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La scorsa settimana le notizie relative alla situazione finanziaria in Italia e Spagna, unitamente al possibile declassamento del credito statunitense da parte delle agenzie di rating Moody’s e Standard & Poor, hanno esercitato un forte impatto sui mercati finanziari….

Commento settimanale a cura di Henderson Global Investors


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All’inizio della scorsa settimana i mercati finanziari hanno risentito significativamente delle notizie provenienti da Italia e Spagna. Rispetto ad altri paesi, le banche italiane detengono una percentuale particolarmente rilevante di bond locali. Ne consegue che gli investitori temono che tali banche, in futuro, eviteranno di partecipare alle aste di titoli di stato. Tuttavia, l’asta di titoli di stato italiani pari a 6 miliardi di euro ha avuto esiti positivi, sebbene a fronte di un innalzamento dei tassi (4,93% rispetto al 3,9% di giugno per i titoli quinquennali). La manovra di austerità del governo da 45 miliardi di euro, che mira al pareggio di bilancio nel 2014, è stata approvata dal Parlamento la settimana scorsa, ma verrà attuata in larga parte solo dopo le prossime elezioni politiche (il che è deludente). Anche in Spagna il Parlamento ha approvato dei piani di austerità. Tuttavia, il Ministro delle Finanze spagnolo ritiene che l’anno prossimo saranno necessari tagli anche più pesanti. Come per l’Italia, l’asta di titoli di stato spagnoli da 3 miliardi di euro è andata bene, ma a tassi superiori (5,47% rispetto al 5,16% per titoli decennali).

Moody’s ha declassato i titoli irlandesi a “spazzatura”, ritenendo l’Irlanda incapace di reperire fondi sui mercati finanziari. I leader europei si incontreranno in settimana per discutere del contenimento della crisi del debito.

I risultati dello stress test di 91 banche europee è risultato negativo per 8, mentre altre 16 devono reperire ulteriori capitali. Gli esiti dello stress test non hanno esercitato una forte influenza sui mercati.

La scorsa settimana, Repubblicani e Democratici hanno fatto pochi progressi (o nessuno) verso l’innalzamento del tetto del debito. Nel tentativo di lasciare che sia la Casa Bianca a identificare i tagli alle spese, il leader repubblicano del Senato ha proposto di concedere al Presidente Obama il permesso di innalzare unilateralmente il tetto del debito, per evitare un default tecnico. Moody’s ha posto sotto esame il rating del credito statunitense come già fece nel 1995. Dal 1917, il rating degli Stati Uniti è stato Tripla A, ma Moody’s potrebbe ridurlo ad Aa, senza garanzia di ritorno alla Tripla A pur evitando il default tecnico.

I verbali della FED dimostrano che alcuni policy maker credono nella necessità di un ulteriore stimolo per ridurre il tasso di disoccupazione. Tuttavia, la settimana scorsa i bond emessi dal Tesoro degli Stati Uniti non hanno dato segnali che anticipassero un terzo QE. Nella sua relazione alla Commissione Bancaria del Senato, il presidente della FED Bernanke ha manifestato l’intenzione di non intervenire nell’immediato con azioni di stimolo sull’economia statunitense, dichiarando di avere ulteriori “strumenti per sostenere l’economia” – ad esempio, mantenendo i tassi di interesse a livelli eccezionalmente bassi, acquistando più obbligazioni e aumentando la scadenza media dei titoli. Bernanke ha sottolineato nuovamente l’importanza di un aumento del tetto del debito, onde preservare la fiducia degli investitori.

La situazione ‘risk off’ causata dalla crisi del debito europeo e le difficili negoziazioni negli Stati Uniti sull’innalzamento del tetto del debito hanno prodotto come conseguenza una maggiore domanda di valute rifugio. Ad esempio, il franco svizzero ha sfiorato il proprio record sull’euro, raggiungendo la massima quotazione mai raggiunta rispetto al dollaro americano.

Il dollaro australiano e quello neozelandese si sono indeboliti a inizio settimana, nella scia di una speculazione circa il rallentamento della crescita economica cinese. Tuttavia, a metà della settimana scorsa, la Cina ha pubblicato i dati su crescita economica e produzione industriale, superiori alle stime degli analisti, che hanno determinato un rafforzamento di ‘aussie’ e ‘kiwi’. Il dollaro neozelandese si è rafforzato ancor più dopo le notizie circa l’accelerazione della crescita economica del paese, che potrebbe determinare un’impennata dei tassi d’interesse. Considerando il debole recupero dell’economia nazionale e lo stop della ripresa economica globale, la Reserve Bank of Australia potrebbe tagliare il proprio tasso di riferimento dal 4,75% al 4,5% entro fine anno.

Il Won sudcoreano si è rafforzato maggiormente la scorsa settimana trainato dalle speculazioni sulla possibilità che l’aumento dei tassi d’interesse e la forte crescita economica del paese possano attrarre gli investitori. Riteniamo che quest’anno la Bank of Korea aumenterà i tassi ancora due volte.

Le Banche Centrali di Polonia e Cile hanno lasciato invariato il proprio tasso di riferimento, rispettivamente al 4,5% e al 5,25%.

Il Brasile sta valutando l’applicazione di un’imposta sui contratti futuri in valuta locale, onde tenerne sotto controllo la rivalutazione.

Il dollaro taiwanese è stato svenduto la scorsa settimana, dal momento che gli investitori hanno ritirato il loro denaro dal mercato azionario del paese.

In Turchia, la Lira si è indebolita a causa delle notizie riguardanti il deficit della spesa corrente, più che raddoppiata rispetto a un anno fa.

Fonte: IFAWorld – Henderson Global Investors

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