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Benetti Carlo GAM

GAM: Kenosha, Wisconsin

GAM. Alle elezioni presidenziali di novembre, la vittoria di Trump sarebbe la conferma del “business as usual” e, d’altro canto, l’affermazione del candidato democratico non sarebbe una vera e propria sorpresa, superando il vecchio cliché “Repubblicani bene/Democratici male”.

Carlo Benetti Market Specialist di GAM (Italia) SGR


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Quello che davvero si deve temere è un risultato con margini esigui e contestabile che renda possibile una crisi costituzionale.

 “Houston abbiamo un problema”. La naturale pulsione all’aggregazione, che ha consentito lo sviluppo dell’umanità nel corso della storia, sta diventando una pericolosa insidia. Il desiderio di legami e relazioni tra gli uomini si trasforma nella segregazione volontaria in bolle autoreferenziali dove ci si aggrega per gruppi che la pensano allo stesso modo, dove la condivisione delle stesse idee si fa impermeabile al dissenso. E pazienza se, nella storia, le fasi di maggiore prosperità coincidono con i periodi di pace, di inclusività, di scambi di merci e conoscenze.

La polarizzazione delle idee e degli atteggiamenti coincide, non per caso, con l’abbassamento dei livelli di istruzione degli elettorati. La polarizzazione del confronto politico abbassa a sua volta la qualità degli argomenti e del linguaggio, da noi il fenomeno si mette in evidenza sui social, negli Stati Uniti la polarizzazione delle posizioni politiche si sta scontrando nelle strade di Portland e di altre città.

A Kenosha, cittadina che si affaccia sul lago Michigan, l’ennesimo episodio di violenza da parte della polizia su una persona di colore ha innescato giorni di disordini, sono state incendiate automobili, devastati e saccheggiati negozi.

Per evitare i saccheggi, alcuni esponevano i cartelli identitari “BLM” oppure “Black owned”, i proprietari sono persone di colore. Un gesto che conferma la polarizzazione del confronto, che assimila in un presunto fronte comune i vandali saccheggiatori e il movimento di protesta civile Black Lives Matter. Un altro indizio della radicalizzazione del confronto è la presenza per le strade di civili armati, vigilantes tollerati dalla polizia e pazienza se anche dei ragazzini girano per le strade imbracciando fucili mitragliatori.

Quello che accade a Kenosha è importante perché costituisce un cambio di passo nella campagna elettorale per le presidenziali, la polarizzazione delle pubbliche opinioni, soprattutto nell’America industriale del Midwest, costituisce un fattore inedito nell’equazione elettorale. Fino ad oggi Joe Biden aveva avuto buon gioco nel lasciare che Trump si facesse male da solo, la pessima gestione dell’emergenza sanitaria, i milioni di disoccupati conseguenza della pandemia, le gaffe e i passi falsi nella comunicazione, l’ultimo della serie quello delle offese ai caduti americani nelle guerre in Europa. Biden ha accumulato un buon distacco nei sondaggi, se si votasse oggi il margine è molto ampio. Nel Wisconsin, dove nel 2016 Trump vinse per un margine di appena l’1% , Biden mostra un vantaggio di sei punti percentuali, in Florida il vantaggio è di circa il quattro per cento.

Ma i disordini nelle strade potrebbero far cambiare le cose, la richiesta di sicurezza diventa la wild card che può sparigliare il tavolo, entrambi i candidati lo sanno bene e cercano di giocarla nel modo migliore. Il nuovo motto non ufficiale “Law & Order” di Trump può riuscire a far dimenticare gli errori nella gestione della pandemia, le gaffe e i disoccupati. La narrativa di Trump non è dissimile da quella dei movimenti e dei partiti della destra europea. Nelle società invecchiate e spaventate di Stati Uniti ed Europa funziona da anni “inserendo in un solo tableau ideologico la sicurezza nelle città, l’immigrazione clandestina, la minaccia islamica, la concorrenza degli immigrati sul lavoro, un preteso ordine sociale attribuito alla volontà delle maggioranze silenziose”. Lo scriveva il grande Berselli oltre dieci anni fa. Biden condanna naturalmente le violenze e non manca di attaccare l’inquilino della Casa Bianca ma in una pubblica opinione polarizzata le sfumature non funzionano, e se il candidato democratico non esita a esprimere vicinanza e solidarietà alle vittime, Trump evita accuratamente di farlo radicando ulteriormente la polarizzazione tra i “suoi” e i “loro”.

Il messaggio di Biden è raffinato, “è l’American Dream contro l’America First” scrive Stefano Cingolani, ma è tutto da vedere se il messaggio “Uniting America” riuscirà a convincere l’elettorato della Rustbelt, quella vasta area dell’America industriale dove i redditi di circa settanta milioni di persone sono dipesi per decenni dalla lamiera e dal bullone, distanti anni luce da Wall Street e dalla Silicon Valley. In un perverso corto circuito di semplificazioni Biden, sensibile alle ragioni del movimento Black Lives Matter, rischia di essere percepito come fiancheggiatore della guerriglia urbana e amico dei violenti.

Quest’anno non si parla, come quattro anni fa, dei forgotten men, dei milioni di lavoratori lasciati indietro e dimenticati, ma l’America industriale non è scomparsa, gli operai dell’industria pesante e dell’automotive sono sempre lì a patire la concorrenza cinese ed europea. Il messaggio di Trump a questa vasta porzione di elettorato è ancora lo stesso: America First e Buy American.

Più il confronto si fa radicale e violento, più Trump spera di risalire nei sondaggi con la promessa di “Law & Order” e dell’immagine di sé come garante della sicurezza. E’ una deliberata strategia per far passare in secondo piano l’economia, decisiva in quasi tutte le elezioni presidenziali, o il deficit commerciale che la guerra commerciale con la Cina doveva migliorare e che invece è salito a livelli record. Mentre gli elettori seguono le cronache dei disordini e si radicano ancor più nelle proprie certezze, gli analisti si chiedono cosa accadrebbe ai mercati nel caso di un successo elettorale del ticket Biden-Harris. La Bidenomics può essere riassunta in tre macro-punti, un imponente piano di investimenti in infrastrutture, investimenti nella transizione energetica verso fonti rinnovabili, investimenti nel rilancio dell’industria.

I 3.500 miliardi di dollari promessi come investimenti in infrastrutture hanno tre obiettivi: il primo è naturalmente quello di ammodernare le infrastrutture, al di sotto degli standard di paese più ricco del mondo, il secondo è quello di dare lavoro ai molti disoccupati, il terzo è ammiccare all’elettorato operaio conservatore e repubblicano onorando le promesse che Trump aveva fatto e non mantenuto. Non è l’unico segnale che Biden rivolge all’elettorato repubblicano moderato.

Nella sua agenda economica non si parla più dell’imposta patrimoniale e della copertura sanitaria universale, il “Medicare for All” di Bernie Sanders che aveva scaldato l’ala radicale del partito Democratico. La proposta poi di rafforzare il Medicare con un maggior ruolo del pubblico sul privato è destinata, in caso di vittoria democratica, ad essere affossata da un Senato a probabile maggioranza repubblicana. Per causare autentici contraccolpi al settore health-care i Democratici dovrebbero ottenere la maggioranza al Congresso e al Senato, ipotesi al momento poco probabile.

Storicamente il settore health-care è andato bene con la presidenza di un partito e un Senato con maggioranza dell’altro: è l’ipotesi più probabile in caso di affermazione di Biden. Il ticket Biden-Harris metterebbe maggior enfasi alla questione ambientale inasprendo la legislazione o i costi alle società più inquinanti. Ma questo è un argomento che incontra la sensibilità delle pubbliche opinioni, le probabili ripercussioni dovrebbero rimanere limitate alle singole società e settori. Con un secondo mandato di Trump si può star certi che le tasse societarie resterebbero basse, ma sarebbe complicato anche per Biden aumentarle in un periodo in cui l’economia è ancora alle prese con le conseguenze dei lockdown e della pandemia.

I giganti della tecnologia avvertono la minaccia di inasprimenti regolatori da parte della sinistra democratica ma la scelta della californiana Kamala Harris come vice-presidente è salutata con favore dalla Silicon Valley, un po’ come i petrolieri del Texas sarebbero felici di un vice-presidente texano. Anche Trump ha manifestato la volontà di mettere mano alle condizioni di egemonia dei giganti tecnologici, si tratta di un aspetto importante da tenere d’occhio, soprattutto se pensiamo alla concentrazione delle performance e a come le FAANG abbiano guidato l’indice americano negli ultimi anni.

In definitiva, se la rielezione di Trump sarebbe la conferma del “business as usual”, neppure l’affermazione di Biden sarebbe una vera e propria sorpresa per i mercati, verrebbe superata la tradizionale semplificazione “Repubblicani bene /Democratici male”. Anzi, una presidenza Biden con un Senato a maggioranza repubblicana potrebbe essere uno scenario in cui il presidente non potrebbe portare avanti proposte troppo radicali in materia di tasse o health-care e, nello stesso tempo, non ci sarebbe più l’imprevedibilità di un tweet notturno che annuncia una guerra commerciale, l’inasprimento delle relazioni con l’Europa o qualche sorprendente novità nella politica estera.

L’insidia vera è un’altra. Il rischio che davvero merita di essere sommamente temuto è quello del risultato incerto, della possibile disputa sulla legittimità del voto, delle discrepanze tra i risultati della sera del 3 novembre e il conteggio del voto postale. Il mercato sta già dando segnali di nervosismo, la maggiore preoccupazione è un risultato contestato e una transizione conflittuale. Difficilmente i democratici accetterebbero senza contestare un risultato dubbio, come fece Al Gore con George W. Bush nelle elezioni del 2000, quelle che nella storia hanno registrato il margine più basso tra i due candidati. E cosa farebbero i vigilantes che sono già in giro armati, nel caso di una sconfitta di Trump?

L’immagine di Trump portato a forza fuori dalla Casa Bianca può far sorridere ma la personalità complessa del presidente potrebbe davvero scaldare gli animi dei suoi supporter e aprire una seria crisi costituzionale. Se la sera del 3 novembre l’esito fosse un risultato dal margine esiguo, prepariamoci a giorni di maggiore volatilità e, soprattutto, riflettiamo su quanto siano importanti, per il buon funzionamento di un’economia di mercato e dei suoi presidi finanziari, istituzioni solide, il primato della legge, comunità non polarizzate ma coese.

Fonte: AdvisorWorld.it

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