AdvisorWorld.it
Benetti Carlo GAM

GAM: Thinking Outside of the Box

GAM. Valutazioni azionarie, allarme sanitario, notizie economiche contraddittorie continuano a disorientare gli investitori, nei portafogli diversificati serve un approccio non convenzionale …

Carlo Benetti Market Specialist di GAM (Italia) SGR


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da AdvisorWorld iscriviti alla Nostra Newsletter gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente


Le valutazioni azionarie, l’allarme sanitario non an­cora terminato, le notizie economiche che oscillano tra ottimismo e pessimismo, continuano a disorien­tare gli investitori.  Qualcuno persevera nella ricerca di buone occasio­ni nel sorprendente movimento dei listini, altri tor­nano a preoccuparsi della protezione del capitale e si chiedono se il rally “più odiato della storia” abbia ancora spazio o sia prossimo all’esaurimento. 

Una domanda destinata ovviamente a rimanere senza risposta ma che consente qualche riflessio­ne, soprattutto in riferimento al concetto stesso di protezione del capitale, il vecchio e familiare “primo non prenderle”.

La regola aurea, mai scalfita dal 1952 quando venne formalizzata, prescrive che la ampia diversificazione degli strumenti e un congruo orizzonte temporale costituiscano la miglior difesa contro l’incertezza. 

Si tratta di concetti ormai familiari a tutti i risparmia­tori o, perlomeno, a tutti quelli assistiti da consulen­za professionale.

Ma da quando le banche centrali si sono accomo­date al posto di guida e hanno il volante dell’eco­nomia, la diversificazione ha perso per strada l’im­portante pezzo del rendimento di buona parte delle obbligazioni governative.

Per decenni i titoli di stato hanno costituito il più semplice e immediato strumento di compensazio­ne del rischio azionario.

Ma i rendimenti scivolati sullo zero, o negativi in ter­mini reali e nominali, hanno radicalmente trasforma­to il concetto di “rendimento risk free” e di sicurezza.  “I rendimenti non devono salire” è il nuovo mantra dei policymaker, preoccupati di assicurare fluidità al credito e agevolare i governi costretti a finan­ziarsi massicciamente sul mercato.

Una premura che però complica la vita ai gestori e riduce gli spazi di manovra ai trader specializzati nelle obbli­gazioni governative.

Le banche centrali non hanno seguito la strada del­la Bank of Japan, che ha smesso di annunciare le quantità degli acquisti indicando invece l’obiettivo di tenere il rendimento del titolo decennale prossimo a zero, pur tuttavia esercitano sulle curve un controllo de facto che àncora i rendimenti verso il basso. 

La volatilità del Treasury americano è ai minimi sto­rici, come se i massicci piani di acquisto della Fed costituiscano una sorta di anestetico: il rendimento è stabile da mesi nell’intorno di 0,70%, salvo una fiammata di breve tempo verso l’1% a giugno, e mostra un’olimpica indifferenza alle prospettive dell’economia.  Il numero in basso a destra, quello che interessa l’investitore, è che il costo-opportunità di mantene­re liquidità o obbligazioni governative è molto cre­sciuto, difficile parlare ancora di sicurezza in rela­zione a strumenti che, semmai, distruggono valore.

L’alternativa è cambiare prospettiva, salire sul banco come gli studenti del professor Keating e osservare la composizione del portafoglio da un punto di vista diverso.  Cambiarono prospettiva gli ufficiali della RAF durante la Seconda Guerra Mondiale, alle prese con un problema serio, erano troppi gli aerei abbattuti dal fuoco della contraerea tedesca. 

Era necessario aumentare la protezione dei velivoli con armatu­re d’acciaio ma, d’altro canto, l’aumento del peso avrebbe fatto perdere velocità.

Il problema che gli ingegneri dovevano risolvere era trovare l’e­quilibrio tra l’esigenza di maggiore protezione e quella di effi­cienza delle prestazioni, individuare e rafforzare solo le parti del velivolo più vulnerabili.

 “Conta ciò che si può contare, misura ciò che è misurabile” dice­va Galileo e gli ingegneri cominciarono a contare: il numero dei fori dei proiettili negli aerei che rientravano dalle missioni, il loro calibro, la loro diffusione sulle varie parti del velivolo. Osservazioni utili a indicare quali fossero le parti da proteggere maggiormente.  Ovvio, e nello stesso tempo sbagliato.  Non erano le parti più colpite a dover essere protette: le parti davvero vulnerabili erano quelle prive di fori.

L’idea contro-intuitiva venne avanzata da un matematico di origi­ne ungherese della Columbia University.  Abraham Wald spostò l’attenzione verso le zone dove non c’era­no fori perché molto probabilmente era lì che si concentravano i colpi negli aerei che non erano riusciti a rientrare alla base.  In effetti, se gli aerei erano in grado di rientrare nonostante tutti quei fori di proiettili, non erano quelli i punti più vulnerabili!  La soluzione non convenzionale di Abraham Wald, rinforza le aree prive di fori (fonte DNV-GL) 

Ebbe ragione Wald, la sua idea non convenzionale di mettere rinforzi d’acciaio sotto i motori aveva migliorato il tasso di soprav­vivenza dei bombardieri.  Anche gli investitori devono prendere confidenza con il pensiero contro-intuitivo, imparare a pensare “fuori dalla scatola”, in modo non convenzionale.

I risparmiatori non sono davvero costretti a scegliere tra la pillola blu dei titoli “sicuri” che distruggono valore o la pillola rossa del rendimento pagato con più rischio, il cambio id prospettiva aiuta a evitare questa vera e propria alternativa del diavolo nella quale nessuna opzione è priva di dolorosi effetti collaterali.  Il cambio di prospettiva individua soluzioni alternative alla limitata efficacia della componente obbligazionaria nella diversificazione di un portafoglio. 

Alla diversificazione per asset class tradizionali si possono affian­care i beta attivi e i beta tradizionali, le strategie goal-based, un impiego attivo del risk management posto in stretto contatto con il gestore, non solo ex post come accade normalmente.  Le strategie multi-asset in GAM hanno una ampia dotazione di strumenti e, soprattutto, sono strutturate secondo il criterio dei beta attivi, dei beta tradizionali, degli strumenti “alpha” e di “protezione”.

I beta “tradizionali” sono investimenti direzionali, si sviluppano lungo le asset class tradizionali mentre i beta “attivi” sono scel­te tattiche che impiegano le differenze di stile (growth/value/mo­mentum), di capitalizzazione di mercato (small, mid, large) nella parte azionaria, tasso variabile e titoli legati all’inflazione nella par­te obbligazionaria, strumenti innovativi, strategie opportunistiche.  Le strategie “alpha” sono quelle alternative, azionarie e obbliga­zionarie e, per quanto possibile, decorrelate dalla direzionalità dei mercati. 

Gli strumenti di “protezione” servono invece a compensare i rischi di mercato (ad esempio con la volatilità) o quelli politici (con l’oro).  Beninteso, anche nelle strategie multi-asset i titoli governativi non hanno perso del tutto la loro funzione: la decorrelazione con il mercato azionario li rende ancora strumenti costosi ma tatticamente utili.

Nella sfida posta dai tassi bassi a tutti i professionisti alle prese con la costruzione di portafogli orientati al lungo termine, è di aiuto il pensiero non convenzionale.  Non solo perché individua nuovi modi di pensare l’asset allo­cation, ma soprattutto perché evita all’investitore i pericoli delle insidie cognitive.  Una buona regola seguita dagli investitori più accorti afferma che il successo nell’attività di investimento dipende per il 10% dal sapere cosa fare, per il 90% dal sapere cosa non fare.

Ma la gran parte dei manuali e delle raccomandazioni sono relative a quel 10%, si parla troppo poco del restante 90%.

Ci proveremo noi nelle prossime settimane.

Fonte: AdvisorWorld.it

Articoli Simili

DPAM : Perché il futuro del real estate è sostenibile

Redazione

Comgest: continua la ripresa in Cina ma occhio al fattore geopolitico

Redazione

Cirdan Capital La grande rotazione verso i titoli value

Redazione