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Franklin Templeton – La quarta rivoluzione industriale è appena iniziata

Franklin Templeton Molti esperti hanno parlato della “quarta rivoluzione industriale”, ma cosa significa? L’innovazione accompagna da sempre il corso della storia, ma non sempre i suoi progressi sono avvenuti secondo schemi prevedibili o lineari.

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A cura di Matthew Moberg, Vice President, Portfolio Manager e Research Analyst di Franklin Equity Group


L’innovazione è frammentaria. I periodi in cui abbiamo assistito ad un aumento delle nuove idee e tecnologie coincidono di solito con una crescita economica sostenuta e in accelerazione.

Considerate: La crescita nel mondo occidentale dal 1° d.C. al 1820 d.C. è stata di circa il 6% ogni secolo.[1] A confronto, per tutto il XX secolo gli statunitensi hanno beneficiato di un raddoppio della produzione reale ogni 32 anni.[2] Prima di allora, la produzione reale impiegava 12 secoli per raddoppiare.

Gli economisti definiscono questi periodi come rivoluzioni industriali. Poco creativi come sono, le identificano con un numero: prima, seconda, terza e quarta. La prima è iniziata nel 1760.

Oggi crediamo di vivere la quarta delle rivoluzioni industriali, quella che sta accelerando il ritmo attuale dell’innovazione sul mercato. Partendo dai progressi realizzati dalla terza rivoluzione, una rivoluzione digitale iniziata a metà del XX secolo, la quarta rivoluzione abbraccia molte tecnologie—eliminando i confini tra sfera fisica, digitale e biologica.

L’incremento della produttività accelera la creazione di ricchezza

Come investitori nell’innovazione, l’impatto trasformativo della quarta rivoluzione industriale sostiene le cinque piattaforme di crescita da noi discusse in precedenza. I progressi tecnologici e industriali aumentano la produttività economica, che è alla base della creazione di ricchezza.

Paul Krugman, premio Nobel per l’economia, ha osservato: “La produttività non è tutto, ma a lungo termine è quasi tutto, perché la capacità di un paese di migliorare il proprio tenore di vita nel tempo dipende quasi interamente dalla capacità di aumentare la produzione per lavoratore”.[3] Oggi, l’americano medio deve lavorare solo 11 ore alla settimana per eguagliare la produttività di una settimana lavorativa di 40 ore negli anni Cinquanta.[4]

Esempi reali di incremento della produttività

    Quando ho iniziato la mia carriera, ero un revisore di banca. In una banca, solo i funzionari più anziani erogavano prestiti. Di solito era un’attività di gruppo, con personale lautamente retribuito che occupava le sale riunioni per analizzare le pratiche, macinare numeri e deliberare per ore.

Oggi, con i punteggi FICO (misura della solvibilità dei privati), praticamente nessun essere umano esamina una qualsiasi richiesta di credito sotto i 50.000 dollari. Pensa a tutto il computer.[5]

    Ai tempi del popolare programma televisivo Mad Men, trasmesso negli anni ’60 e ‘70, la pubblicità veniva venduta in base al numero di pagine su una rivista o degli spazi televisivi divisi in blocchi da 30 secondi. A sostenere le vendite era soprattutto un forte coinvolgimento personale del venditore, basato sulla fiducia, ed era chiaro che gran parte della spesa pubblicitaria andava “sprecata”.

Nel mercato pubblicitario corrente che muove annualmente 600 miliardi di dollari, Google, Facebook e altri colossi utilizzano algoritmi per massimizzare non solo le entrate, ma anche il ritorno dell’investimento (ROI) per i loro clienti. Oggi, l’acquisto di inserzioni pubblicitarie su internet rappresenta non solo il mezzo pubblicitario più automatizzato, ma anche il più efficace. Può essere efficace come branding o come evento a risposta diretta.

    Uno degli aspetti più importanti di qualsiasi attività commerciale è il prezzo dei prodotti. La definizione del prezzo è generalmente demandata ai reparti vendite e finanze e all’alta dirigenza, che cercano insieme di massimizzare il profitto. Storicamente, è stata un’attività di ricerca ad alta intensità di lavoro. Oggi, il prezzo di mercati enormi è completamente automatizzato. Le compagnie aeree, le società di e-commerce e gli hotel, solo per fare qualche esempio, consentono alle macchine di determinare il prezzo delle loro offerte.

Si tratta di alcune delle maggiori voci di entrate della nostra economia, tutte completamente automatizzate. I prezzi possono cambiare in base alla disponibilità a magazzino in tempo reale, alla domanda minuto per minuto e persino alle condizioni meteorologiche. Gli algoritmi cercano di massimizzare l’elasticità della domanda di centinaia di migliaia di prodotti in tempo reale.

Questa tendenza verso l’incremento della produttività, risultato della quarta rivoluzione industriale, è a nostro giudizio, appena iniziata. Nel corso del prossimo decennio, grazie alla tecnologia crediamo che si raggiungeranno importanti traguardi in termini di efficienza o di miglioramento dei prodotti in molte aree.

I cambiamenti riguarderanno, per esempio, le assicurazioni, le diagnosi mediche, l’industria automobilistica, il design industriale, i prezzi e le negoziazioni degli strumenti finanziari e l’analisi dei dati.


[1] Fonte: Maddison, A. “Poor until 1820”, The Wall Street Journal, 11 gennaio 1999.

 [2] Fonte: Gordon, R., 2016, “The rise and fall of American growth: The U.S. standard of living since the Civil War”, Princeton: Princeton University Press.

 [3] Fonte: Krugman, P., 1990, “The Age of Diminished Expectations: U.S. Economic Policy in the 1990s”, Cambridge: MIT Press.

 [4] Fonte: Brynjolfsson, E. e A. McAfee, 2014, “The Second Machine Age: Work, Progress, and Prosperity in a Time of Brilliant Technologies”, New York: W. W. Norton & Company.

 [5] Fonte: Bayston, et al., “Digital innovations—pinpointing fixed income credit risks”, Franklin Templeton Thinks: Fixed Income Markets, 6 settembre 2019.

Fonte: AdvisorWorld.it

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