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LGIM torna a fare pressione sulle aziende perché siano più responsabili sul clima e raggiungano le zero emissioni nette

LGIM disinvestirà da 4 società che non hanno risposto in modo soddisfacente alle azioni di engagement; altre 9 imprese rimangono nella lista di esclusione

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Michelle Scrimgeour, Chief Executive Officer di Legal & General Investment Management


    Il rafforzamento dell’engagement sul tema del cambiamento climatico mostra risultati positivi: il 22% delle società inserite nella priority list di LGIM ha impostato obiettivi di zero emissioni nette

    Durante la proxy season 2021 (il periodo in cui si tengono i meeting annuali con gli azionisti), LGIM ha votato contro 130 aziende che non sono state in grado di raggiungere gli standard minimi legati al cambiamento climatico richiesti

Legal & General Investment Management (LGIM), uno dei più grandi asset manager al mondo, ha pubblicato oggi il suo report annuale denominato “Climate Impact Pledge”, rivelando che disinvestirà da quattro nuove società che non hanno attuato azioni sufficienti per affrontare i rischi legati al cambiamento climatico.

Lanciato nel 2018, questo è il primo Climate Impact Pledge con l’approccio rafforzato di LGIM annunciato lo scorso anno, che ha visto l’asset manager impegnarsi per espandere le sue attività di engagement verso 1.000 aziende a livello globale in 15 settori chiave per il contrasto al cambiamento climatico, responsabili di oltre il 50% delle emissioni di gas serra da parte di imprese quotate. Le aziende che falliranno nel raggiungere gli standard minimi saranno soggette a sanzioni esercitate tramite il diritto di voto di LGIM nei loro board, così come a possibili disinvestimenti da fondi di LGIM per un valore di circa 67 miliardi di euro, inclusi quelli appartenenti alla gamma Future World, e da tutti i default fund quali L&G Workplace Pensions e L&G MasterTrust.

Quest’anno, LGIM disinvestirà da Industrial and Commercial Bank of China, AIG, PPL Corporation e China Mengniu Dairy, che non sono state in grado di rispondere in maniera soddisfacente all’engagement e/o hanno violato le limitazioni su impiego di carbone, disclosure sulle emissioni e deforestazione. Queste società si aggiungono a China Construction Bank, MetLife, Japan Post, KEPCO, ExxonMobil, Rosneft, Sysco, Hormel e Loblaw, che rimangono nella lista di esclusione di LGIM e devono ancora intraprendere azioni concrete per essere riammesse.

LGIM è inoltre lieta di annunciare che il retailer statunitense del settore alimentare, Kroger, in precedenza inserito nella lista di esclusione, sarà reintegrato in fondi rilevanti a seguito dei miglioramenti nelle sue politiche sulla deforestazione e nella disclosure, così come per i suoi sforzi nel promuovere prodotti a base vegetale meno inquinanti. Kroger si affianca alla casa automobilistica Subaru e alla compagnia petrolifera Occidental Petroleum che sono state anche loro reintegrate negli anni passati.

Un engagement rafforzato per guidare il progresso

LGIM ha annunciato lo scorso anno che con il suo nuovo approccio ampliato avrebbe attuato un engagement più approfondito con 58 imprese che sono molto influenti nel loro settore d’appartenenza, ma che devono ancora attuare la transizione verso l’obiettivo delle zero emissioni nette. I progressi fatti lo scorso anno sono incoraggianti: quasi tre quarti delle imprese hanno risposto positivamente alle campagne di engagement e 13 delle 58 aziende hanno inserito le zero emissioni nette tra gli obiettivi aziendali da raggiungere.

A seguito della decisione di implementare, per circa 1000 grandi aziende, rating climatici con un sistema “a semaforo” pubblicamente disponibili, LGIM ha ulteriormente ampliato le sue sanzioni tramite diritto di voto per le imprese che non rispettano gli standard minimi, come avere membri all’interno del consiglio d’amministrazione con responsabilità sulle questioni climatiche, dare informative complete sulle emissioni di carbonio e avere programmi per la riduzione dei gas serra. Durante la proxy season 2021, LGIM ha espresso voto contrario nei confronti di 130 aziende – con il settore bancario, assicurativo, real estate, tecnologico e delle telecomunicazioni tra quelli più sanzionati.

Michelle Scrimgeour, Chief Executive Officer di Legal & General Investment Management e co-presidente del Business Leaders Group del Governo del Regno Unito per la COP26, ha aggiunto: “Il cambiamento climatico è una delle problematiche più gravi per la sostenibilità che stiamo affrontando e noi di LGIM supportiamo totalmente gli sforzi per allineare il sistema finanziario globale a un percorso che tenga l’innalzamento delle temperature ben al di sotto dei 2°C. Abbiamo preso un forte impegno per portare avanti questa agenda in tutte le sezioni della investment chain, dal nostro engagement con imprese e policymaker al nostro processo di investimento e all’impegno di LGIM stessa per le zero emissioni nette. Partecipare a forum quali il COP26 Business Leader Group, in vista della cruciale conferenza sul clima che si terrà quest’anno a Glasgow, ha messo in evidenza la necessità di azioni coordinate contro il cambiamento climatico per portare la società verso un futuro sostenibile. Non si possono fare progressi agendo in modo isolato e noi, in qualità di investitori, abbiamo un ruolo di primo piano nell’allocazione responsabile del capitale e nell’agire come guida per incoraggiare nelle imprese in cui investiamo quei progressi che portano a raggiungere i nostri obiettivi di sostenibilità complessivi.

Nell’ultimo anno, noi di LGIM abbiamo deciso di affrontare il cambiamento climatico con molte iniziative, come la partecipazione a forum quali quello appena citato, la Net Zero Asset Managers Alliance lanciata a dicembre e la più recente Glasgow Financial Alliance for Net Zero.”

Svan Yasmine LGIM Legal & General Investment Management

Yasmine Svan, Senior Sustainability Analyst di LGIM ha dichiarato: “I miglioramenti nei dati e nelle analisi ci hanno permesso di accrescere la nostra copertura e rafforzare quelli che consideriamo standard minimi sulla gestione del rischio climatico, attraverso un aumento delle sanzioni tramite voto, integrate dal nostro engagement più approfondito con settori chiave. Allo stesso tempo, mentre gli investitori intensificano i controlli sulle aziende, anche le aziende stesse aumentano le loro ambizioni. Siamo lieti di poter accrescere il numero di società reinserite nei nostri fondi in seguito ai progressi fatti e continueremo ad impegnarci e a collaborare per contribuire ad aumentare gli standard generali sul mercato.”

Da quando LGIM ha lanciato il suo Climate Impact Pledge, i suoi rating climatici nei diversi mercati e settori hanno visto progressi positivi. Dal 2020 a oggi, i rating delle aziende asiatiche hanno superato in media quelli delle imprese del Nord America, con il più grande incremento relativo proveniente dai mercati emergenti. Tuttavia, meno di un quinto delle imprese dell’Asia Pacifico e solo un terzo delle nordamericane raggiungono pienamente gli standard minimi sul clima impostati da LGIM.

I ranking hanno anche messo in mostra approcci contrastanti a seconda del settore di riferimento, con le utility e l’automotive che hanno raggiunto il punteggio più alto. Al contrario, i settori in cui si sono visti meno miglioramenti nel periodo di engagement considerato sono stati l’acciaio, il settore dell’aeronautica e quello minerario. Sebbene la piena conformità con gli standard climatici minimi di LGIM sia rara, anche nei settori che sono più all’avanguardia sulla transizione verso le basse emissioni di carbonio, la spinta per le zero emissioni nette ha preso piede, tanto che il numero delle società che hanno raggiunto questo obiettivo è quasi raddoppiato da ottobre 2020.

Fonte: AdvisorWorld.it

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