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GAM: La funzione sociale della consulenza

GAM. La professione del consulente finanziario continua a crescere in complessità, la sua prossimità al risparmiatore ne accentua la funzione sociale…..

Carlo Benetti di GAM Italia SGR Spa


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Il 5 febbraio scorso il mondo è entrato nell’anno del maiale, l’ultimo animale dello zodiaco cinese.

Secondo la leggenda, lo zodiaco cinese venne originato da una gara tra animali, tutti volevano accompagnare nell’aldilà l’Imperatore di Giada in fin di vita.

Vinse d’astuzia il topo, che salì sul bufalo e ne scese poco prima del traguardo, beffandolo.

Il maiale arrivò ultimo, il suo segno mette fine al ciclo di dodici anni, calcolato sulle fasi lunari.

Caratteristica del segno del maiale è l’amabilità, se il 2019 si rivelerà un anno amabile lo scopriremo ‘strada facendo’.

Ne riparleremo a dicembre, intanto annotiamo che l’ultimo anno del maiale è stato il 2007, “quando è cominciato tutto”, potrebbe avvertire qualche scaramantico.

Noi, che non crediamo nel potere degli astri, abbiamo buon gioco nel replicare che nel precedente anno del maiale, il 1995, il mercato azionario era in splendida forma e dodici anni prima, nel 1983, all’incirca a metà anno, dopo una performance spettacolare, Wall Street cominciò un movimento laterale preparatorio alla spettacolare salita degli anni successivi.

Possiamo dunque derubricare il precedente storico del 2007 all’ordine delle suggestioni astrologiche, ricordando anche il caro e vecchio Galbraith che le metteva sullo stesso piano delle previsioni economiche, “l’unico scopo delle previsioni economiche” diceva “è rendere rispettabile l’astrologia”.

Le previsioni economiche non sono ammesse, noi di GAM lo abbiamo ricordato anche a Consulentia19, il convegno ANASF che si è svolto a Roma la settimana scorsa.

Altra cosa sono invece le previsioni demografiche che, basate su evidenze misurabili, sono divenute indispensabili, la demografia muove, l’economia segue.

Se i raffronti scaramantici con il passato non hanno alcun valore, sul futuro, grazie alla demografia, qualcosa di utile si può dire, la fenomenologia demografica ha capacità predittive puntuali perché derivano dal “processo di interazione tra fonti e metodologia”, hanno il pregio dell’esattezza.

Il prossimo anno del maiale sarà il 2031, anno in cui l’ISTAT prevede che l’età media della popolazione italiana sarà attorno a 48 anni, l’età del pensionamento sarà oltre i 68 anni, la fascia di popolazione di età compresa tra i 25 e i 54 anni avrà sei milioni di persone in meno.

Il dividendo demografico, ovvero la diminuzione del tasso di fertilità e aumento della parte di lavoratori attivi sul totale della popolazione, già negativo, toccherà il minimo a -8%.

In parole semplici, nel 2031 il saldo tra persone che usciranno dal lavoro e popolazione attiva sarà negativo.

L’argomento della pianificazione finanziaria familiare, con particolare riguardo alla qualità della vita una volta terminata la fase attiva del lavoro, è già oggi, dunque, quanto mai urgente, il 2031 non è un futuro remoto, sarà tra appena dodici anni, gli stessi che ci separano dal 2007, ancora così vivido nella memoria.

Anche su questo aspetto si gioca la funzione sociale del consulente finanziario, lo ha ricordato a Consulentia Maurizio Bufi, presidente dell’ANASF, l’Associazione dei Consulenti Finanziari.

Il risparmio è uno degli elementi di forza di questo paese, ne deriva che la consulenza finanziaria ha davvero una responsabilità sociale visto che il consulente è la figura professionale più prossima al risparmiatore.

La dimensione sociale della consulenza si gioca nel tener conto dell’intero ciclo di vita del risparmiatore-cliente, nella gestione delle sue emozioni, nella pianificazione degli obiettivi familiari nel lungo termine.

Nello stesso tempo la responsabilità del consulente si specchia in quella, speculare, del risparmiatore. Il tango si balla in due, anche il risparmiatore deve fare la sua parte.

La campana della demografia, come quella di Hemingway, suona per tutti.

Abbiamo tutti il dovere di pensare e pianificare la qualità della vita una volta terminata l’attività lavorativa.

La responsabilità del risparmiatore è duplice, deve aver fiducia nel proprio consulente, deve educarsi a quella che il professor Paolo Legrenzi definisce una “fede laica”, non deve cioè credere solo in ciò che egli vede o sente ma deve imparare a fidarsi di ciò che gli “dicono gli esperti, che parlano di cose che non possiamo né vedere con i nostri occhi né toccare con le nostre mani” (P. Legrenzi, I soldi in testa nr. 302, 31.1.2019).

Rimanendo in tema di calendari, ricorrenze e previsioni economiche, esattamente diciannove anni fa, il 10 febbraio 2000, Martin Baily, consigliere economico del presidente Bill Clinton, dichiarò che i fondamentali dell’economia americana erano molto buoni e aggiunse “finché manteniamo politiche solide, non ci sono ragioni per cui l’espansione economica in atto non possa proseguire indefinitivamente”.

Quando Bailey pronunciò queste improvvide parole, l’espansione economica era in corso da 107 mesi, si sarebbe esaurita da lì a poco e la recessione avrebbe segnato i due anni successivi.

“Nessuna previsione ma fedeltà a un metodo di investimento”, abbiamo ribadito a Consulentia, “la preservazione del capitale diventa più importante della massimizzazione del rendimento”.

In questo inizio d’anno non c’è stata solo l’inversione del linguaggio della Federal Reserve, le diverse aspettative sui tassi negli Stati Uniti vanno di concerto con il ritorno della paura della deflazione in Europa, misurata dal livello dei tassi di break-even dei titoli ancorati all’inflazione.

Nessuna previsione ma cautela sì, la costruzione del portafoglio diventa fondamentale.

L’asset allocation e l’attenzione alle correlazioni tra le diverse asset class saranno magari meno seducenti dello stock picking, che tanta soddisfazione ha dato negli anni scorsi, ma molto più rilevanti in un contesto di rendimenti contenuti, dispersi e più volatili.

Strategie non direzionali, premi al rischio alternativi, strategie multi-asset a bassa volatilità per migliorare il profilo rischio-rendimento della componente più stabile del portafoglio, tutti strumenti utili a contrastare, per quanto possibile, i rischi di drawdown.

Fonte: advisorWorld.it

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