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Fugnoli Alessandro Kairos Il rosso e il nero FOMO

Messa a fuoco I mercati tra passato, presente e futuro

Messa a fuoco I mercati tra passato, presente e futuro. Mettere   a   fuoco   un   oggetto,   in   particolare   se vicino, è impegnativo. Sono coinvolti il cristallino, la cornea,  la  retina  e  il  nervo  ottico, …

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Alessandro Fugnoli – Kairos Partners SGR


che  utilizzano contemporaneamente  (fonte  Wikipedia)  un  sistema di  telemetria  a  sdoppiamento  d’immagine  basata sulla distanza tra le due assi ottiche (parallasse) e un sistema di accomodamento focale dei piani proiettati sulla retina.

Non finisce qui, naturalmente, perché il prodotto    di    questo    lavoro    va    decodificato    e trasformato  in  immagine  prima  dal  talamo  e  poi  da varie aree della corteccia cerebrale.

Si  può  quindi  capire  quanto  possa  essere  faticoso  spostare  velocemente  e continuamente lo sguardo tra un oggetto lontano e uno vicino e metterli ogni volta a fuoco. Dopo un po’, come si dice in linguaggio colloquiale, va insieme la vista.

I  poveri  mercati,  in  questa  fase,  sono  costretti  a  un  esercizio  ancora  più difficile,  perché  sono  bombardati  da  immagini  che  provengono  da  distanze diverse del passato e del futuro, oltre a quelle del presente.

Non è una novità, si dirà, ma è certamente nuovo che i messaggi che mandano queste immagini sono  in  vivace  contrasto  tra  loro,  cambiano  continuamente  e  sono  spesso differenti a seconda che vengano da un’area geografica o da un’altra.

C’è stato un tempo in cui, ingenuamente, si è pensato a un ciclo a V, con una  rapida  discesa  dovuta  al  lockdown  e  un’altrettanto  rapida  risalita dovuta al controllo della pandemia e alle energiche misure di sostegno fiscali e monetarie messe in atto da quasi tutti i governi.

Si è sempre parlato di una seconda   ondata   del   virus,   certo,   ma   la   si   è   collocata   in   un   futuro sufficientemente  remoto,  l’inverno  2020-21,  da  essere  contrastabile  con  i vaccini in arrivo e quindi non rilevante per l’andamento di breve dei mercati.

Il  virus,  però,  è  risultato  refrattario  a  ogni  modellizzazione. Pur  perdendo gradualmente in letalità in molte zone (non tutte), ha assunto un andamento irregolare quanto alla diffusione, tornando a fare danni (non sempre) dove si è  allentata  l’attenzione  nei  suoi  confronti. 

Si  è  quindi  prodotta  una  sorta  di prima  ondata  e  mezza  alla quale  non  eravamo preparati.  Allo  stesso tempo, la  ricerca  di  vaccini  ha  proceduto  più  speditamente  del  previsto  (anche  se con  risultati  non  uniformi)  e  il  loro  utilizzo  di  massa  è  ormai  questione  di pochissime  settimane,  visto  che  la  Russia  inizierà  già  nella  seconda  metà  di agosto a renderli disponibili alla popolazione.

Questi  dati  complessi  si  riversano  disordinatamente  sui mercati,   che   in   ore   diverse   della   giornata   si   vedono arrivare  notizie  di  segno  opposto.  Le  notizie  dal  passato remoto,  ovvero  dalla  prima  ondata,  sono  pessime.

Il consuntivo  del  secondo  semestre  mostra  un  calo  del  Pil, rispetto  al primo trimestre,  del  10  per cento  in Germania e dell’8.25 negli Stati Uniti (il 32.9 americano di oggi è annualizzato   e   va   quindi   diviso   per   4   per   essere paragonabile con quello tedesco).

Le  notizie  dal  passato  vicino  sono  invece  ottime  e testimoniano  della  forte ripresa di fiducia che è seguita all’attenuarsi della pandemia in Europa e nell’est degli Stati Uniti.

Le notizie dal passato prossimo e dal presente, che ora  cominciano  ad  arrivare,  sono  però  di  nuovo  negative,  o  quanto  meno deludenti,  perché  riflettono  questa  prima  ondata  e  mezza  che  fino  ai  giorni scorsi  si  pensava  circoscritta  agli  indisciplinati  americani  del  sud  e  che  però ora sembra tornare a lambire l’Europa proprio in una fase in cui l’euro forte non la aiuta nella ripresa.

Le   notizie   provenienti   dal   futuro   prossimo   sembrano   dal   canto   loro rassicuranti,  come   abbiamo   visto,   per   quanto   riguarda   i   vaccini.  Sono neutrali,  in  quanto  già  scontate,  rispetto  ai  programmi  fiscali  e  monetari  di sostegno che, dopo l’effetto annuncio, vedono le inevitabili complicazioni del processo di approvazione e di attuazione.

Rischiano di essere negative le notizie dal futuro meno prossimo, ovvero dal novembre  elettorale  americano.  Ci  riferiamo  qui  non  solo  alla  consueta incertezza sull’esito del voto, ma anche alla possibilità che le elezioni vengano rinviate, come sta provando a proporre Trump, perché il voto postale, che in molti stati colpiti da Covid potrebbe sostituire quello tradizionale, si presta a brogli.

La  questione  è  molto  complicata  e  rischia  di  rendere arroventate elezioni che già di loro si preannunciano tese. Il  voto  in  America  non  è  particolarmente  limpido  già oggi (in certe zone un immigrato irregolare può votare, in altre no) e rischia davvero di perdere legittimità.

D’altra parte  la  richiesta  di  Trump  presta  ovviamente  il  fianco ad  accuse  di  ogni  tipo,  soprattutto  in  una  fase  in  cui  i democratici   appaiono   in   grande   vantaggio   (anche   se negli     ultimi     giorni     questo     vantaggio    è     andato assottigliandosi).  Chi  ricorda  il  clima  del  dicembre  2000, quando Gore e Bush si disputarono la vittoria, farà bene a prepararsi a uno scontro analogo, se non più radicale.

Sintetizzando,  chi  investe  deve  muoversi  tra  dati  macro  in  miglioramento più  lento  del  previsto  e  con  banche  centrali  e  governi  che  sembrano  avere dato  quello  che,  nel  breve,  potevano  dare. 

Il  prolungarsi  della  pandemia  e, soprattutto,  il  ritorno  eventuale  di  una psicologia    dominata    dalla    paura, possono    complicare    la    ripresa    dei consumi e allargare l’area delle imprese, soprattutto    piccole    e    medie,    che rischiano  di  esaurire  i  soldi  in  cassa  e quelli disponibili a credito.

Dall’altro lato, il dato sorprendente sulla deflazione americana nel secondo trimestre fa pensare che le banche centrali non avranno remore nel rimettersi a pensare  a  nuovi  strumenti  espansivi. 

Il  prossimo  in  lista  di  attesa  (forse  per settembre) è l’adozione da parte della Fed di un obiettivo di inflazione che tenga conto dell’inflazione restata sotto il due per cento negli anni passati e che cerchi di recuperarla nei prossimi, alzando di fatto il target al 2.5-3 per cento.

Questo   richiederebbe   un   Quantitative   easing   ancora   più   massiccio   e prolungato, nel caso anche azionario. La Bce, dal canto suo, sarebbe obbligata a fare altrettanto, pena un euro troppo forte.

Abbiamo vissuto, nei mercati, una fase di relativa serenità perfino eccessiva. La  seconda  metà  dell’anno  sarà  più  nervosa e  non  sarà  priva  di  momenti sgradevoli.

Chi è  particolarmente  agile  potrà  provare  a  cavalcarli con qualche prudente  incursione  al  ribasso,  chi  lo è  meno  avrà  dalla  sua  parte  la  speranza sempre  più  concreta  dei  vaccini  e  banche  centrali  che  considerano  gli  asset finanziari  strumenti  di  trasmissione  di  una  politica  monetaria  che  dovrà rimanere ultraespansiva per molto tempo a venire.

a cura di: Kairos Partners SGR SpA.

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