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GAM: In Ethereum Cantabo

GAM: Le aste milionarie e la volatilità della scorsa settimana hanno attirato l’attenzione sulla crypto-art e sulle crypto-monete.


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A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR


Ma per gli investitori è molto più interessante la tecnologia che li sorregge: la blockchain è “here to stay”

Il primo tweet della storia è stato venduto per quasi tre milioni di dollari.

Il tweet in questione è quello lanciato da Jack Dor­sey, ideatore della piattaforma e attuale CEO di Twitter, il 21 marzo 2006. È stato pagato in moneta digitale, 1630 Ether “e rotti”, il cui controvalore è stimato pari a 2.915.835 dollari.

Questa e altre operazioni analoghe stanno introdu­cendo un curioso e innovativo concetto di opera d’arte e di proprietà. Con poco meno di tre milioni di dollari, un ricco malesiano si è garantita la pro­prietà esclusiva di un grumo di bytes di memoria, fruibili da chiunque, che non si appendono in salot­to e non si possono esibire all’ammirazione degli amici.

 “Non è un semplice tweet” ha scritto Mr. Estavi ov­viamente su Twitter “con il tempo le persone com­prenderanno il vero valore di quel tweet, paragona­bile a quello della Monna Lisa”.

Vedremo come andrà a finire. L’unicità di quel twe­et è certificata da un NFT, “Non Fungible Token”, il token digitale che è stato il vero oggetto dell’asta. Creati con la tecnologia blockchain, i token digita­li non fungibili, NFT, custodiscono l’attestazione di autenticità e il certificato di proprietà. Il loro codice identificativo li rende unici e irripetibili, non fungibi­li appunto, non intercambiabili come sono invece le criptovalute. L’unicità e l’irripetibilità permettono gli scambi di proprietà all’interno di blockchain che garantiscono i massimi standard di sicurezza.

Le aste degli NFT sollevano il velo sulla nuova fron­tiera dell’arte contemporanea. C’è una differenza sostanziale rispetto al passato: questa volta non sono gli artisti a sfidare il comune senso estetico con provocazioni che, storicamente, hanno fatto avanzare l’arte. Questa volta la provocazione viene dall’esterno, è la rivoluzione digitale a sfidare gli ar­tisti, a costringerli a fare i conti con strumenti nuovi e nuove forme di espressione artistica. La fisicità materica trascolora nell’impalpabile vaporosità de­gli NFT che pure riescono a portare gli artisti dove Giacometti o Picasso con il loro genio non sono mai arrivati: un flusso di proventi destinato all’artista ogni volta che l’opera passa di mano. È davvero una nuova frontiera, una nuova forma di contrat­to: pittori, scultori, musicisti contemporanei non potranno evitare di fare i conti con questa nuova forma di disruption tecnologica.

Le aste degli NFT non si svolgono solo in lunghe sessioni online, le grandi case d’asta hanno fiutato la novità e, nello scorso mar­zo, la blasonata Christie’s ha battuto la sua prima opera digitale, un collage di cinquemila singole immagini che l’artista Mike Win­kelman, noto come Beeple, ha pubblicato sulle sue pagine social tra il maggio 2007 e il gennaio 2021.

Anche in questo caso in asta è andata la proprietà del NFT asso­ciato all’opera, e anche in questo caso l’acquisto è stato regolato in Ether, che Christie’s ha accettato in luogo dei dollari (che co­munque restano buoni per avere un’idea del controvalore, attor­no ai sessantanove milioni di dollari).

Il prezzo non è l’unico elemento che merita attenzione. All’asta dell’opera di Beeple hanno assistito oltre ventidue milioni di per­sone, i partecipanti attivi, coloro che hanno fatto più di 350 rilan­ci, erano poco più di trenta e, ecco la parte interessante, quasi tutti Millennial o della Generazione X. Sono e saranno loro i nuovi clienti e i nuovi consumatori, sempre più rilevanti rispetto alla ge­nerazione dei loro genitori, i “boomer”, assenti all’asta digitale di Christie’s.

L’investimento in cripto arte è un territorio inesplorato e per certi versi scivoloso, come hanno ricordato la volatilità e gli scossoni subiti la scorsa settimana dalle cripto-valute. In questi casi è sem­pre opportuno tornare ai fondamentali e ricordare le caratteristi­che di un investimento finanziario. Benjamin Graham, padre dello stile di investimento “value” e lui stesso abilissimo investitore, ha cristallizzato una definizione piuttosto restrittiva: “un’operazione di investimento è quella che, attraverso un’approfondita analisi finanziaria, promette la sicurezza del capitale e un rendimento adeguato. Tutte le operazioni che non soddisfano tali requisiti sono da considerarsi speculative”.

Se allarghiamo i criteri rispetto al rigore di Graham, possiamo de­finire investimento quell’attività dalla quale si ricava reddito (sotto forma di cedola, dividendo o affitto) e speculazione quell’attività di cui si riconosce il rischio elevato ma dalla quale ci si augura di ricavare un incremento di valore. In altre parole, c’è consapevo­lezza della possibilità di perdere tutto o buona parte del capitale ma si corre ugualmente il rischio perché lo si ritiene compensato dalla prospettiva di elevati profitti in breve tempo.

I token non fungibili non sembrano avere i requisiti per rientrare nella definizione di investimento. Il loro profilo giuridico è tutt’al­tro che definito, così come non sono definite le tutele dei con­sumatori interessati alle piattaforme che consentono lo scambio di “digital collectibles”. I token infungibili attestano la proprietà di un’opera ma non è ancora chiaro se siano titoli rappresenta­tivi di un bene, materiale o digitale, o siano essi stessi un bene, un file univoco che stabilisce autenticità e proprietà di un’opera d’arte. Siamo ancora lontani dalla applicazione della normativa in materia di prodotti e servizi finanziari e restano da regolare gli aspetti relativi alla sicurezza, alla fiscalità, alla tracciabilità delle transazioni o alla perdita, o furto, delle chiavi di accesso all’NFT.

Ogni innovazione ha bisogno di tempo per affermarsi ed entrare nell’uso comune, ma più passa il tempo e meno tempo ci vuole per assorbire le novità. Wilbur e Orville Wright fecero alzare dal terreno il loro prototipo “Flyer” nel dicembre 1903. In una deci­na d’anni l’assetto di quella macchina con motore “più pesante dell’aria” venne perfezionato e gli aerei fecero il debutto nell’im­piego bellico nei cieli della Prima Guerra Mondiale

Il trasporto aereo si affermò negli anni Venti e Trenta, il bellissimo, emozionante romanzo Volo di Notte di Antoine de Saint-Exupéry è del 1931. Le linee aeree civili impiegarono poi sessantotto anni per arrivare a cinquanta milioni di clienti. Più o meno nello stes­so periodo si estendeva l’uso dell’automobile, le auto vendute toccarono la quota di cinquanta milioni in sessantadue anni. C’è voluto tempo anche per invenzioni o scoperte molto più perva­sive nella normalità quotidiana: l’energia elettrica ha impiegato quarantasei anni per raggiungere i cinquanta milioni di utenti, il telefono cinquanta.

Nel mondo veloce delle disruption digitali, Internet ha raggiunto i cinquanta milioni di utenti in dodici anni, Facebook, social popo­lare ma tutto sommato non indispensabile, ha impiegato tre anni. Un tempo breve, rispetto a elettricità e telefono, eppure ancora enorme se consideriamo che il gioco interattivo Pokémon Go ha traguardato i cinquanta milioni di utenti in … tre giorni!

Il mercato degli NFT ha mostrato una crescita di quasi dieci volte tra il 2018 and 2020. Per la loro stessa natura e “pazzesca vola­tilità”, come scrive il Financial Times, è difficile stimarne il valore che, con approccio prudenziale, è ritenuto vicino ai 338 milioni di dollari (dai 41 milioni circa del 2018).

Secondo “Nonfungioble.com”, un sito che segue e registra i mo­vimenti e gli scambi degli NFT, il prezzo medio dei token non fungibili è passato da 142 dollari nell’ottobre 2020 a 4.000 nel febbraio 2021 e 1.400 il mese dopo. È probabile che con il tem­po anche gli NFT verranno disciplinati e si affermeranno come è accaduto a tante altre innovazioni.

Diverso il discorso per la tecnologia blockchain, affidabile regi­stro informatico di validazione, che è “here to stay”, è qui per rimanere. Sta diventando sempre più rilevante nei servizi finan­ziari, nella gestione dello shipping (tracciabilità e documentazio­ne dei container), nella autenticazione delle firme su documenti. Le blockchain stanno rivoluzionando il mondo dell’arte e presto scuoteranno quello degli affari. La società di ricerca Global Mar­ket Insights stima che il mercato delle blockchain crescerà al tas­so annuo composto del 70% dal 2020 al 2025 con un valore di mercato di venticinque milioni di dollari.

Ogni azione economica o atto giuridico che comporti univoche prove di proprietà potrà impiegare le blockchain, innovazione “disruptive” che cambierà radicalmente le pratiche di certifica­zione nel mondo degli affari. “Pensiamo anche ai biglietti dei concerti “scrive Mark Hawtin di GAM Investments “è un settore dove abbondano le truffe e che potrebbe invece riconquistare la fiducia grazie alla blockchain. Ogni biglietto emesso per un even­to verrebbe inserito nel registro digitale della blockchain, con un proprio identificativo digitale”. Lo “smart contract” regolerebbe le condizioni di vendita del biglietto, operazione possibile solo all’interno della blockchain, sarebbe un sonoro “ciaone” ai ba­garini di San Siro.

La settimana scorsa le criptovalute hanno avuto scossoni e movi­menti bruschi, “le valute ordinarie non sono mai state altrettanto eccitanti” ha scritto John Authers di Bloomberg, ma nelle cripto-monete “ci sono più ‘credenti’ che investitori” (e, come veri cre­denti, potrebbero salmodiare “in Ethereum cantabo …”).

Considerate fino a poco tempo fa un mistero orfico, di interesse limitato a qualche gruppo di nerd anarchici, oggi sono le banche centrali a pensare seriamente di istituire valute digitali proprie. Persone e società terrebbero i propri depositi presso gli istituti centrali e con una app chiunque potrebbe effettuare o ricevere pagamenti. Sarebbe una vera e propria rivoluzione, se Paul Vol­cker fosse ancora tra noi probabilmente aggiornerebbe la sua battuta “l’ultima innovazione utile introdotta dalle banche sono stati gli sportelli bancomat”.

Il vero e sgradevole punto debole aspetto delle cripto-valute è il loro enorme dispendio di energia. Pochi giorni fa la Banca d’Italia ha pubblicato un paper in cui dimostra come l’impronta ecologi­ca del TIPS, la piattaforma europea per il regolamento immediato dei bonifici, sia quarantamila volte inferiore a quella del bitcoin nel 2019.

Adam Smith, padre della scienza economica, aveva intuito e spiegato come la causa della “Ricchezza delle Nazioni” fosse l’avanzamento tecnologico. Smith era testimone delle trasforma­zioni della Rivoluzione Industriale e quell’esperienza lo convinse a riconoscere nella tecnica e nel miglioramento dei processi di produzione il vero motore dello sviluppo.

A distanza di quasi tre secoli quella intuizione è ancora valida: l’avanzamento tecnologico consente di produrre di più e meglio, “nel prossimo decennio assisteremo a significative trasformazio­ni nel modo in cui verranno condotti e registrati diversi tipi di transazioni” scrive Mark Hawtin, l’esperto di tecnologia in GAM Investments “dal nostro punto di vista lo sviluppo e l’opportunità di investimento è evidente, siamo convinti che l’ordine di gran­dezza di tale sviluppo sia fortemente sottostimato”.

L’Alpha e il Beta ha molti dubbi nel considerare “investimento” quello nella crypto-art, nei certificati digitali NFT, nelle cripto-va­lute. Ma non ha dubbi sull’investimento nella “disruptive growth”, nella tecnologia che si fa sempre più trasversale in tutti i settori, i modi in cui la tecnologia viene impiegata “sono molto più rilevan­ti della tecnologia stessa”.

Sarebbe d’accordo anche Benjamin Graham.

Fonte: AdvisorWorld.it

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