: è sempre Toro vs Orso

Natixis IM – Il Covid-19 rimane una sfida importante per la salute pubblica e per l’economia, ma dopo nove mesi di vita pandemica, alcune lezioni le abbiamo fatte nostre.

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Commento a cura di Jack Janasiewicz, Portfolio Strategist, Natixis Investment Managers


Uno scenario che lascia pensare al Bull market…

Invece di stop completi dell’economia, sono stati adottati confinamenti mirati. Ricordate la cosiddetta funzione di reazione? Il numero dei casi torna a salire, i governi avviano maggiori restrizioni e la gente inizia a modificare il proprio comportamento.

Sul fronte dei vaccini, le notizie rimangono positive – molto meglio di quanto ci si aspettasse anche solo pochi mesi fa. Alcuni vaccini sono già arrivati e sono pronti per l’approvazione per l’uso d’emergenza, altri trattamenti aggiuntivi si stanno avvicinando al traguardo. Più vaccini arrivano sul mercato, più ampia ne sarà la distribuzione. Inoltre, è probabile che alcune formule di vaccini si dimostrino più efficaci su alcuni segmenti della popolazione rispetto ad altri – per esempio, gli anziani, i giovani o le persone affette da gravi problemi di salute. Idealmente, la varietà di vaccini disponibili aiuterà a vaccinare più persone in tempi minori.

Infine, ricordiamo che le fasi toro sui mercati tendono a chiudere l’anno solare in forte crescita e che dicembre tende a essere uno dei mesi storicamente più forti. Ricordiamo ad esempio una crescita del 73% registrata nel dicembre del 1928.

Per ora, i cosiddetti marginal buyer non hanno ancora iniziato ad incrementare le proprie posizioni azionarie e coloro che seguono i vari trend non stanno ancora facendo il loro gioco. L’azionario Long/Short, ad esempio, appare piuttosto noioso.

I consulenti per il trading di macro e materie prime (CTA) non stanno facendo molto. Anche il risk parity si sta facendo sentire, aspetto che non sembra molto sorprendete dato che il VIX continua a scendere.

…e un quadro che presuppone un bear market

Nel caso opposto, occorre prendere in considerazione il riequilibrio del portafoglio a fine trimestre e a fine anno. Non è un’operazione facile da quantificare, ma il punto è che il portafoglio tradizionale 60/40 è probabilmente troppo inclinato sul fronte azionario e deve quindi essere messo da parte. Se si prende in esame la performance dei 20 fondi bilanciati più grandi classificati su Morningstar, e si calcola una media del beta ponderato per gli asset dei loro rendimenti rispetto all’S&P 500, i loro rendimenti sono elevati: ciò significa che hanno un posizionamento lungo sulle azioni e che, quindi, potrebbero doversi riequilibrare.

Altra area di interesse è quella degli indicatori del sentiment di mercato – dove è evidente un’oscillazione piuttosto ampia da orsi a tori. Afflussi consistenti in azioni sì – ma ci sono voluti 9 mesi per registrare un grosso incremento sull’S&P.

Ultima considerazione su questo scenario: il fronte delle offerte pubbliche iniziali (IPO) si sta surriscaldando, con la probabilità che ciò assorba liquidità. 

Infine…

Inutile dire che le considerazioni di fine anno sono tante. Negli Stati Uniti, le attuali tensioni di natura politica riguardo ad ulteriori sostegni fiscali legati alla pandemia e alla stagione invernale di Covid-19 continueranno a rappresentare una sfida.

Nel frattempo, una volta apprese le lezioni su come continuare il business in caso di pandemia, la stagione degli acquisti per le vacanze e una luce molto concreta in fondo al tunnel legata alle notizie sui vaccini suggeriscono motivi di ottimismo. Quel che è certo è che nessuno sarà scontento di mettersi il 2020 alle spalle.

Fonte: AdvisorWorld.it

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