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Natixis Global AM Brexit: Impatto a breve, medio e lungo termine

La Gran Bretagna lascia l’Unione Europea: Che cosa implica la Brexit per gli investitori e l’economia globale?….

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Lo scorso 24 giugno, con il 51,89% dei voti contro il 48,11%, la Gran Bretagna ha espresso la volontà di uscire dall’Unione Europea. Come prevedibile, i mercati globali hanno reagito in maniera drammatica al voto favorevole al “Leave”, nonostante il fatto che potrebbero essere necessari due anni prima che la Gran Bretagna lasci effettivamente l’UE.

Per quanto tempo le incertezze peseranno sugli investitori? Alcuni esperti degli investimenti di Natixis Global Asset Management discutono dell’impatto a breve, medio e lungo termine della Brexit sui mercati e sull’economia globale.

David Herro, CFA®

Partner, Chief Investment Officer, International Equities

Harris Associates

Il voto britannico favorevole all’uscita dall’Unione ha provocato una maggiore incertezza a breve termine sui mercati globali. Incertezza che solitamente non viene ben vista dagli investitori. Dall’altro lato, i prezzi hanno reagito alla Brexit piuttosto negativamente, soprattutto nel settore finanziario, e il prezzo di molti titoli di qualità è diventato molto interessante per gli investitori orientati al lungo termine.

Non siamo nel 2008

Credo che molte persone paragonino la Brexit a quanto avvenuto nel 2008 all’inizio della crisi mondiale. Non penso che tale confronto sia corretto. Vi sono alcuni elementi positivi che non possiamo tralasciare. Ad esempio, oggi i consumatori sono più forti a livello globale. Negli Stati Uniti, siamo in presenza di alti tassi di occupazione, bassi tassi di interesse, bassi costi energetici. Quindi i consumatori non se la passano male e non sono tanto indebitati quanto lo erano nel 2007-2008. Non siamo quindi in presenza di un simile eccesso di debito.

Reazione esagerata dei titoli finanziari

Guardando alle leve finanziarie e ai capital ratio, ritengo che le banche siano oggi maggiormente in grado di affrontare le incertezze relative al Regno Unito e all’Europa rispetto a quanto lo fossero sette o otto anni fa. Penso quindi che la flessione dei titoli bancari del 15-20% all’indomani del voto per la Brexit sia eccessiva in alcuni casi. Dobbiamo inoltre tener presente che i prezzi di molti di tali titoli erano bassi ancor prima del referendum. Se consideriamo gli ultimi otto-nove mesi, in previsione del referendum sull’UE, possiamo notare che le valutazioni già preannunciavano che qualcosa era in arrivo.

È ora di andare a caccia di opportunità?

Se il prezzo si discosta notevolmente da quello che riteniamo essere il valore intrinseco di un’azienda di qualità, tale situazione viene solitamente vista come un’opportunità di acquisto. Detto questo, credo che il valore intrinseco di molte di tali aziende non sia affatto sceso quanto il livello imposto dal mercato ai loro rispettivi prezzi. Pertanto, vi sono vari titoli prezzati in modo interessante per gli investitori a lungo termine. Tuttavia, è sempre importante cercare la qualità, quindi individuare società con posizioni finanziarie solide, capaci di resistere anche in periodi difficili.

Cosa attendersi per il Regno Unito e l’Europa?

Per il momento, sono quantomeno scomparse le incertezze sull’esito del referendum sull’UE. Resta ora da vedere chi assumerà la leadership a seguito delle dimissioni di David Cameron. Ancor più importante, sarà interessante osservare cosa faranno i leader europei. Per esempio, si chiederanno forse “Cosa ha spinto il 52% degli elettori a voler lasciare l’Unione Europea?”, “Che cosa ha causato tale situazione?”, “Dobbiamo rendere l’Europa un posto più aperto al business?”. I leader europei dovrebbero porsi tali domande.

In generale, penso che chiunque sarà il nuovo leader del Regno Unito dovrà lavorare duramente per rendere il paese un luogo interessante dove vivere, lavorare e attrarre investimenti e penso che ciò sia possibile. Forse sono troppo ottimista, ma credo che, in ultima analisi, questo voto porterà qualcosa di buono. Ritengo che il Regno Unito e l’Europa rifletteranno e attueranno modifiche per creare un ambiente più facile e positivo in cui fare investimenti, vivere e lavorare.

Laura Sarlo, CFA®

Senior Sovereign Analyst

Loomis, Sayles & Company

Il referendum britannico sull’adesione all’Unione Europea ha visto il 51,9% degli elettori votare a favore del “Leave”, sorprendendo un mercato che, nei giorni precedenti al voto, credeva avrebbe prevalso il “Remain”. I mercati finanziari finora non hanno reagito con un panico diffuso globalmente, ma piuttosto con debolezza e un aumento della volatilità. Tendiamo a incoraggiare un approccio paziente, in attesa che le implicazioni del voto diventino più chiare. Ecco le nostre prime riflessioni sull’impatto economico e finanziario di questo voto storico.

Un lento sconvolgimento per il Regno Unito

Ci aspettiamo che l’economia del Regno Unito rallenti verso la recessione nella seconda metà di quest’anno ed è probabile che il consolidamento fiscale, su cui siamo sempre stati scettici, non sarà attuato. Il primo ministro Cameron ha rassegnato le dimissioni e un nuovo governo negozierà i termini dell’uscita del Regno Unito. La situazione politica del Regno Unito potrebbe essere piuttosto tumultuosa nelle prossime 6-8 settimane, e ci vorranno almeno due anni per negoziare l’uscita.

La Banca d’Inghilterra (BOE) potrebbe tagliare i tassi o aumentare il quantitative easing. Il Governatore della BOE Carney ha già promesso di iniettare 250 miliardi di sterline se necessario. I mercati si aspettano un taglio di 25 punti base da parte della BOE entro febbraio 2017. Lo scorso 27 giugno, Standard & Poor’s ha declassato il rating del credito del Regno Unito da “AAA” a “AA”1, ed è probabile che altre agenzie seguiranno il suo esempio. La sterlina è crollata giovedì sera e il trading è stato volatile, le recenti contrattazioni hanno visto un livello di volatilità pari a quello visto in un intero anno. È probabile che la volatilità della valuta e dei mercati rimarrà elevata.

Preoccupazioni per l’Europa periferica

L’incertezza causata dalla Brexit inciderà sulla crescita europea. Le economie periferiche rimarranno sotto pressione, e ci aspettiamo che aumentino gli spread intraeuropei tra obbligazioni governative. La BCE cercherà di proteggere e difendere il sistema finanziario ed è pronta a iniettare ulteriore liquidità se necessario.

La Brexit potrebbe innescare un effetto contagio a livello politico nonché ulteriori referendum in tutta la zona euro, il che potrebbe aumentare i downside risks. Il Primo Ministro scozzese Sturgeon, ad esempio, ha annunciato di voler proporre un nuovo referendum sull’indipendenza della Scozia. Pensiamo che i rischi anti-UE stiano aumentando nella politica dei paesi periferici.

L’effetto a catena sui mercati globali

L’avversione al rischio potrebbe crescere ulteriormente a seguito della Brexit e far aumentare la domanda per il dollaro e i Treasury statunitensi. In generale, le banche centrali, compresa la Fed, hanno adottato l’approccio “wait and see”, ma sono pronte a fornire liquidità se necessario. I mercati hanno già escluso ulteriori aumenti dei tassi da parte della Fed fino al terzo trimestre del 2018. Non pensiamo che la Fed dovrà attendere così a lungo, anche se è probabile che l’aumento dei tassi non sia più sull’agenda del 2016.

Sebbene la Brexit potrebbe indurre la Fed a rallentare il processo di aumento dei tassi, potrebbe far accelerare, per contro, l’azione politica in altri paesi. Ad esempio, se il dollaro USA continuerà a rimanere forte, prevediamo che la pressione aumenterà  sul renminbi cinese. Ciò potrebbe innescare una nuova ondata di fuga di capitali e, unitamente a dati economici deboli, stimolare una risposta politica. Riteniamo che tale risposta prevederà vari strumenti di liquidità, poiché le autorità si sono dimostrate riluttanti ad annunciare un alleggerimento monetario aggressivo per evitare l’accelerazione della crescita del credito. In Giappone, la forza dello yen è motivo di seria preoccupazione per la Banca del Giappone (BOJ), il che potrebbe accelerare una risposta politica, ma ci aspettiamo un approccio più misurato una volta superate le iniziali turbolenze di mercato.

Abbiamo prestato molta attenzione alla Brexit sin dalla fine del 2015, valutando attentamente l’impatto potenziale di entrambi gli esiti. Resteremo focalizzati sui portafogli dei nostri clienti, ricercando le migliori opportunità d’investimento offerte dalla volatilità del mercato.

Jens Peers, CFA

Chief Investment Officer, Sustainable Equities

Mirova2

Il Regno Unito si è rivelato un paese spaccato. Se il 52% degli elettori ha preferito lasciare l’Unione Europea, il 48% voleva rimanere. A prima vista, sembra sia possibile scorgere alcune tendenze importanti. Londra, la Scozia e l’Irlanda del Nord volevano rimanere. Il Galles e il nord dell’Inghilterra volevano uscire. I millennial volevano rimanere. Le generazioni più anziane volevano lasciare.3

Sebbene il voto non modifichi le sfide che il nostro mondo sta affrontando nel corso della sua evoluzione, crea comunque notevole incertezza a breve termine. Da Mirova, ci aspettiamo che la crescita economica sarà condizionata negativamente, i rendimenti scenderanno, le banche centrali manterranno i tassi bassi per un periodo più lungo e proseguiranno con le loro politiche accomodanti nel prossimo futuro. Prevediamo inoltre che i mercati azionari attraverseranno periodi difficili, la sterlina britannica e l’euro si svaluteranno rispetto al dollaro statunitense, allo yen giapponese e al franco svizzero, e le obbligazioni corporate e periferiche sottoperformeranno se il mercato andrà in modalità risk-off. Inoltre, sul fronte azionario, ci aspettiamo la sottoperformance dei titoli finanziari e dei titoli dei beni voluttuari, nonché la sovraperformance di sanità, energia e beni di prima necessità.

L’incertezza politica peserà sui mercati nelle prossime settimane, a cui si aggiungeranno le prossime elezioni statunitensi e la richiesta, da parte di alcuni schieramenti politici, di indire referendum simili in Francia e nei Paesi Bassi. In tale contesto, riteniamo sia importante continuare a concentrarsi sulle tendenze di crescita strutturale in tutti i settori di cui ci occupiamo.

Ad esempio, la Brexit non avrà potenzialmente alcun impatto sul cambiamento climatico, sull’esaurimento delle risorse naturali e sui cambiamenti demografici. Si aggiunge semplicemente alle cause di volatilità, che possono costituire un’opportunità da considerare assieme ai settori su cui nutriamo le più forti convinzioni e ai titoli ben prezzati.


1 Standard & Poors

2 Mirova è gestita negli Stati Uniti tramite Natixis Asset Management U.S., LLC

3 Fonte: www.ft.com

 

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Fonte: AdvisorWorld.it

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