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La consulenza oggettiva come valore per il risparmio

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Intervento Giannina Puddu – Convegno Assofinance del 23 aprile 2009…

Il titolo dato al nostro convegno anticipa uno sforzo intellettuale teso a dimostrare che la consulenza finanziaria rappresenta e rappresenterà un valore per il risparmio. Questo esercizio prevede, a sua volta, una premessa sul risparmio come Valore in sé. Questa premessa è indispensabile per comprendere l’importanza sociale del circolo finanziario virtuoso che la consulenza può contribuire ad attivare.
Il risparmio, in economia, è la quota del reddito di persone, imprese o istituzioni che non viene spesa nel periodo in cui il reddito è percepito, ma è accantonato per essere speso in un momento futuro da soggetti diversi compresi i soggetti che lo hanno determinato.

I soggetti economici di una nazione possono dividersi in tre grandi categorie, le famiglie, le imprese e la pubblica amministrazione.

Delle tre categorie, solo le famiglie risultano nel complesso risparmiatrici nette. Le imprese private e la pubblica amministrazione, al contrario, sono alla perenne ricerca di nuove risorse finanziarie. La loro ricerca è soddisfatta direttamente dalle famiglie, alle quali cedono, in cambio, titoli (azioni e obbligazioni) oppure, ancora, indirettamente, dalle stesse famiglie ricorrendo al credito bancario che, a sua volta, si finanzia ricorrendo ai depositi delle famiglie. Solo questa semplice ed essenziale osservazione basta a spiegare il VALORE del Risparmio. Tutto il processo economico delle nazioni si alimenta attraverso il risparmio delle famiglie. Osserviamo, inoltre, che la gestione dei flussi di surplus e deficit è accentrata nelle mani delle banche. In ciò sta l’immenso privilegio di cui gode il sistema bancario e la sua straordinaria responsabilità verso le nazioni. In ciò sta la legittimazione concessa dalle nazioni all’imprenditorebanchiere.

Nella macro-categoria della pubblica amministrazione sono comprese le istituzioni chiamate al controllo dei processi finanziari; in Italia, riconosciamo, al vertice del sistema dei controlli: l’Antitrust, la Consob, la Banca D’Italia.
Se il sistema bancario diventa AVIDO e, dunque, incapace di resistere alla tentazione di appropriarsi di una quota-parte immotivata del flusso di risparmio corrente esso produce uno squilibrio di sistema con l’effetto culminante, che osserviamo oggi, di soffocare l’economia delle nazioni.
La prima percezione di questa AVIDITA’ ha portato, negli ultimi decenni, alla nascita spontanea di nuovi soggetti-controllori direttamente riconosciuti e sostenuti economicamente dai popoli: è il fenomeno delle Associazioni dei Consumatori.

Tale situazione di AVIDITA’ si manifesta quando: il management delle banche strapaga le sue prestazioni esercitando, di fatto, un abuso di potere che tradisce le regole di lealtà verso gli azionisti compreso l’azionista di riferimento;

  • più in generale si carica la banca di costi immotivati obbligando la banca-impresa all’adeguamento dei margini su livelli incoerenti con la sua propria legittimazione;
  • Si applica un margine di intermediazione ingiustificato;
  • Si applicano costi di gestione non coerenti con il servizio offerto;
  • Si sfrutta, contro la propria legittimazione, l’assimetria informativa implicita nel rapporto banca-mercato;
  • Si snatura l’attività bancaria orientandola alla raccolta a scapito degli impieghi.

Nell’aprile dell’anno 2004 fu emanata la Direttiva 39/CE che divenne nota come Direttiva MIFID.

La Direttiva MIFID introdusse nuove regole che sembravano tendere verso l’emancipazione dei processi finanziari in ambito UE. Nei due anni successivi gli operatori finanziari sembravano non dare peso alla somma di nuove regole quasi che la Direttiva non fosse stata emanata; solo nel 2007 l’industria finanziaria iniziava a manifestare la sua attenzione verso la nuova Direttiva sia perché obbligata all’uso della nuova modulistica e delle nuove procedure dettate da MIFID, sia perché, avendo, finalmente, studiato e compreso la nuova norma si apriva il confronto sui suoi effetti. Nella nuova dialettica aperta emerse la forte concentrazione sul nuovo tema della consulenza finanziaria; era un fiorire di pareri e interpretazioni che ha raggiunto il suo picco negli ultimi mesi anche per effetto della spinta dell’emendamento salva spa/srl approvato al senato.
Il 27 gennaio 2007 Borsa&Finanza intervistò il dottor Guido Cammarano, allora presidente di Assogestioni.
Interrogato sulla consulenza finanziaria indipendente Cammarano affermò: “con l’introduzione della figura del consulente puro, si scherza col fuoco e si rischia di scardinare il sistema distributivo italiano”.

Cammarano aveva colto tutta l’importanza e la forza dirompente del “consulente puro” ma, ne aveva dato un’interpretazione errata. Gli manifestai il mio pensiero con una lettera aperta. Già nel 2007, l’industria italiana del risparmio gestito rappresentata da Cammarano, aveva espresso tutta la sua fragilità. La sua fragilità era ed è legata alla scarsa disponibilità di risorse.

Ci sorprende, scrissi a Cammarano, la Sua preoccupazione poiché, invece, in quanto Presidente ASSOGESTIONI lei dovrebbe esultare per l’avvento del “consulente puro”! Senza il “consulente puro” voi fabbricanti di prodotti finanziari dovete rinunciare, mediamente, al 77% delle commissioni applicate a favore dei distributori (fonte Kler’s InvestOnline). Vi resta, un margine, sul fatturato pari al 23% con il quale finanziare la vostra industria. Un pò poco perché possiate permettervi di confezionare prodotti a valore aggiunto per il vostro cliente tanto che, i vostri concorrenti stranieri che retrocedono quote assai più basse alla distribuzione, sono in grado di battervi, sistematicamente, sulla qualità dell’offerta.

Dottor Cammarano, i risparmiatori italiani comprano, nell’ambito dell’offerta italiana, ciò che è venduto meglio e non ciò che è meglio.
L’avvento del “consulente puro” vi aiuterà; l’avvento del “consulente puro” tenderà a colmare il gap di competenze tra il risparmiatore ed il collocatore. La competenza del “consulente puro” sarà spesa a favore del risparmiatore e lo guiderà verso scelte d’investimento consapevoli della qualità e dei costi. Le masse si orienteranno non più verso “ciò che sarà venduto meglio” ma verso “ciò che sarà fatto meglio”. Sarà chiara al sistema la centralità del valore aggiunto da portare al cliente, sarà ridimensionato il sistema distributivo e saranno liberate nuove e preziose risorse da destinare alla competenza dei gestori. Se liberate, se coltivate, se sostenute, le competenze dei gestori italiani saranno in grado di competere con i migliori gestori esteri.

Quanto sopra, vale oggi, come messaggio al prof. Messori. L’avvento del nuovo modello industriale determinerà una netta distinzione dei ruoli: il produttore, il collocatore, il consulente. L’esercizio di ogni ruolo ha bisogno di regole, ma non di regole così dette “stringenti”; l’esercizio di ogni ruolo ha bisogno di regole che siano funzionali allo scopo. Lo scopo è la tutela del risparmio come valore in sé, come descritto in precedenza. La storia del nostro paese è ricca di esempi di eccellenza frutto delle nostre capacità intellettuali. Oggi, più che mai, per sopravvivere nel nuovo mercato globalizzato, la cura della competenza è l’arma vincente. L’industria finanziaria che, come detto in premessa, ha un ruolo primario, ha l’obbligo di aprire la strada. Deve promuovere il nuovo processo, deve essere guida ed esempio. Deve cessare la rincorsa degli utili di breve periodo funzionali allo scopo dei singoli e spesso mortali per le imprese comprese le imprese finanziarie. A questo riguardo chiamiamo in causa anche gli analisti finanziari (quindi, in Italia, l’AIAF) affinché estendano il loro ambito di osservazione al futuro delle aziende come primo valore per gli azionisti.

Il compito dei consulenti e delle società di consulenza è e deve essere lo sviluppo della competenza. Per chi esercita ed eserciterà, in futuro, l’attività di consulenza finanziaria la materia prima è la competenza. Senza competenza non è possibile fornire al risparmiatore li consigli che sono necessari a proteggerlo dalla sua ignoranza finanziaria che è condizione normale, non censurabile così come non ci sogniamo di censurare l’infinito elenco delle nostre rispettive ignoranze.

Fonte: Assofinance

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