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La tutela del Risparmio è questione politica

“I portafogli delle famiglie sono sub-ottimali”, osserva Nadia Linciano nell’ultimo Quaderno CONSOB e da tale percezione la sua ricerca prende spunto per esplorare le cause e le soluzioni praticabili per …..

correggere l’anomalia ottimizzando la gestione dei portafogli. E’ il sano obiettivo del ricercatore che intende fornire il suo contributo teorico per la tutela del risparmio.

Lo stesso fine è a monte dell’iter normativo che vede, nell’ultimo Regolamento Consob, una delle fasi culminanti della cospicua attività giuridica volta a disciplinare l’attività dei Consulenti Finanziari persone fisiche e società. Il nuovo Regolamento Consob, spiega ai consulenti finanziari come dovranno gestire la loro relazione con i risparmiatori perseguendo l’obiettivo assegnato di tutela del risparmio. La Linciano si spinge avanti fino ad osservare, con evidente lucidità e competenza, che, nel caso italiano, i risparmiatori “più informati e assoggettati a movimentazioni più frequenti” siano quelli con portafogli meno diversificati e perdite maggiori.

Cita il caso dei traders on line che avvolti nell’euforia di un’eccessiva attività di trading confezionano, per sé, portafogli particolarmente inefficienti cui seguono perdite e costi rilevanti come sommatoria dei costi di negoziazione.

Per scomporre il processo di elaborazione delle informazioni che conduce il risparmiatore alla scelta delle operazioni di investimento, la Linciano chiama in causa l’euristica della rappresentatività che conduce alla formulazione di giudizi di probabilità sulla base di stereotipi noti e situazioni familiari generando errori previsionali sistematici.

L’euristica della rappresentatività è la ricerca della probabilità che un evento possa verificarsi in funzione della sua somiglianza con altro evento noto all’osservatore. Il risparmiatore-investitore, si trova, costantemente, alle prese con una quantità di informazioni che non è in grado né di raggiungere completamente, né di elaborare nella loro complessità e vastità; adotta, pertanto, decidendo di accontentarsi e sistematicamente delle scorciatoie mentali, spesso in modo automatico ed inconsapevole; la sua priorità è decidere semplificando e adattando a sé il processo di scelta. Tanto questo è vero che, come osserva la Linciano, “l’atteggiamento verso il rischio non è costante ma varia a seconda che i soggetti si confrontino con perdite o guadagni.” Se vivono la condizione della perdita, proiettano la perdita nel futuro, se la condizione è di guadagno, la previsione è di un ulteriore guadagno. E’ un approccio pratico e rapido ma che induce il risparmiatore verso l’ impoverimento del suo capitale.

L’approccio dell’industria è, ovviamente, opposto, scientifico e matematico. Il risparmiatore, mosso dall’umano desiderio di avere ragione inventa, con l’ausilio di strumenti rozzi di indagine, la sua finanza virtuale ed irreale; cioè egli sceglie, di volta in volta, non la peculiarità del prodotto x o y ma, più semplicemente in x o y il prodotto finanziario che vorrebbe che fossero.

Tale processo decisionale non riguarda solo la scelta del prodotto ma coinvolge anche la scelta dell’interlocutore finanziario, nell’ambito dell’industria. I regolatori dei mercati e le istituzioni aventi funzioni di presidio e di controllo a tutela del risparmio, spesso, introducono nuove e più stringenti norme volte a superare la condizione di fragilità sopra descritta; tale massiccia attività normativa si traduce in una mole notevole di documenti, pre-contratti, contratti, moduli, quindi nuova carta scritta e complessa che finisce sul tavolo del risparmiatore il quale, invece, mostra di preferire la semplificazione. La stessa Linciano riferisce che “E’ documentato il fatto che una maggiore quantità di informazioni non aumenta le capacità di analisi e di scelta, potendo per contro generare il cosiddetto information overload, ossia l’incapacità da parte dell’individuo di impiegare il tempo e le competenze necessari per l’elaborazione delle informazioni a sua disposizione.” Quindi: punto e a capo…

Quale soluzione? La Linciano la anticipa citando la consulenza in materia di investimenti e, con le parole di Kahneman e Riepe, la qualifica come “attività prescrittiva il cui obiettivo principale consiste nel guidare gli investitori nel processo decisionale nel loro migliore interesse.”

Allontanandoci dal testo della Linciano per entrare nel nuovo Regolamento Consob come da delibera n.17130, fino a leggere l’art. 8, lettera d) troviamo: “essere in possesso dei requisiti di indipendenza previsti dal regolamento ministeriale di cui all’art. 18bis del testo Unico”. L’art. 8 elenca i requisiti per l’iscrizione all’Albo dei consulenti finanziari.

Concludendo, una soluzione o la soluzione che si propone al mercato del risparmio per la sua salvaguardia è la consulenza in materia di investimenti, solo se, accompagnata dall’obbligo del requisito di indipendenza. La guida di “un processo decisionale” che sia finalizzato al perseguimento del “migliore interesse” degli investitori non può prevedere, né accettare compromessi; la guida deve essere libera e tendere dritta verso l’obiettivo senza soste su obiettivi diversi che potrebbero confondere il precorso dei professionisti coinvolti. Nei prossimi anni, l’attore principale, il mercato, farà le sue scelte guidato dalla Politica che, tra le sue priorità, dovrebbe contare la tutela del Risparmio. Tale priorità, nel nostro paese in particolare, data la dimensione del risparmio come patrimonio nazionale, dovrebbe collocarsi in cima alla classifica.

Autore: Giannina Puddu, presidente Free&Partners

Fonte: (A conti fatti del 03.02.2010 – Assofinance) – IFAWorld.it

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