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Maggio 2009: Indice di fiducia sugli investimenti in innovazione tecnologica

La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica; L’impresa è per eccellenza il luogo dell’innovazione e dello sviluppo …

INDICE DI MAGGIO 2009 (RILEVAZIONI APRILE 2009)

- Dopo diversi mesi di cedimento, l’Indice Ifiit torna a salire e si riporta a ridosso dei 65 punti, grazie alle aspettative di ripresa segnalati da alcuni comparti, primi fra tutti quello energetico e quello automobilistico. Si registra una certa vivacità e un ritorno di interesse per i piani di sviluppo nell’elettronica e nella chimica.
- La propensione agli investimenti in innovazione tecnologica resta però stabile nel comparto dell’automazione industriale.
- Stabilità si registra anche nei segmenti delle aziende elettromeccaniche, delle telecomunicazioni e delle biotecnologie.
- Resta sempre elevata la domanda di soluzioni informatiche dedicate alla sicurezza dei sistemi di pagamento e delle transazioni commerciali.
- Si conferma la fase negativa per il settore tessile, contrastati invece il metalmeccanico e il lusso, due comparti nei quali si evidenziano tendenze contrapposte: a fianco di alcune aziende in ripresa si registrano casi di crisi accentuata.
- Grande attenzione suscita la grande distribuzione organizzata come conseguenza di piani di espansione che alcune grandi catene stanno manifestando in vista della ripresa del ciclo economico.

- Rallenta la percezione del digital divide tra sistema-Italia e altri Paesi avanzati.

- Persiste la debolezza del commercio tradizionale mentre il comparto dell’edilizia residenziale manifesta un aumento delle aspettative di acquisto di tecnologia per i prossimi mesi come effetto della ricostruzione nelle zone del terremoto.
– Stabile e positiva la propensione agli investimenti in regioni come la Lombardia, l’Emilia-Romagna e il Lazio. In ripresa le aspettative di investimento nella regione Piemonte. Maggiore debolezza per alcune aree del Triveneto.

Torna a crescere l’Indice Ifiit che, sulla base delle rilevazioni compiute nel mese di aprile, si riporta verso la quota dei 65 punti. Sembra diffusa tra gli imprenditori intervistati la consapevolezza che la crisi possa aver toccato il suo punto minimo. Questo clima è senz’altro influenzato anche dal ciclo dei mercati azionari, il cui corso sta mostrando diversi tentativi per risalire la china.
Aprile è stato caratterizzato dalla riunione del G-20 a Londra nei primi giorni del mese, dove è stata concertata una serie di iniziative per riportare equilibrio nei sistemi economici di tutti i paesi più industrializzati. Nel corso delle settimane diversi indicatori hanno messo in rilievo un mutamento della direzione dell’economia e degli scambi (il Baltic Index delle spedizioni mercantili ha segnato una leggera risalita, gli indicatori delle attività immobiliari statunitensi hanno mostrato una crescita dell’interesse e dell’attività, in Germania l’indice Zew degli investitori è tornato positivo per la prima volta dal luglio del 2007). In Italia il presidente degli industriali Emma Marcegaglia ha
dichiarato che l’economia nel nostro paese potrebbe tornare a crescere dal mese di luglio, un messaggio rilanciato anche da ministri come Tremonti e Scajola, secondo i quali si cominciano a cogliere i segnali di un cambiamento. Ad imprimere ottimismo c’è in primo piano la considerazione che Cina e India manterranno un tasso di crescita superiore al 6% per tutto l’anno in corso e poi c’è la vicenda Fiat-Chrysler, che gran parte della filiera produttiva nazionale sembra salutare con grande interesse e auspicio. Proprio nella scia di questa prospettiva il comparto dei trasporti e delle industrie che lavorano al servizio dell’automotive hanno alzato il livello delle spettative e della fiducia, tanto che hanno segnalato un ritorno – anche in tempi medi – dei progetti di innovazione tecnologica che la crisi aveva fatto ritardare a causa della crisi.
Ma l’evento che più ha contrassegnato questo mese è stato il terremoto in Abruzzo, che ha messo a dura prova sia le famiglie sia le imprese. La perdita di familiari, della casa e del lavoro per molti abitanti ha causato uno sfilacciamento delle attività produttive che non potrà essere riparato in tempi brevi, anche se dal punto di vista della ricostruzione potrebbero esserci significativi piani innovativi, orientati all’utilizzo di tecnologie più rispondenti alle misure anti-sismiche. A livello internazionale i dati del Fondo Monetario Internazionale confermano lo stato di difficoltà dell’attuale congiuntura. Secondo l’FMI la crescita dell’economia mondiale nel 2009 sarà negativa (-1,3% a fine anno) mentre tornerà positiva nel corso del 2010 (+1,9%). Per quanto riguarda l’Europa e in particolare l’Italia il Pil a fine anno potrebbe scendere anche del 4% mentre nel 2010 si tornerà ad avere un aumento della ricchezza, anche se modesto (+0,4%). Nell’area euro i prezzi resteranno stabili, mentre la disoccupazione potrebbe superare il 10%.

I settori che mantengono alta o che risentono del calo degli investimenti in innovazione in misura inferiore rispetto alla media del Paese
I comparti che sono risultati più rispondenti a riprendere un ciclo di investimenti in innovation technology sono stati l’automobilistico, l’energetico, l’elettronica e la chimica, che si sono riportati su valori di buon livello e in alcuni casi sopra la media dell’indice complessivo (energia ed elettronica in particolare). Grande l’aspettativa tra i produttori di componenti auto e tra i fornitori di sistemi e parti del motore e della carrozzeria, pronti ad investire in soluzioni di maggiore produttività se i segnali dovessero essere confermati nei prossimi mesi da una consolidata ripresa degli ordini. Il segmento dell’automazione industriale non ha segnalato però un cambiamento di direzione: la propensione agli investimenti è rimasta stabile, come del resto risulta evidente anche nelle realtà elettromeccaniche.
Tra i settori che sono decisi ad investire in innovazione al di sopra dei valori della media nazionale, nel mese di aprile sono degni di considerazione le telecomunicazioni, le biotecnologie e una buona parte del settore farmaceutico.
Anche questo mese i sistemi e le soluzioni per la sicurezza dei pagamenti e delle transazioni commerciali hanno evidenziato il più alto gradimento sotto l’aspetto dell’innovazione.

I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione tecnologica allineata ai valori della media nazionale dell’Indice
Il settore della Grande Distribuzione Organizzata, GDO, che ha vissuto una fase di rallentamento nel periodo autunnale e invernale, comincia a manifestare una maggiore attenzione verso i temi legati all’innovazione tecnologica. In alcuni casi si tratta di pianificazione di nuovi interventi sia sulle strutture già esistenti (con l’introduzione delle tecnologie di pagamento diretto da parte dell’utente) sia attraverso lo sviluppo della rete con la creazione di nuovi insediamenti da parte delle catene in espansione.
Allineata ai valori dell’indice Ifiit nazionale c’è anche il segmento della meccanica fine e di precisione, dove, pur in assenza di una sensibile crescita degli ordini, c’è un aumento delle aspettative che gli operatori hanno manifestato.

I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione inferiore ai valori della media generale dell’Indice o che presentano sensibili scostamenti dal livello del mese precedente
In costante diminuzione la propensione agli investimenti da parte del comparto tessile e del commercio tradizionale, che sono i settori più colpiti dalla crisi e dal clima di sfiducia. Anche i mondi dell’artigianato e di alcune aziende del settore metalmeccanico, del lusso e dell’elettromeccanica manifestano uno spiccato sentiment di abbandono dei progetti innovativi. Però – secondo gli esperti del Focus Group di Ifiit consultati per avere chiarimenti al riguardo – mentre le piccole e medie realtà sono in una fase molto critica, altre aziende potrebbero reingegnerizzare il processo produttivo e trovare un nuovo livello di maggiore efficienza. In sostanza, la crisi potrebbe essere stata l’occasione per molti di poter ristrutturare la produzione. Se questo è vero nel corso dei prossimi mesi si potrebbe assistere ad un maggior ricorso all’analisi dei modelli e alla progettazione di nuove organizzazioni industriali, più competitive e più produttive.

I macrosettori economici: commercio, pubblica amministrazione, edilizia
Accanto alla staticità della pubblica amministrazione e alla flessione del commercio tradizionale, qualche segno di vivacità e di attenzione verso l’innovazione tecnologica si registra nel comparto edile, per due diverse ragioni. La prima è legata soprattutto alle vicende del terremoto, al quale dovrà necessariamente seguire una fase di ricostruzione più accorta e tecnicamente più dotata. La seconda – che presenta caratteristiche di più lungo periodo – è strettamente correlata all’architettura eco-sostenibile e a tutti i progetti che possono fare della casa residenziale un concentrato di nuove tecnologie che spaziano dai sistemi energetici autonomi al controllo a distanza, al design e alla utilizzazione di nuovi materiali, solo per citare alcuni fattori. In queste nuove progettazioni l’Information technology avrà un impatto significativo, sia per l’aspetto creativo (Cad,Cam) sia per il compito di governo delle risorse negli impianti. Altre applicazioni di bio-architettura sono attese anche per centri commerciali e per centri ospedalieri, dove cominciano a muoversi i primi passi in questo senso.

Il digital divide
In questo mese il sentiment sul digital divide tra il nostro Paese e quelli più avanzati si è espresso a favore di un accorciamento del gap tecnologico. Circa il 70% degli intervistati – dunque almeno due operatori su tre – ritengono che la distanza tecnologica si stia riducendo ma non per fattori interni (legati cioè alla capacità del made in Italy di recuperare efficienza attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie) bensì per ragioni esterne (in quanto diversi altri Paesi come ad esempio la Germania e il Giappone stanno attraversando una crisi di grandi dimensioni, tale da inficiare la fiducia e da ridurre il senso della competitività, pur in presenza di tecnologie avanzate).

L’innovazione tecnologica nelle diverse aree geografiche
Il livello di propensione agli investimenti in soluzioni e prodotti ad alto contenuto innovativo si mantiene elevato in regioni come la Lombardia, l’Emilia-Romagna e il Lazio. Da segnalare un sostanziale recupero del Piemonte, vitalizzato dalla vicenda Fiat-Chrysler. Restano deboli le posizioni delle regioni meridionali e delle grandi isole mentre appaiono stabili le zone del Centro- Italia (Toscana, Marche, Umbria), più caratterizzate dalla presenza di piccole e di medie imprese. Degno di essere analizzato un fenomeno che riguarda il Triveneto: si assiste ad un calo della fiducia in aree della regione Veneto (Vicenza soprattutto), mentre tengono la posizione il Friuli-Venezia Giulia e il Trentino-Alto Adige.

Focus mensile: Il settore della meccanica
Il comparto delle aziende meccaniche è tra i più ciclici: è tra i primi a rallentare di fronte all’avanzata della crisi, è tra i primi a ripartire non appena ci siano segnali di risveglio dell’economia. Il fatto che questo comparto non abbia ancora manifestato un recupero dei livelli di fiducia conferma che il momento difficile deve ancora essere superato. Secondo Emma Marcegaglia, presidente degli industriali italiani, solo a partire da quest’estate si potrebbe invertire la tendenza. A conferma di questo scenario giunge la ricerca compiuta da Mediobanca in collaborazione con Unioncamere. Secondo lo studio sul settore meccanico (focalizzato su 4500 imprese, di cui 1800 del Nord-Ovest, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria), 3 aziende su 4 ritengono che nel corso dell’intero 2009 vedranno ancora calare ordini e produzione. Ma il dato su cui riflettere è un altro: mentre nel 2008 le aziende avevano compiuto investimenti (circa il 75%,
dunque 3 su 4), nell’anno in corso la percentuale scende al 50%. Dunque una sola azienda su due avvierà o manterrà progetti di investimento nel 2009. La maggior parte delle attenzioni sarà rivolta alla creazione di nuovi impianti produttivi (per l’84% degli imprenditori che innoveranno) mentre circa la metà di coloro che avvieranno investimenti lo farà per implementare e migliorare i prodotti
(54%). Secondo Claudio Gagliardi, responsabile dell’ufficio studi di Unioncamere, “il 45% degli imprenditori farà investimenti con la formula dell’autofinanziamento, a testimonianza di un fondamentale buon stato di salute delle imprese”. Per quanto riguarda le modalità con cui i titolari d’impresa affrontano la crisi, il 32% delle aziende coinvolte nell’indagine, soprattutto medie, ha asserito che sta svolgendo una complessa “riorganizzazione produttiva”.

Autore: Joseph A. Schumpeter (IFIIT RESEARCH)

Fonte: Assoconsulenza

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