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GAM Italia: La grande armonia 2.0

Il 19° Congresso del Partito Comunista Cinese non ha solo confermato la potente leadership del Presidente ma apre una nuova fase al ruolo della seconda economia più grande del mondo nel contesto internazionale…..

 

Carlo Benetti  di  GAM Italia SGR Spa


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Il “take away” del 19° Congresso del Partito Comunista Cinese è la sfida politica, economica e ideologica che la Cina rivolge all’Occidente, l’orizzonte immanente di un nuovo “grande balzo in avanti”. Più volte è risuonata nella grande aula l’espressione “grande rinnovamento della nazione”, i delegati hanno comunicato l’orgoglio di vivere quello che sembra un nuovo Rinascimento, analogia tutt’altro che casuale con il movimento artistico e culturale che si sviluppò a Firenze alla fine del Quattrocento e si estese in tutta Europa.

Con la fioritura economica, politica e culturale, si diffonde tra i cinesi, soprattutto tra i giovani, un sentimento nuovo, quello di essere testimoni anzi, protagonisti, di un periodo tra i più felici nella storia moderna del loro paese. Non ci sono tracce di subalternità culturale, la Cina è forse il primo paese emergente che conquista indipendenza politica e successo economico senza neppur fingere di imitare i modelli occidentali.

L’unità politica risale al 221 a.C., la Cina è lo stato unitario più antico del mondo, una condizione che, unita alle dimensioni, poneva il suo imperatore al vertice di una armoniosa gerarchia dell’ordine nelle terre conosciute. La Cina era il Regno di Mezzo, i regni vicini ne riconoscevano la primazia, non era sottomissione ma pacifica e volontaria soggezione a una riconosciuta armonia delle relazioni.

Oggi la Terra di Mezzo sembra pronta a riconquistare l’antica primazia, ma in un ordine superiore, quello mondiale. Nel gennaio scorso, a Davos, si consumava il paradosso del presidente cinese Xi Jinping che scandiva “il protezionismo è come chiudersi in una stanza buia, le nazioni devono navigare nel vasto mare globale”. Il leader di un paese comunista si candidava a garante del libero commercio mentre a Washington si insediava un presidente che esortava i suoi “fellow citizens” alla ridotta dell’America First.

Nelle tre ore e passa del discorso di apertura del Congresso, Xi Jinping ha chiarito che l’orizzonte democratico in senso occidentale è ancora lontano, che il governo del partito unico non si discute, resta lo strumento più efficace per garantire stabilità sociale, unità politica, prosperità economica. Del resto, dal punto di vista cinese cosa c’è di buono da imitare in un modello che non ha impedito l’allargamento delle disuguaglianze, la peggiore crisi finanziaria del dopoguerra, la polarizzazione del confronto politico?

L’Alpha e il Beta del 18 novembre 2013 titolava “La grande armonia”, era un commento alle coraggiose riforme prese dalla terza sessione plenaria del Comitato Centrale, l’aggressivo inizio della leadership di Xi Jinping inaugurata al 18° Congresso, i primi tratti del “grande balzo in avanti” meglio delineati nel 19°.

La grande armonia 2.0 è un nuovo punto di svolta nella politica cinese. La visione di lungo termine di Deng Xiao Ping e dei suoi successori era affrancare la Cina dalla povertà, i programmi di riforme erano rivolti all’interno, alla trasformazione dell’economia da agricola a industriale, il ruolo della Cina nel mondo e le sue relazioni internazionali restavano sullo sfondo.

La Cina di oggi è a una svolta epocale. Il Congresso ha mostrato il volto di una nazione compresa nel suo ruolo, forza tranquilla che rivendica il posto che ritiene la Storia le abbia assegnato. Deng parlava di “economia di mercato con caratteristiche cinesi”, quasi quarant’anni dopo Xi Jinping usa la medesima espressione ma la sua visione di lungo termine riguarda la proiezione del paese nello scenario globale.

Il programma OBOR, One Belt One Road, estende l’influenza cinese in Asia, Africa e Europa. Infrastrutture e denaro in cambio di influenza politica e militare in Asia e Africa, di influenza commerciale in Europa. In uno dei posti più inospitali della terra, Gibuti, nel Corno d’Africa, la presenza militare americana non è più la sola, da circa due anni c’è anche la prima base militare cinese fuori dai confini nazionali (un fatto le cui implicazioni meriterebbero più di questo inciso).

Poi ci sono gli aspetti economici.

L’economia continua a crescere, il Fondo Monetario rivede al rialzo le stime di crescita della Cina, 6,7% per l’anno in corso e 6,4% per il 2018.

Pochi giorni fa il governatore della People’s Bank of China è stato estremamente franco, l’economia cinese rischia un Minsky moment, l’ipotesi formulata dall’economista americano Hyman Minsky secondo la quale il sistema finanziario può collassare sotto il peso del suo stesso debito.

Senza giri di parole Zhou Xiaochuan ha puntato il dito ai livelli non più sostenibili del debito privato, ha ammesso che il sistema creditizio al di fuori del canale bancario, lo shadow banking, mette seriamente a repentaglio la stabilità del sistema finanziario.

L’enorme espansione che ha avuto luogo dopo la crisi del 2015 ha portato il credito non finanziario al 300 per cento del PIL, per il Fondo Monetario lo shadow banking nel 2016 è cresciuto di un ulteriore 27%.

Le cose sono cambiate con l’intervento del governo finalizzato alla riduzione dei rischi di sistema. Guo Shuqinq, presidente della commissione di controllo sul sistema bancario, ha tirato i freni all’inizio del 2017, ha rallentato lo sviluppo del credito parallelo e raffreddato il mercato immobiliare. La trasformazione di parte del debito in capitale azionario ha abbassato i livelli di indebitamento delle società e degli NPL del sistema bancario.

La drastica riduzione dello shadow banking mette in difficoltà le società private più piccole, cresciute grazie al credito parallelo, non hanno invece problemi le grandi società a capitale pubblico, le SOE (State-Owned Enterprise), i cui canali di finanziamento sono con le Big-Five, le grandi banche pubbliche.

Ma come il ciclista che perderebbe l’equilibrio se smettesse di pedalare, la seconda più grande economia del mondo deve continuare a crescere, magari con una pedalata più lenta.

 Soprattutto, deve cambiare il rapporto che spinge la bicicletta, da quello dell’industria pesante e degli investimenti pubblici al rapporto più corto, e più potente, dei servizi. Hanno già superato il 50% del PIL, l’obiettivo è arrivare a circa tre quarti, il livello che servizi e consumi hanno nelle economie avanzate.

Moody’s è stato tra i primi a riconoscere gli effetti stabilizzatori delle nuove misure sui rischi sistemici, a fine luglio ha alzato il suo outlook sul sistema bancario cinese da negativo a stabile. Espressione della grande armonia 2.0 è anche lo ‘sweet spot’ dell’economia cinese, come lo definisce Michael Lai di GAM, “dopo cinque anni di deflazione, questo scenario di reflazione ha potenziale ancora da esprimere”.

Disposizioni importanti di carattere legale I dati esposti in questo documento hanno unicamente scopo informativo e non costituiscono una consulenza in materia di investimenti. Le opinioni e valutazioni contenute in questo documento possono cambiare e riflettono il punto di vista di GAM nell’attuale situazione congiunturale. Non si assume alcuna responsabilità in quanto all’esattezza e alla completezza dei dati. La performance passata non è un indicatore dell’andamento attuale o futuro.

L’esposizione anche alle azioni emergenti e cinesi in particolare (al gestore specialista la scelta delle società più attrezzate ad approfittare del momentum, ovviamente) coglie il momento favorevole di queste economie e beneficia portafogli ben diversificati.

In breve, la fiducia al mercato azionario cinese è corroborata dal rallentamento della formazione di nuovo credito, da controlli più severi sui movimenti dei capitali, dalla ricostituzione delle riserve valutarie della banca centrale.

Nel breve termine i rischi sono i medesimi delle economie avanzate: tensioni con la Corea del Nord, eventuali sorprese dal lato dei prezzi e tassi più alti prima del previsto.


Disposizioni importanti di carattere legale

I dati esposti in questo documento hanno unicamente scopo informativo e non costituiscono una consulenza in materia di investimenti. Non si assume alcuna responsabilità in quanto all’esattezza e alla completezza dei dati. Le opinioni e valutazioni contenute in questo documento rappresentano la situazione congiunturale attuale e possono subire cambiamenti. GAM non è parte del Gruppo Julius Baer

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