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Inizia alle 10:15 il Consiglio Europeo straordinario

Da seguire: Area Euro: – Inizia alle 10:15 il Consiglio Europeo straordinario, con la conferenza stampa programmata alle 16:30. L’agenda originaria prevedeva una discussione sulla strategia economica, sul cambiamento climatico e sulla ricostruzione di Haiti. Secondo quanto dichiarato da Juncker a un quotidiano lussemburghese, tuttavia, ….

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l’Eurogruppo sottoporrà al Consiglio anche un piano sulla questione Grecia, concordato a livello di Ministri delle Finanze. Il vertice di oggi dovrebbe limitarsi a segnalare le linee guida o l’appoggio politico, lasciando al tavolo tecnico dell’Eurogruppo (lunedì) e dell’Ecofin (martedì) il compito di delineare e annunciare i dettagli operativi, assieme alla decisione già prevista sulla raccomandazione alla Grecia connessa alla procedura contro i disavanzi eccessivi. Dettagli tecnici a parte, le ipotesi plausibili rientrano in quattro categorie: (1) garanzia sulle nuove emissioni del debito pubblico, plausibilmente a titolo oneroso; (2) sottoscrizione da parte degli altri Stati membri (eventualmente attraverso veicoli finanziari) di tutto o parte del debito pubblico di nuova emissione; (3) erogazione di un bridge loan che consenta alla Grecia di guadagnare tempo e dimostrare agli investitori la serietà del programma di stabilità; (4) esborso anticipato di fondi strutturali europei. La terza soluzione avrebbe il grande vantaggio, rispetto alle prime due, di mantenere l’impegno limitato nel tempo, cautelando gli altri Stati dal rischio di implementazione del programma greco, ma – come l’ipotesi 2 – presenta lo svantaggio (teorico) di richiedere stanziamenti immediati da parte degli altri Stati; a quest’ultimo difetto si potrebbe però ovviare con la creatività finanziaria già dimostrata nel periodo in cui si sono ricapitalizzate le banche sotto pressione.

§        Spagna. La stima preliminare sul PIL del 4° trimestre dovrebbe vedere un’altra contrazione, sia pure a un ritmo (-0,1% t/t) inferiore che nel trimestre precedente (-0,3% t/t). Su base annua, il PIL si attesterebbe a -3% a/a (da -4% precedente). A frenare la crescita dovrebbe essere un altro calo degli investimenti in costruzioni nonché dei consumi delle famiglie. La Spagna dovrebbe essere, tra i 4 principali Paesi dell’area euro, l’unico a mostrare una crescita ancora negativa (stimiamo di -0,2%) quest’anno.

Stati Uniti

– Le vendite al dettaglio a gennaio dovrebbero essere in aumento di 0,3% m/m per l’aggregato totale e di 0,4% m/m per quello al netto delle auto, dopo il dato negativo registrato a dicembre (-0,3% m/m totale, -0,2% m/m ex-auto). Una parte dell’aumento sarà un effetto prezzo: i prezzi della benzina sono aumentati del 4% nel mese. Le vendite di auto sono calate del 3,8% m/m a gennaio. I freni ai consumi delle famiglie restano in atto e il livello della fiducia non segnala accelerazione di trend. Le vendite settimanali hanno registrato un indebolimento nella seconda metà del mese; l’indice Redbook segna -1,5% m/m, ICSC -0,2% m/m nella settimana conclusa il 30 gennaio.

Ieri sui mercati

Il flusso di notizie sul possibile piano di sostegno alla Grecia ha dominato l’andamento dei mercati finanziari. Al veloce restringimento degli spread sovrani nell’Eurozona ha fatto da contraltare la debolezza del Bund: il rendimento decennale è rimbalzato da 3,14% a 3,23%, mentre il future ha ceduto circa mezzo punto. Relativamente stabile l’euro sul dollaro, che ha beneficiato del supporto offerto dalla testimonianza di Bernanke sulla strategia di uscita Fed. Quest’ultima ha impattato significativamente sul mercato monetario statunitense (facendo salire i tassi impliciti nei futures monetari) e sui rendimenti degli UST, nettamente saliti soprattutto sulle scadenze corte (2 anni: +12pb) e medie (5 anni: +14pb).

Area euro

Francia. La produzione industriale è calata a sorpresa, di -0,1% m/m in dicembre, dopo il +0,6% di novembre (rivisto al ribasso da +1,1% m/m della prima stima). In calo settore minerario, materiali di trasporto, settore auto, costruzioni. In controtendenza solo i comparti anti-ciclici come l’energia e le industrie alimentari. Nel trimestre, l’output è risultato poco più che stagnante (0,1% t/t) dopo il deciso incremento (+3,1% t/t) del periodo estivo. L’andamento delle indagini congiunturali segnala comunque una possibile riaccelerazione a inizio 2010.

Italia. La produzione industriale è calata a sorpresa a dicembre, di -0,7% m/m dopo l’aumento di 0,4% m/m (rivisto al rialzo da 0,2% precedente) di novembre. Su base annua, la produzione risulta in calo di -2,3% a/a (da -5,1% a/a precedente). La flessione è più accentuata se corretta per i giorni lavorativi (-5,6% da -7,8% a/a). Nel complesso del 2009, la produzione è calata di -17,4% (minimo da quando esiste la serie storica ovvero dal ’91). Negli ultimi tre mesi dell’anno si è registrato un calo di -0,8% t/t dopo il balzo del trimestre estivo (+4,4% t/t). Il calo del mese è dovuto interamente ai beni strumentali mentre le altre tipologie di beni, e in particolare i beni di consumo non durevoli e i beni intermedi, registrano significativi incrementi.

Stati Uniti

Il deficit di bilancia commerciale a dicembre è aumentato a 40,2 mld di dollari, da 36,4 mld di novembre. Le esportazioni sono aumentate del 3,3% m/m e le importazioni del 4,8% m/m. Il deficit dei beni nel mese è aumentato di 3,4 mld a 51,8 mld di dollari. L’aumento del deficit è in larga misura da attribuire al petrolio, ma in termini di quantità più che in termini di prezzo. Probabile revisione verso il basso della stima del PIL nel 4° trimestre, che vedeva un contributo positivo del canale estero

Focus Fed: entra l’exit strategy

La Fed ha pubblicato il testo preparato per l’audizione di Bernanke alla Camera, con le indicazioni per la strategia di uscita. Questa volta, come era stato anticipato, le indicazioni sono relativamente precise, anche in termini di tempistica. Inizialmente test di drenaggio delle riserve su base limitata. “Fra non molto” la Fed potrebbe iniziare una svolta graduale, alzando il tasso di sconto, con un aumento che dovrebbe essere “modesto”. Questa indicazione segnala un aumento probabile già alla prossima riunione. Avvicinandosi al momento della svolta, aumento delle operazioni di drenaggio, per aumentare il controllo dei tassi a breve. L’effettiva introduzione di restrizione monetaria avverrebbe attraverso il rialzo del tasso pagato sulle riserve, che sarà per un po’ l’indicatore privilegiato dell’orientamento di politica monetaria. Se i tempi richiedessero una svolta più rapida, la banca centrale potrebbe simultaneamente drenare riserve e alzare i tassi ufficiali.

Regno Unito

Bank of England: Inflation Report. L’inflation report di novembre ha confermato che la BoE non ha alcuna fretta d’alzare i tassi. Nella parte introduttiva è evidente il cambio di giudizio sulle prospettive di inflazione rispetto al rapporto di novembre. Adesso infatti la BoE si aspetta un’inflazione sotto target per un lungo tratto dell’orizzonte previsivo a due anni, escluso il brevissimo termine. Inoltre, M. King ha dichiarato che sarebbe prematuro trarre già ora la conclusione che non ci sarà più bisogno di ricorrere ad acquisto di titoli obbligazionari per rendere le condizioni monetarie più espansive. Probabile dunque che il mercato vada rinviando nel tempo dall’attuale T2 al T3 il primo rialzo atteso del bank rate, così come già recentemente lo aveva spostato da T1 a T2. La sterlina ne verrebbe penalizzata.

Analisi Daily

Fonte: Intesa Sanpaolo S.p.A.

 


Appendice
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Da seguire:

– Aste – L’Italia colloca il nuovo BTP 4,25% 03/2020 per un ammontare di 4-5 mld, e riapre rispettivamente per 2-2,5 mld e per 1,5-2,25 mld il BTP 2,5% 07/2012 e il CCT 07/2016.

Area Euro

– L’operazione di rifinanziamento a 1 anno dovrebbe chiudersi con un’allocazione di fondi inferiore ai 442 mld dell’asta del 22 giugno, dato il miglioramento delle condizioni di mercato monetario e, soprattutto, il calo dei tassi a brevissimo termine che nel frattempo è intervenuto. La stima di consenso è di 135 mld. L’asta sarà condotta a tasso fisso e senza l’applicazione di uno spread sul refi.

– L’indice di fiducia economica della Commissione UE offrirà un quadro più completo sulla situazione ciclica nell’area euro. Il ritmo della ripresa sembra aver rallentato a fine estate stando alle indagini nazionali che hanno mostrato aumenti inferiori alle attese in Germania, Belgio e Olanda. L’indice sintetico è visto in salita a 81,8, da un precedente 80,6. Se confermato, il dato lascerebbe la media per il 3° trimestre a 79,5, da un precedente 70,2 coerente con una contrazione meno pesante del PIL nei mesi estivi.

– Italia. L’indice delle retribuzioni orarie contrattuali è visto mantenere una crescita annua stabile a 2,1% a/a ad agosto. Si tratta di un deciso rallentamento dal picco di 4,3% a/a toccato a gennaio. Le retribuzioni contrattuali potrebbero rimbalzare lievemente fino a 2,8% a/a nei mesi autunnali, per effetto dell’applicazione di incrementi previsti, ma c’è il rischio di un successivo rallentamento sotto il 2% tra fine 2009 e inizio 2010, per via degli effetti ritardati dell’aumento in corso della disoccupazione.

– Italia. La fiducia delle imprese manifatturiere è vista in aumento per il sesto mese consecutivo a settembre. Stimiamo l’indice ISAE a 76,6, da 74,8 precedente. La fiducia è ormai in deciso recupero dal minimo di marzo (62), pur rimanendo ben al di sotto della media storica (88,2). Il dato sarebbe coerente con il recupero di fiducia visto negli altri Paesi europei. Confortante il fatto che, a partire dal mese scorso, il miglioramento abbia cominciato a riguardare le valutazioni delle imprese sugli ordini, mentre fino ad allora il recupero era guidato soprattutto dalla fase di decumulo dei magazzini.

Stati Uniti

– La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a settembre dovrebbe salire a 55 da 54 di agosto. Nelle ultime settimane gli indici di fiducia non hanno segnalato nuovi miglioramenti: la fiducia dovrebbe oscillare nel range ristretto degli ultimi quattro mesi (47,4-54,8). Ad agosto l’indagine del Conference Board aveva registrato un ampio aumento della componente aspettative (+10,1), mentre quella corrente si era riportata solo sul livello di luglio (+1,6, a 24,9). Anche gli indicatori del mercato del lavoro erano migliorati ad agosto senza segnare nuovi massimi (a -40,9 ad agosto, risultato meno brillante che a maggio, a -38,1).

Ieri sui mercati

Le tensioni sullo yen hanno suggerito alle autorità monetarie nipponiche una correzione di tiro: Fuji ha affermato che gli attuali movimenti dei cambi sono “naturali”, ma che potrebbe agire se diventassero abnormi; in ogni caso, non ha mai sostenuto né uno yen forte, né uno yen debole. Il rimbalzo degli indici azionari ha brevemente riportato il cambio euro/dollaro verso 1,465, con massimi a 1,4680. Dollaro fra 89,5 e 90,6 yen, ampiamente sopra i minimi di 88,23 toccati nella notte fra domenica e lunedì. La sterlina, scesa fino a 1,576, in seguito è rientrata fra 1,5870-1,5960. Dollaro australiano sostenuto anche da voci di rialzo dei tassi a novembre e dicembre. Calo dei rendimenti sui titoli di stato, nuovamente più marcato sulle scadenze lunghe delle curve. Stabili i corsi delle materie prime, con moderati rialzi per il petrolio ($0,69 per la prima scadenza del Light Crude Future).

Area Euro

Germania. A settembre l’indice dei prezzi al consumo è calato di 0,3% m/m, più debole delle stime di consenso ma in linea con la nostra previsione. Sull’anno i prezzi al consumo calano di 0,2% /a e di 0,3% /a sulla misura armonizzata. La flessione dei prezzi è riconducibile al rientro delle pressioni sui prezzi delle benzine ed alimentari freschi. L’inflazione tedesca dovrebbe tornare positivada fine 2009.

Italia. La fiducia dei consumatori ha continuato a salire a settembre, battendo ancora una volta la più rosea delle previsioni. L’indice è così arrivato a 113,6 (da 111,8 di agosto), arrivando ai massimi da oltre 7 anni. Peraltro, il miglioramento riguarda più la valutazione sulla situazione economica generale del Paese che non la situazione personale degli intervistati, migliorata solo lievemente a 125,9 da 125. Continuano a salire (rimanendo comunque al di sotto dei massimi toccati a marzo) le attese sulla disoccupazione.

Stati Uniti

Il Chicago Fed National Index, l’indice composito del ciclo costruito sulla base di ben 85 diversi indicatori, è tornato a scendere ad agosto (a -0,90) dopo aver toccato a luglio (a -0,56) un massimo da gennaio 2008. Il peggioramento è dovuto principalmente agli indicatori sul mercato del lavoro (il tasso di disoccupazione è salito di 3 decimi a 9,7%). L’indicatore è su livelli ancora recessivi ma segnala un deciso attenuarsi della recessione rispetto ai primi mesi dell’anno.

Giappone

L’inflazione ad agosto è scesa a -2,2% a/a; al netto di alimentari freschi l’indice scende a -2,4% a/a. La misura sottostante (ex energia e alimentari) segna -0,9% a/a. Anche i dati di Tokyo per settembre vedono ancora cali marcati.

L’indice di fiducia delle piccole imprese è salito a settembre a 43,5 da 41,8, in aumento continuo dai minimi di 24,9 di gennaio.

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