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L’espansione del valore

In essenza, o meglio in estrema sintesi, potenziare il valore, non solo economico, di una persona implica varie forme di espansione nello spazio e nel tempo delle dotazioni di quella persona….


GAM Italia e Prof. Paolo Legrenzi Laboratorio di Economia Sperimentale


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Il concetto di espansione nello spazio-tempo è interessante perché attraversa molti fenomeni. I tempi collegati agli investimenti non sono sempre gli stessi, come ho già osservato.

Il problema generale è che i tempi sono spesso troppo corti: il valore emerge su tempi più lunghi. Il fatto è che siamo vincolati dall’incertezza del futuro e questo ci induce ad appoggiarci su tempi corti, quasi si trattasse di “prolungamenti del presente”.

Siamo quindi inclini a fare previsioni solo “a breve termine”. Più che previsioni forse si tratta di estensioni del presente nell’immediato futuro, al massimo un anno, dello stato presente. Un classico esempio è il periodo di tempo scelto dall’Economist per fare previsioni.

In realtà, se voi spacchettate il rendimento medio di un fondo sovrano come quello norvegese, vi accorgerete che le previsioni a un anno sono troppo corte perché si verificano ampie oscillazioni da un anno all’altro. Troppo corte quindi per  essere indicative di quello che succede sui tempi medi.

Quindi il tempo di un anno è sovente troppo corto e dovete considerare in blocco periodi più lunghi, eventualmente da “spacchettare” in intervalli più brevi. Lo stesso vale anche per lo spazio, per esempio l’andamento dei prezzi degli immobili nelle varie città del mondo.

Anche nei casi più classici, come lo S&P500, abbiamo correlazioni tra prezzi e utili ma queste si rivelano solo su tempi abbastanza lunghi, al punto che spesso “sfidano” le previsioni fatte sui tempi brevi.

Per quanto riguarda i tempi e le nozioni di spacchettamento e di espansione, desidero raccontarvi una serie di storie volte a esemplificare il concetto anche in campi diversi dalla finanza.

Cominciamo con il giovane Adalberto Giazotto, scienziato errabondo con base a Pisa. Fin da piccolo era stato affascinato dall’elettricità, dalle antenne e dalla ricezione di segnali. A nove anni già costruiva radio e trasmettitori.

Da grande si mise a collezionare cristalli. Possedeva una tormalina formatasi un miliardo e settecento milioni di anni fa, un intervallo disumano se si pensa al periodo trascorso dalle prime tracce dei nostri progenitori sulla terra. Giazotto studiò fisica ed ebbe grandi maestri come Edoardo Amaldi. Fu colpito dall’eleganza formale della teoria della relatività ma anche dall’ipotesi di Einstein che i cataclismi cosmici avessero emesso onde gravitazionali.

Non si trattava di tracce del passato facili da individuare come i suoi cristalli. Era necessaria un’antenna ricevente ben più sensibile di quelle che costruiva a dieci anni. Andrea Parlangeli, fisico e giornalista, è riuscito a raccogliere la testimonianza di questa caccia trentennale alle onde gravitazionali. Parlangeli, con grande maestria e una scrittura limpida, ci tiene col fiato sospeso fino ai due successi finali. Giazotto ha potuto gioirne prima del 16 novembre 2017, quando ci ha lasciato.

E’ ritornato tra le musiche degli spazi siderali, forse simili a quelle di Beethoven che tanto aveva amato. Il primo successo è la cattura delle onde gravitazionali emesse dallo scontro di due buchi neri, due grandi lenti che piegano i raggi di luce, la forma più compatta di energia in tutto l’universo. Dopo lo scontro i buchi neri si fondono come due gocce d’acqua. Due gocce corrispondenti ciascuna a trenta e trentacinque masse solari producono una mega-goccia di sessantadue masse solari. La somma non fa il totale: il resto della massa si disperde nell’universo sotto forma di onde gravitazionali.

Il secondo successo è del 17 agosto 2017 quando Giazotto cattura i segnali inviati da due stelle giganti che terminano la loro vita con un’esplosione chiamata “kilonova”. La kilonova catturata da Giazotto e dai suoi collaboratori ha prodotto un’enorme massa composta, tra l’altro, di elementi pesanti tra cui platino, oro e uranio.

Chi indossa un gioiello d’oro ha su di sé la testimonianza di un’esplosione di qualche miliardo d’anni fa. Giazotto ci ha fornito una nuova dimostrazione dell’espansione continua dell’universo. Le onde gravitazionali intercettate confermano le misure ottiche ottenute grazie a telescopi potentissimi. Sono due modi diversi per capire un universo che continua a “spacchettarsi” separando e allontanando sempre più le sue parti.

Tradurre con “spacchettamento” il più versatile termine inglese “unbundling” rende l’idea dell’aprirsi di un pacchetto in precedenza chiuso e compatto, ma non quella di “separazione” e “scorporamento”. Unbundling è un costrutto teorico che è stato recentemente applicato in diversi campi.

Nella prossima lezione vedremo come è stato applicato in economia da Richard Baldwin.

Per ora mi limito a mostrare un ultimo esempio di “spacchettamento” di una media e di un trend ricavati da un lungo intervallo temporale.

Si tratta della correlazione inversa tra aumento dei tassi e andamento del mercato azionario: il primo scende e il secondo sale.

Fonte: AdvisorWorld.it

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