AdvisorWorld.it
Flossbach von Storch

Flossbach von Storch – Mercati Emergenti niente compromessi sui criteri ESG

Flossbach von Storch – A fine settembre il presidente cinese Xi Xingping ha annunciato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che la Cina intende raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060.


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da AdvisorWorld iscriviti alla Nostra Newsletter gratuita.  Clicca qui per iscriverti gratuitamente


A cura di Michael Altintzoglou, Gestore di portafoglio in Flossbach von Storch AG


Si tratta di un ottimo esempio di come economia ed ecologia possano completarsi a vicenda. Il Pil cinese, ad esempio, è aumentato più di dieci volte in dollari Usa da quando il paese ha aderito all’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) nel dicembre 2001. Siamo dell’idea che nei criteri Esg la stessa attenzione riservata agli aspetti ambientali (la “E” di Environment) spetti anche alla “S”, quindi agli aspetti sociali.

Entrambe le dimensioni, infatti, si completano a vicenda. In fin dei conti, l’obiettivo è assicurare alle generazioni di oggi e di domani un futuro degno di essere vissuto, il che significa fornire cibo, elettricità e medicine a 7,7 miliardi di persone nel mondo. Solo le economie di successo e le innovazioni tecnologiche sono in grado di tutelare l’uomo e l’ambiente in un’ottica di lungo termine.

L’importanza della “G” di governance per Stati e Aziende

Secondo la nostra filosofia, quando si investe (in modo sostenibile) in azioni dei mercati emergenti, è fondamentale che concentrarsi sulla “G” di ESG, ossia le strutture di governance di governi e società (due dimensioni potenzialmente correlate).

A livello governativo, anche se gli standard politici nelle economie emergenti sono spesso inferiori a quelli delle democrazie occidentali, ogni governo dovrebbe dimostrare chiaramente la propria volontà di agire in modo responsabile. Una tendenza preoccupante che sta emergendo in alcuni paesi è l’ingerenza del governo nell’economia con lo scopo di mantenere i poteri personali.

Un esempio su tutti è la Russia, dove infatti preferiamo non investire. Le conseguenze economiche di questa scarsa affidabilità sono emerse chiaramente quando il paese ha aderito al Wto nel 2012, salvo adottare poco dopo misure protezionistiche su larga scala. Le ripercussioni per gli investitori esteri, che si aspettavano una riduzione delle tariffe doganali, sono state disastrose.

In alcuni paesi emergenti, poi, lo Stato esercita il suo influsso anche a livello aziendale, motivo per cui siamo piuttosto restii a investire nelle società a controllo statale (le cosiddette “state owned enterprises” (Soe). Nella maggior parte dei casi, infatti, sono realtà meno produttive, meno trasparenti e più inclini alla corruzione rispetto alle società private. Il numero di Soe è particolarmente elevato in Cina, Polonia, Malesia e Russia.

Trasparenza sui sistemi di remunerazione

Trasparenza è la parola chiave anche per le informazioni sui sistemi di remunerazione e incentivazione. La concessione di benefit mirati alla dirigenza e la promozione di una cultura dell’integrità possono infatti esercitare un impatto positivo duraturo sullo sviluppo a lungo termine della società. Altrettanto importanti sono una politica di informazione trasparente e una comunicazione regolare con gli azionisti.

Nei mercati emergenti, la corporate governance è gestita in modo molto eterogeneo. In India, ad esempio, tante società sono possedute a maggioranza dalle famiglie fondatrici, che raramente sono disposte a rinunciare alle proprie quote in caso di aumenti di capitale. Tutt’altra storia in Corea del Sud, un paese che ospita aziende di punta come Samsung e il gruppo Hyundai. Paradossalmente, però, anche in questi colossi (in coreano: “chaebol”) la corporate governance è spesso migliorabile.

Focus sulla “S” di ESG: l’importanza del capitale umano

Durante la crisi finanziaria del 2008, il drastico calo del commercio mondiale ha colpito molti mercati emergenti, tra cui la Cina, fortemente orientata all’esportazione. Da allora, l’attenzione di Pechino si è spostata dalla quantità alla qualità della crescita, il che va a vantaggio della “S”, la parte sociale del canone di sostenibilità.

Anche altri paesi emergenti stanno investendo sempre più nell’istruzione e nella formazione dei propri cittadini, con il conseguente aumento del benessere del ceto medio in un’ottica di lungo periodo. Queste economie soddisfano così un importante prerequisito per lo sviluppo di modelli di business innovativi, alcuni dei quali sono altamente scalabili e generano interessanti ritorni sul capitale. Sono proprio questi i business model sostenibili e di successo che riteniamo particolarmente interessanti.

Per molto tempo gli osservatori occidentali si sono limitati a considerare i mercati emergenti come luoghi di produzione convenienti grazie a una manodopera a basso costo. In futuro però il capitale umano diventerà sempre più importante.

Ai governi e alle società converrebbe quindi offrire ai propri cittadini e dipendenti condizioni di vita e di lavoro eque, oltre a garantire strutture trasparenti. In caso contrario, la popolazione ricorrerà ai social media per denunciare i problemi e opporre resistenza. Le società che non riescono ad adottare misure appropriate per valorizzare i propri collaboratori, ignorando quindi la “G” e la “S”, non avranno per nulla vita facile in futuro. È anche per questo che riteniamo essenziale includere i criteri Esg nella valutazione dei modelli di business dei mercati emergenti.

Fonte: AdvisorWorld.it

Articoli Simili

Aberdeen SI : Le regole di engagement ESG per generare alfa in Cina

Redazione

Lyxor: La politica di “Vote & Engagement” 2020 conferma la mobilitazione a favore del clima

Redazione

Columbia Threadneedle Investments: La gestione del rischio legato al cambiamento climatico: considerazioni e ostacoli

Redazione