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GAM: Settimana ricca di Anniversari

GAM: Anniversari. La settimana scorsa è stata ricca di anniversari, buone occasioni per esercitare il valore della memoria, strumento indispensabile per capire le contraddizioni del presente….

Carlo Benetti di GAM Italia SGR Spa


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Viviamo in un tempo in cui la memoria sembra farsi labile, vulnerabile alle tentazioni dell’oblio.

Ma quanto più il ricordo si ottunde, tanto maggiore è la risolutezza dei più a preservare e custodire la memoria, valore su cui poggia la coesione di qualsiasi comunità di destino.

La settimana scorsa è stata ricca di anniversari, occasioni per meglio comprendere, attraverso l’esercizio del ricordo, le contraddizioni che attraversano il presente.

A Caen, Donald Trump e Emmanuel Macron hanno celebrato il 75° anniversario dello sbarco in Normandia.

Al netto del rischio di inciampo nella retorica, si trattò di un episodio bellico cruento e decisivo nel volgere le sorti del conflitto verso la sconfitta del nazismo e del fascismo.

GAM – La fine della guerra, costosissima per Germania e Italia, segnò l’avvento di un nuovo capitolo nel grande libro della storia, fatto di pace, libertà, benessere.

L’anniversario di un atto di guerra necessario per riportare in Europa libertà e democrazia, si è intrecciato con il ricordo di un altro episodio cruento e opposto, trent’anni fa le richieste di libertà e democrazia degli studenti cinesi vennero annientate con la forza in piazza Tienanmen.

Anche quest’anno, in occasione di un anniversario importante le autorità cinesi hanno severamente vietato manifestazioni e commemorazioni della strage, sono stati rafforzati i controlli di polizia e i controlli dell’attività on-line.

Per una curiosa casualità, le maggiori piattaforme cinesi di streaming hanno deciso di aggiornare i loro sistemi negli stessi giorni, tutte indisponibili fino al 6 giugno. In questo modo nessuno ha potuto commentare né leggere i commenti di altri.

Per il governo cinese, l’impiego della forza nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 fu una scelta corretta, necessaria per difendere la stabilità politica e lo sviluppo economico del paese.

I fatti di piazza Tienanmen non sono gli unici a meritare il ricordo il 4 giugno.

Nello stesso giorno dello stesso anno, mancava ancora qualche mese alla caduta del Muro a Berlino, in Polonia si svolsero le prime elezioni politiche dal 1928.

GAM – Certo, non furono elezioni vere e proprie, il governo aveva rimesso al voto solo una parte dei seggi.

Furono il risultato di un lungo lavoro di dialogo e confronto tra governo e il movimento Solidarnosc, in ogni caso costituirono la prima breccia nel monolite del governo comunista.

Pochi giorni prima del voto, al Comitato Centrale si discuteva su quale reazione opporre alle scontate proteste dei governi occidentali nell’eventualità che il movimento Solidarnosc non si fosse aggiudicato nessun seggio.

Una conferma di quanto le leadership del blocco comunista fossero scollegate dalla realtà, incapaci di capire l’accelerazione della storia, di interpretarne i segni.

Perché Solidarnosc si aggiudicò tutti i 161 seggi disponibili e, per la prima volta dal dopoguerra, in uno dei paesi del blocco sovietico veniva duramente intaccata la granitica egemonia del partito comunista, il 35% del parlamento era andato a una forza di opposizione.

Una sera del luglio dello stesso anno, i due economisti americani David Lipton e Jeffrey Sachs si trovavano nell’appartamento di Jacek Kuron, uno dei leader di Solidarnosc, a discutere con lui sulle cose più importanti da fare per guidare il passaggio da un’economia pianificata a un’economia di mercato.

GAM – Kuron chiese di mettere le loro idee per iscritto e, soprattutto, in fretta, il tempo era una variabile cruciale.

Nel giro di pochi giorni i due giovani ricercatori di Harvard misero a punto un’architettura sufficientemente solida per governare la difficile transizione, poi adottata dagli altri paesi del blocco sovietico per gestire a loro volta il passaggio delle loro economie.

Le performance dell’economia polacca negli anni successivi al 1992 sono lì a dimostrare l’efficacia di quel piano, l’economista Marcin Piatkowski della Banca Mondiale rilevò che il reddito lordo pro-capite della Polonia era cresciuto molto più rapidamente che nel resto dei paesi dell’ex blocco sovietico, grazie a tre scelte decisive (per certi versi buone ancora oggi):

  1. gli obiettivi di lungo termine della politica erano chiari e definiti, la Polonia voleva arrivare alla convergenza con i paesi dell’Europa occidentale. Per raggiungere l’obiettivo furono adottati il modello democratico, i modelli istituzionali dell’Occidente, il primato della legge, la libertà di stampa, la politica monetaria indipendente;
  2. vennero stanziati ingenti investimenti nel capitale umano, ovvero nella quantità e nella qualità dell’istruzione scolastica. Oggi in Polonia la percentuale di studenti universitari è superiore alla media europea, i test Pisa rivelano che i quindicenni polacchi sembrano avere competenze mediamente superiori a molti coetanei dell’Europa occidentale;
  3. il terzo fattore di successo fu l’impiego intelligente dei fondi europei, investiti in gran parte in infrastrutture per collegare meglio il paese con il resto d’Europa. Cantieri aperti, miglioramento dell’ambiente economico e della fiducia degli operatori, comportamenti conservativi delle banche polacche fecero il resto.

In Polonia si era messo in moto un movimento inarrestabile, il corso della storia stava cambiando e tra i pochissimi che se ne stavano rendendo conto c’era Giovanni Paolo I.

Non ci sarebbe stata nessuna rivoluzione nel 1989 se nel giugno di dieci anni prima Karol Woytila non avesse fortemente voluto tornare nel suo paese da pontefice.

Una visita inutilmente osteggiata dal partito comunista, il 2 giugno 1979 il Papa polacco arrivò a Varsavia.

Sarebbe tornato altre volte ma i semi che avrebbero cambiato il corso della storia furono piantati in quei nove giorni della prima visita.

Nel giugno 1989 vennero a compimento eventi messi in moto nel giugno di dieci anni prima.

Il governo segnò un punto nell’impedire a Karol Woytila di essere a Varsavia l’8 maggio, giorno delle celebrazioni solenni dei 900 anni del martirio di San Stanislao, ma perse la partita perché il rinvio di un mese non mitigò la forza deflagrante della visita.

GAM – Un altro errore fu consentire la trasmissione televisiva delle celebrazioni.

L’obiettivo reale era avere piazze semivuote, la possibilità di seguire comodamente dal salotto di casa le celebrazioni del Papa avrebbe scoraggiato la partecipazione di molte persone, questo almeno è ciò che pensavano le autorità.

Ottennero l’effetto opposto, alle liturgie all’aperto accorsero in milioni, quelli che rimasero a casa videro con i loro occhi quelle immagini di folla attorno al pontefice.

Lo storico inglese Timothy Garton Ash scrisse che “senza il Papa non ci sarebbe stata Solidarnosc; senza Solidarnosc non ci sarebbe stato Gorbaciov; senza Gorbaciov non ci sarebbe stata la caduta del comunismo”.

Nonostante ci separino da quegli anni solo pochi decenni, quello che ricordiamo, o di cui leggiamo, è un mondo lontanissimo, i sommovimenti politici, i deficit pubblici, il pricing power dell’OPEC, l’inflazione, la stagflazione: gli anni ’70 dell’economia sono solo ricordi sfocati.

E’ scomparso il sentimento collettivo che nella Polonia del 1989 teneva uniti lavoratori e sindacati, studenti e professori, chiesa e intellettuali, la pubblica opinione è oggi divisa tra i sostenitori del nazionalismo del partito al governo e i sostenitori del modello di democrazia liberale, come fu originariamente concepito nel piano di Lipton e Sachs. Divisioni che attraversano non solo la Polonia.

La creazione di liquidità ha trasformato l’economia globale forse in via definitiva, strutturale: sotto la pressione del malcontento di fasce sempre più ampie della popolazione, penalizzate dall’allargamento delle disuguaglianze, i governi sono stretti tra le esigenze di finanziare welfare sociale e investimenti da una parte, i vincoli di bilancio dall’altra.

Un sentiero stretto che non riguarda il solo governo italiano ma quasi tutti i governi dei paesi avanzati, non è un caso che aumentino accenti e narrazioni sull’impiego della liquidità.

GAM – Da noi si parla di “minibot”, negli Stati Uniti di “Green New Deal” e di Teoria Moderna della Moneta, in Gran Bretagna Corbyn chiede un Quantitative Easing “del Popolo”.

Idee e proposte legate dal medesimo filo rosso, politiche fiscali finanziate con la creazione di moneta.

Come negli anni ’70, il rischio politico torna a costituire un potente fattore destabilizzante anche nei rendimenti finanziari.

Quando le leadership politiche smettono di credere alle leggi di gravità dell’economia, evidentemente il rischio cresce.

Ad esempio il ritorno del protezionismo non solo mette a rischio i volumi del commercio internazionale, ma il vecchio principio su cui si fonda, “beggar-thy-neighbourg”, liberamente traducibile come “politica del rubamazzo”, io vinco tu perdi, rivela un’esplicita volontà di potenza che non può non avere conseguenze anche politiche.

“E’ nella natura dell’inizio che qualcosa di nuovo sia cominciato senza che lo si possa ricondurre a qualunque cosa sia accaduta in precedenza; questo carattere di sorprendente imprevedibilità è intrinseco a tutti gli inizi” scrive Hannah Arendt, negli anni della Grande Depressione il principio del “beggar-thy-neighbour” non si limitò ad avvelenare i pozzi del commercio internazionale …

Fonte: advisorWorld.it

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