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GAM: L’Europa irrilevante

GAM. La forza economica dell’Eurozona è indubbia eppure un’Europa politicamente divisa e irrilevante fa comodo a molti. Gli scenari di medio periodo rivelano molteplici fonti di incertezza….

Carlo Benetti di GAM Italia SGR Spa


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E’ stata una settimana interessante.

A Katowice, in Polonia, gli ambientalisti si sono ritrovati alla Conferenza mondiale sul clima Cop24, hanno discusso del muro di difficoltà che incontrano nel contrasto al riscaldamento del pianeta.

Non sono più rimandabili, hanno spiegato, azioni concertate tra i governi per rallentare l’aumento delle temperature medie, anche un solo grado in più comporta conseguenze drammatiche, scioglimento dei ghiacci, aumento del livello del mare, perdita di bio-diversità, porzioni sempre più ampie di terreni inariditi, inevitabili nuovi imponenti flussi migratori.

“Non c’è più tempo”, esortano da Katowice, ma i governi non sembrano convinti e neppure così impazienti di passare alle azioni concrete.

Mentre alla conferenza Cop24 si discuteva dei disastri ambientali causati dall’uso di combustibili fossili, a Vienna si riunivano i rappresentanti dell’OPEC, l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, con un solo punto all’ordine del giorno, diminuire la produzione.

Iniziativa necessaria per sostenere il prezzo del greggio, precipitato da 86 dollari di ottobre a 58 dollari a fine novembre.

E’ stato complicato ma l’obiettivo è stato raggiunto, soprattutto grazie all’aiuto della Russia, paese non membro dell’OPEC, in avvicinamento diplomatico all’Arabia Saudita.

Il prezzo del greggio ha positivamente reagito alla notizia che dal prossimo gennaio, fino a giugno, la produzione verrà tagliata di oltre un milione di barili al giorno.

Negli stessi giorni, c’è stata una terza notizia strettamente legata a Katowice e a Vienna.

La US Geological Survey, agenzia geologica governativa, ha comunicato che i giacimenti americani di petrolio e gas dalle rocce di scisto, lo “shale oil” e lo “shale gas”, sono ben lontani dall’esaurimento.

E’ una notizia che non rende felici i delegati che discutono del clima in Polonia.

Le tecniche di estrazione del petrolio e gas “shale” hanno un violento impatto ambientale e, naturalmente, il proseguimento dell’uso di combustibili fossili mette a rischio gli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale.

Insomma, il rapporto dei geologi americani allunga una sgradevole, temibile ombra sulla Conferenza sul clima.

Ma la notizia non rende felici neppure i paesi esportatori di petrolio, le riserve americane di shale gas e shale oil innescano una vera e propria rivoluzione nell’offerta globale di combustibili tradizionali, l’autonomia energetica degli Stati Uniti costituisce un cambio di paradigma.

La forza economica dell’Eurozona è indubbia eppure un’Europa politicamente divisa e irrilevante fa comodo a molti. Gli scenari di medio periodo rivelano molteplici fonti di incertezza

La rivoluzione energetica ha ripercussioni anche sul biglietto verde.  Facciamo un passo indietro.

Quando il 15 agosto 1971 il presidente Nixon interruppe la trasmissione del popolare telefilm Bonanza, nessuno si aspettava che quell’annuncio di pochi minuti avrebbe cambiato la direzione della storia buttando all’aria l’ordine monetario globale.

Nixon annunciava la fine della convertibilità dei dollari in oro, siglata ventisette anni prima all’Hotel Mount Washington di Bretton Woods, sconosciuta località nell’entroterra del New Hampshire.

Il New York Times commentava, poche settimane dopo, che “gli Stati Uniti avrebbero dovuto accettare, come tutti gli altri paesi, la medesima disciplina internazionale ed essere capaci di finanziare il proprio deficit”.

Le cose non andarono proprio così. Nel 1919 la Gran Bretagna usciva dal conflitto mondiale scoprendo, con sorpresa, di non avere più un impero ma un sacco di debiti.

Dall’altra parte dell’Atlantico gli Stati Uniti realizzavano, quasi con la stessa sorpresa, di essere la nuova potenza egemone, creditori del mondo.

Il dollaro tolse alla sterlina la posizione di moneta dominante, ruolo poi ufficialmente riconosciuto nel 1944 alla Conferenza di Bretton Woods.

Sarebbe stata dura, nel 1971, dar retta alle raccomandazioni del New York Times, dotarsi di disciplina fiscale e rinunciare alle comodità di vivere sopra i propri mezzi grazie alla popolarità internazionale del biglietto verde.

E così il Segretario di Stato Henry Kissinger cominciò a tessere una spessa trama di negoziati e accordi con la famiglia reale saudita.

Gli Stati Uniti offrivano all’Arabia Saudita forniture di armi e protezione militare, in cambio i sauditi acconsentirono a usare esclusivamente dollari americani per quotare il prezzo del greggio e per regolarne le vendite.

Il “dollars for gold” sancito a Brettow Woods veniva rimpiazzato dal nuovo “dollars for oil”. L’oro nero sostituiva l’oro dei lingotti nel sostegno alla domanda globale di dollari, presupposto reale alla conservazione del ruolo dominante della divisa americana.

La rivoluzione dello shale oil e, soprattutto, il multilateralismo economico, mettono in discussione la “convertibilità di fatto” garantita per quasi cinquant’anni dal petrolio.

Privato di supporto reale, il dollaro trova sostegno alla propria egemonia nella fiducia che il mondo continua a riporre nell’economia americana.

E’ dunque interesse degli Stati Uniti evitare che vi siano monete sufficientemente forti da insidiare il primato del biglietto verde.

La nascita dell’euro sembrava una minaccia a questa condizione ma ci hanno pensato gli europei, con le loro divisioni, a risolvere il problema agli americani.

L’euro è una moneta senza spada, dietro l’unità monetaria non c’è quell’unità politica indispensabile per dare credibilità alla valuta.

Eppure la forza economica dell’Eurozona è indubbia. La Germania, da sola, esporta quasi quanto gli Stati Uniti, la Russia esporta più o meno quanto la Spagna e le esportazioni della Cina, il più grande esportatore del mondo, sono comunque di un terzo inferiori alle esportazioni di quattro paesi europei (Germania, Italia, Francia, Olanda).

Un’Europa politicamente debole, divisa, irrilevante è nell’interesse degli Stati Uniti, che così mantengono la primazia internazionale del dollaro, è nell’interesse della Russia, che può disporre a suo piacimento dei suoi confini meridionali.

Un’Europa debole è nell’interesse della Cina, che aspira a essere unico interlocutore degli Stati Uniti nel disegnare i nuovi equilibri geo strategici globali.

Sui movimenti nazionalisti ostili all’Europa, ultimi arrivati i gilet gialli a Parigi, ci sono probabilmente impronte digitali extra-europee, di coloro ai quali fa buon gioco l’Europa irrilevante, indebolita o addirittura annientata dal ritorno delle sovranità nazionali.

Come la rana nella pentola, che avverte il bollore dell’acqua quando è ormai troppo tardi, l’Europa si sta condannando all’irrilevanza con le proprie mani.

Il baricentro politico ed economico si sposta dall’Atlantico al Pacifico, lì si concentrano il 50% della popolazione mondiale e il 60% della creazione di ricchezza globale.

Discutiamo e litighiamo sull’ombelico della Brexit o sull’appartenenza alla moneta unica, non abbiamo idea di quali saranno le condizioni politiche dopo le elezioni di fine maggio, e intanto la Cina ha pianificato precisi obiettivi di crescita economica e di influenza politica da qui al 2049, centesimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare.

Nella nuova configurazione geo strategica, gli Stati Uniti non sono più a ovest ma a est! Siamo periferia del mondo e non lo sappiamo.

Se la Conferenza Cop24 sarà un insuccesso, se il consumo di combustibili fossili proseguirà senza controlli, andrà probabilmente fuori controllo anche l’aumento delle temperature medie del pianeta.

Lo scioglimento dei ghiacci nella calotta polare avrà devastanti conseguenze sull’ambiente ma anche sugli equilibri politici ed economici globali.

Le rotte artiche, impraticabili fino a pochi anni fa, si stanno facendo accessibili. Se il ghiaccio dell’Artico continuerà a sciogliersi, la Northern Sea Route diventerà un’opzione efficiente per gli spostamenti dei supertank da una parte all’altra del globo.

Il risparmio di tempo consentito dal passaggio a nord farà perdere di rilevanza al Mediterraneo e al Canale di Suez a favore della Russia.

Le faglie della geopolitica si intersecano con altre faglie che attraversano questo nostro tempo e, come le faglie geologiche, sono causa di scosse e aggiustamenti nelle società e nelle economie: la demografia, le migrazioni, i mutamenti sociali, l’indebolimento dei sistemi democratici.

Il futuro immediato, su cui L’Alpha e il Beta tornerà nelle prossime settimane, e il futuro più lontano si presentano densi di sfide senza precedenti. Di questo parleremo giovedì 13 dicembre al GAM Competence Day a Milano. Vi aspettiamo, vediamo di vederci!

Fonte: advisorWorld.it

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