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Gkionakis Vasileios Banque Lombard Odier & Cie SA

Lombard Odier : La storia di due dollari

Lombard Odier Investment Managers : Principali evidenze: Attualmente, il contesto di mercato è caratterizzato da troppi rischi e incognite. Di conseguenza, le previsioni sono soggette a margini di errore insolitamente elevati……..

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Vasileios Gkionakis, Head of FX Strategy, Banque Lombard Odier & Cie SA.


    Generalmente, è ormai certo che la crescita globale subirà un forte impatto nel primo semestre del 2020, ma il nostro scenario principale continua a prevedere una forte ripresa nel secondo semestre del 2020.

    Supponendo che questo sia giusto, e in scia alle azioni straordinarie messe in atto della Fed, nel corso del 2020 la convergenza dei tassi statunitensi – più bassi e più vicini agli altri del G10 – dovrebbe far crescere le pressioni sul dollaro rispetto alle altre principali valute di riserva

    Il dollaro, dal canto suo, potrebbe essere ben supportato contro gran parte delle valute emergenti, visto il nuovo scenario “lower for longer” dei prezzi dell’energia

    Tuttavia, ci aspettiamo ancora che il Renminbi cinese e alcune valute asiatiche riportino performance migliori dopo lo shock iniziale

In questo caso, il rischio principale è rappresentato dal riaffiorare della stretta di liquidità per il dollaro, che si tradurrebbe in un nuovo apprezzamento della valuta stessa.

Il contesto attuale è caratterizzato da moltissimi rischi e incognite, rappresentati da:

1. L’entità della pandemia di coronavirus e la sua evoluzione,

2. Le risposte della politica monetaria (e la loro efficacia),

3. I tempi, la portata e la composizione degli stimoli fiscali,

4. Gli effetti collaterali delle restrizioni imposte da vari paesi e,

5. Gli sviluppi della recente crisi di liquidità del dollaro.

Di conseguenza, le nostre previsioni sono soggette a un margine di errore insolitamente elevato. È impossibile incorporare l’incertezza relativa a così tanti fattori nelle nostre stime per i prossimi 2-3 trimestri. L’unica cosa che possiamo fare è interpretare al meglio le azioni messe in atto, valutarne l’evoluzione e poi delineare il nostro scenario principale, che resta comunque soggetto a uno scenario di notevoli incertezze.

In sintesi, le nostre ipotesi ruotano intorno ai seguenti punti:

  1. La pandemia dovuta alla diffusione del virus sopprimerà sostanzialmente l’attività economica nel primo e nel secondo trimestre, ma le probabilità che si registri una ripresa nel secondo trimestre del 2020 restano ancora elevate, anche grazie alla significativa quantità di stimoli forniti.
  2. La politica monetaria ha risposto in maniera vigorosa, utilizzando sia misure convenzionali (tagli dei tassi di interesse) sia misure non convenzionali di quantitative easing (QE). Tuttavia la politica fiscale pesa come un macigno e, in questo senso, le dimensioni contano, ma la composizione è altrettanto importante. Sono necessarie infatti delle misure per tutelare la salute pubblica volte a “appiattire” la curva dei contagi, oltre a misure che consentano alle aziende di sostenere i costi legati al brusco calo della domanda e quelli necessari per mantenere l’organico invariato. Negli ultimi giorni, diversi paesi hanno compiuto passi molto importanti che, a nostro avviso, saranno di grande aiuto. E probabilmente la lista sarà lunga.
  3. La Federal Reserve statunitense alla fine riuscirà (si spera) a far fronte alla stretta di liquidità del dollaro, responsabile dell’impennata della valuta stessa da inizio di marzo. L’annuncio di un QE illimitato e l’aggiunta (senza precedenti) di obbligazioni corporate investment grade all’interno del programma di acquisto di asset da parte della banca centrale statunitense sono grandi passi in avanti nella giusta direzione.
  4. Tuttavia, e al di fuori del controllo delle autorità, altre importanti variabili, come i prezzi dell’energia – gestiti dall’OPEC, rappresenteranno ancora un ostacolo per gran parte dei mercati emergenti.

Sulla base di queste ipotesi, i rendimenti più bassi negli Stati Uniti si avvicineranno ai livelli di altri paesi del G10, aumentando l’importanza del tasso dei differenziali e, alla fine, facendo più pressione sul dollaro, soprattutto rispetto alle altre valute principali.

Abbiamo stimato che, alla fine dell’anno, il cambio EUR-USD si attesterà a quota 1,16, quello EUR-CHF a 1,08, GBP-USD a 1,28 e USD-JPY a 103. Tuttavia teniamo in considerazione l’elevata volatilità, che può portare a una forte instabilità dei mercato, del 4% e il 6% rispetto alla previsioni.

Ci aspettiamo inoltre che il dollaro sia ben sostenuto contro gran parte del segmento valutario emergente, per via del nuovo scenario “lower for longer” dei prezzi dell’energia. Tuttavia ci aspettiamo ancora che il Renminbi cinese e altre valute asiatiche registrino performance superiori dopo lo shock iniziale.

In questo senso, sarà “la storia di due dollari”: uno con una performance più soft rispetto alle altre valute di riserva del G10 (EUR, JPY, CHF e oro) e uno più forte rispetto alle valute emergenti (eccetto CNY e altre valute asiatiche).

Chiaramente, i rischi a nostro avviso sono considerevoli ma anche simmetrici. Questi includono:

1. La pandemia si aggrava ulteriormente e produce un impatto più grave e duraturo sull’economia globale (dollaro positivo attraverso una più severa compressione della liquidità).

2. L’incapacità della Fed di affrontare il problema dello stress di liquidità in dollari (dollaro positivo).

3. Un rimbalzo molto forte dell’economia globale nella seconda metà del 2020 (dollaro negativo).

4. I paesi dell’OPEC+ risolvono le loro differenze e ripristinano l’alleanza (valute emergenti positive).

Fonte: AdvisorWorld.it

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