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GAM: Il banchiere della gente

GAM. Fra pochi giorni ricorrono i centocinquant’anni dalla nascita di Amadeo Giannini, il figlio di immigrati italiani che divenne l’emblema della ricostruzione di San Francisco dopo il terremoto del 1906 …

Carlo Benetti Market Specialist di GAM (Italia) SGR


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La sua Bank of Italy divenne Bank of America, uno degli istituti di credito più importanti del mondo. Fu un uomo di visione ma, soprattutto, fu un banchiere galantuomo

Le banche avrebbero aperto solo dopo qualche mese, i registri e libri contabili erano andati persi o polverizzati sotto le macerie del terremoto. All’alba di quel 18 aprile 1906 San Francisco era irriconoscibile, poco dopo le 5 della mattina uno spaventoso terremoto, seguito da un incendio, aveva distrutto o danneggiato l’80% della città, le vittime furono circa 3.000 e tra le 225.000 e 300.000 persone, su una popolazione di 400.000, rimasero senza casa.

Amadeo Giannini, a capo della piccola Bank of Italy, comprese immediatamente che non c’era tempo da perdere, e poco importava dei libri contabili: l’aiuto finanziario era indispensabile per la ripartenza della città. Se le altre banche non avrebbero aperto prima di qualche mese, lui nel giro di pochissimi giorni, sotto l’insegna della sua banca e il cartello che diceva “business as usual”, cominciò a prestare denaro.

Mercoledì saranno centocinquanta anni esatti dalla nascita del “banchiere della gente” e merita davvero di essere ricordata la storia “di questo personaggione che negli Stati Uniti è celebrato come leggenda e invece da noi è un culto molto di nicchia, forse perché ai banchieri degli uomini si sono preferiti almeno sulla pagina e al cinema i ‘banchieri di Dio’” scrive il giornalista Michele Masneri.

Amadeo Peter Giannini nacque a San José il 6 maggio 1870, da due immigrati liguri appena arrivati in California.

Orfano di padre, rimasto ucciso in una lite, a quattordici anni lasciò la scuola per lavorare nel negozio del padre adottivo. Il suo lavoro consisteva nei rapporti con le banche, con i fornitori e nella ricerca di nuovi clienti.

A diciannove anni il padre premiò il suo buon lavoro facendolo diventare socio nell’attività che stava prosperando. A trentadue anni la svolta, Amadeo lasciò l’attività imprenditoriale per un ruolo dirigenziale nella Columbus Savings & Loans Association, piccolo istituto di credito nel quartiere italiano di North Beach.

In banca però cominciarono i dissensi, il motivo di cruccio di Giannini era il diverso trattamento commissionale applicato alla piccola clientela, costituita in gran parte da italiani che spedivano a casa parte dei risparmi.

Il giovane dirigente pensava che un trattamento più equo sarebbe stato anche nell’interesse della banca perché avrebbe allargato la platea dei clienti, gente che lavorava sodo e che lui conosceva bene, lui era uno di loro.

La banca preferiva però non rischiare e mantenere il “business as usual” con la clientela tradizionale, conosciuta e di buone disponibilità.

“Un banchiere degno di questo nome è uno che dovrebbe dare credito a chiunque, una volta acclarata la sua onestà” era solito dire Giannini e su questo convincimento lasciò la Columbus e decise di fare da solo.

Con 150.000 dollari del padre aprì la sua nuova piccola banca in un ex saloon proprio davanti alla Columbus Savings & Loans. Il grande bancone in legno del saloon venne conservato e lì vennero messe le casse.

Doveva essere la banca per la “gente ordinaria”, per gli immigrati appena arrivati in California, intimoriti, con la difficoltà di una lingua sconosciuta, guardati con diffidenza dagli americani protestanti, e loro stessi diffidenti verso le banche.

Ma non era solo senso di giustizia, o un “atto di amore” verso i “paesani” a spingere Giannini nella nuova impresa.

Era un uomo di visione, aveva intuito che l’emigrazione italiana sarebbe diventata una componente cruciale nello sviluppo della California e lui intendeva esserci.

Ebbe ragione, gli affari andarono subito per il verso giusto, in capo a due anni i depositi della piccola Bank of Italy superarono il milione di dollari.  Fino a quel 18 aprile, quando crollò tutto, letteralmente.

Giannini comprese che senza il sostegno finanziario delle banche la città non avrebbe potuto ripartire, non in tempi rapidi perlomeno.

Non c’era tempo per assolvere le procedure ordinarie, Giannini riaprì il suo sportello dopo sei giorni, per avere un prestito anche di piccole somme era sufficiente la firma su una ricevuta, una stretta di mano e lo scambio di un’occhiata franca.

Lasciata agli impiegati la gestione della sede provvisoria, lui cominciò a girare con un carretto per le zone devastate della città continuando a prestare denaro, niente garanzie, firma e stretta di mano. Uno stile che in breve tempo conquistò la considerazione di migliaia di persone che con quei dollari poterono rimettersi in sesto.

All’apertura delle altre banche molti ritirarono i loro depositi per consegnarli a quel banchiere dalla faccia onesta. Altri che non avevano mai messo piede in una banca, nascondendo in casa i loro risparmi, si fidarono di “uno di loro” e aprirono il conto alla Bank of Italy.

Giannini divenne molto popolare e oggi è ricordato come il simbolo della ricostruzione di San Francisco, ma quello fu solo l’inizio della storia.

Amadeo Giannini aveva dato prova di visione nel lungo periodo quando nel 1904 comprese il significato economico dell’immigrazione, nel 1920 intuì il tremendo potenziale della neonata industria del cinema, quello economico e soprattutto quello culturale.

Il cinema era destinato a condizionare la società, a imporre modelli di comportamento. C’è la Bank of Italy dietro il primo lungometraggio di Charlie Chaplin. L’attore e regista non riusciva a trovare finanziatori per il film “Il monello” e Giannini anticipò 50.000 dollari. C’è ancora Giannini dietro uno dei primi lungometraggi di cartoni animati.

Su quel film Giannini era scettico: “saranno in pochi ad andare a vedere un cartone animato che parla di nani”.

Ma questa volta si sbagliava, “Biancaneve e i Sette Nani” di Walter Disney fu un successo straordinario, entrato nella storia del cinema.

Nel 1932 il visionario banchiere finanziò un altro visionario, l’architetto Joseph Strauss, e il suo progetto di un avveniristico ponte che avrebbe collegato la città di San Francisco con la contea di Marin, sullo stretto Golden Gate.

Erano gli anni della Grande Depressione, Giannini vide nell’opera non solo un grande e ambizioso progetto ma anche un modo per dare lavoro e per infondere fiducia alla popolazione. La Bank of America partecipò al consorzio di finanziamento del Golden Gate Bridge con sei milioni di dollari.

Chissà se Giannini ragionava come un vescovo o se invece fosse il vescovo a ragionare come un banchiere: in quegli stessi anni a Milano il cardinale Schuster aveva infatti intensificato la costruzione di nuove chiese, un modo per dare lavoro a chi ne aveva bisogno.

Anche in questo nostro tempo travagliato c’è bisogno di visione, di capacità di guardare oltre le condizioni del presente. Si parla molto di “Fase 2”, si parla troppo poco delle fasi successive, dell’oltre che segue al “dopo” che pare cominci oggi.

Aumentano i disoccupati e la povertà, c’è ancora bisogno di banche prossime alla “gente ordinaria”, secondo lo stile di “fare banca” di Giannini.

Stile che sopravvive oggi nelle banche del territorio e in modo particolare nelle banche del credito cooperativo.

Nel 1890, in un paese vicino a Venezia, fu un prete a fondare la prima Cassa Rurale Cattolica. Un anno dopo l’enciclica sociale di Leone XIII Rerum Novarum forniva il corredo culturale e teologico ai movimenti cooperativi partiti in Germania e che si stavano diffondendo in Europa.

La forma organizzativa cooperativa sembrava passata di moda negli anni Ottanta e Novanta, quando la deregolamentazione e la crescita dei mercati finanziari facevano sembrare le piccole banche locali fuori tempo, destinate all’estinzione.

Non è andata così per fortuna, continua a essere preziosa la prossimità delle banche cooperative e delle banche del territorio allo “small business”, lo stesso segmento che costituì il nocciolo duro del successo di Giannini.

Quello di cui c’è bisogno oggi è la vicinanza a quegli operatori economici che sono stretti tra le scadenze degli oneri finanziari e l’interruzione dei ricavi. Negli Stati Uniti, secondo una ricerca condotta da accademici di Oxford, Princeton e Yale, circa la metà degli operatori economici, in larga misura piccoli imprenditori e commercianti, non prevede di tornare alla piena attività prima di due anni.

Nella “settimana delle banche centrali” il messaggio è stato chiaro e condiviso: i bilanci delle principali banche centrali hanno superato i diciotto trilioni di dollari ma è per la buona causa di mantenere ordinati e senza tensioni i mercati del credito.

I governi e le banche centrali hanno approntato formidabili difese, bisogna vedere se resisteranno all’assalto della violenta contrazione economica dei prossimi mesi.

Al centro di questi sforzi c’è il sistema bancario, meglio patrimonializzato rispetto a dieci anni fa e con ampia liquidità a disposizione.

Soprattutto le banche hanno, avranno, la responsabilità di rendere quanto più granulari quegli aiuti, portare cioè la liquidità ai capillari più periferici e microscopici dell’organismo economico.

Del resto, diceva Giannini “un banchiere dovrebbe considerarsi a servizio della gente, a servizio della comunità”.

Fonte: AdvisorWorld.it

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