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Future SpMib: Un piccolo passo, ampiamente previsto e annunciato, a cui ne seguiranno altri.

Pivot Supporti: 21.000 – 20.650  – Pivot Resistenze: 21.800 – 22.650 ;
Anche questa settimana ripartiamo dalla fine del commento della scorsa ottava, ove normalmente citiamo il rapporto basato sul valore della media a 200 giorni riferito al future sul FTSEMib; per questa settimana tale valore esprime un +0,2% che mostra appunto di quanto la linea dei prezzi si sia portata oltre….

la media primaria. Considerando tale evidenza a conferma dell’estrema volatilità che caratterizza i mercati, cosa che sottolineiamo da alcune settimane, saremmo rientrati in zona bullish per quanto attiene il trend di fondo, ma ci consentirete di usare ancora una certa prudenza al riguardo. Valuteremo con la prossima chiusura settimanale l’eventuale cambio di view.
Ciò che possiamo mettere ancora in risalto, è il rafforzamento del Momentum che abbiamo già evidenziato nei due ultimi report. Difatti segnaliamo una nuova divergenza bullish, atteso che l’oscillatore ha segnato un massimo relativo sul time frame a 14 giorni, cosa che non è avvenuta per il future. Altro dato rialzista da evidenziare, proviene dall’analisi del Macd che genera con la sessione del 17 un segnale buy laddove si è avuto il cross rialzista della trigger line, siamo però ancora in zona bearish in quanto sotto la linea della zero e, come noto, in caso di superamento del livello di neutralità, avremo un’ulteriore conferma del movimento al rialzo. Il Sar passa in buy sempre con la seduta del 17 ed ora indica un punto di reverse ai 20.520 punti circa; confermate quindi le indicazioni segnalate nella scorsa settimana di Rsi, Stocastico e Cci.
Quanto lascia riflettere è il prosieguo della flessione delle medie a 65 giorni ed a 21 giorni, quest’ultima si è portata sotto il valore del derivato offrendo un nuovo cross ribassista denso di incognite, mentre la media primaria in maniera lenta, ma costante, prosegue nel suo rialzo. Dall’otto febbraio, minimi relativi dell’anno, la ripresa si è sviluppata con una certa regolarità ed ora il prossimo livello, una volta recuperati i 21.000 punti, è il superamento convinto dei 21.800 per puntare dritto ai 22.650. In caso di debolezza, resta l’area 20.650 quale supporto testato rapidamente, che si è comportato in maniera egregia.
A sparigliare le carte in tavola ci ha pensato la Fed, il cui intervento sul tasso di sconto aumentato di 25 punti base, in realtà non segnala alcun cambiamento nel punto di vista sulla politica monetaria o sull’economia, ma va intesa come un’ulteriore normalizzazione delle ‘lending facilities’. La decisione della Fed ha avuto un impatto sul mercato valutario, con il dollaro che è lievitato mentre l’euro ha toccato il minimo degli ultimi nove mesi. Per i mercati finanziari l’aumento del tasso di sconto Usa si è rivelato un non evento, pur essendo il primo rialzo dal dicembre 2008. La valutazione è rapportare alle chiusure delle borse europee e di Wall Street, che hanno ben digerito la decisione chiudendo in territorio leggermente positivo. Le politiche monetarie della Federal Reserve restano espansive, si stanno solo cominciando a eliminare gli strumenti necessari per l’emergenza, ma ciò non significa normalizzazione.
L’aumento del tasso di sconto non segnala una stretta o un irrigidimento della politica monetaria della Fed, che resta accomodante, si tratta di un aggiustamento tecnico che riflette il fatto che le banche non hanno più necessità di fonti di finanziamento d’emergenza a basso costo, come invece era accaduto durante la crisi. Anche il timing, al di fuori dalla riunione del Fomc, viene letto come la volontà della Fed di dare al rialzo una connotazione non politica. Il segnale comunque è arrivato e dunque, malgrado le rassicurazioni scritte e verbali della banca centrale americana, è inevitabile ipotizzare che i mercati tenderanno ad incorporare nei prezzi uno scenario al rialzo dei fed funds. Un piccolo passo, ampiamente previsto e annunciato, a cui ne seguiranno altri. Ad esempio, a marzo si chiuderanno le operazioni di rifinanziamento a sei mesi della Bce e per tutto il 2010 non sono previste operazioni a 12 mesi.

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Analisi Weekly
a cura di: Mr. Profit

Autore: Roberto Ercolino

Fonte: MrProfit.it

 

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