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Emergenti, prediligere i nomi locali nei consumi

Pals Wim Hein Robeco emergenti

Emergenti, prediligere i nomi locali nei consumi. L’attuale congiuntura rende i mercati emergenti particolarmente interessanti per gli investitori a causa di un mix unico di crescita degli utili, sottovalutazione dei titoli e fondamentali solidi….

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A cura di Wim-Hein Pals, responsabile del team EM di Robeco


L’universo EM attualmente mostra una crescita del PIL superiore rispetto a quella dei mercati sviluppati – ma questo non è l’unico fattore.

Evidenzia anche una migliore crescita degli utili, che riteniamo offra prospettive molto positive. In molti paesi emergenti, la crescita degli utili si correla sempre più con quella del PIL.

Prendiamo ad esempio la Cina, dove le aziende hanno ora una comprensione migliore di come generare valore per gli azionisti.

Il terzo driver dell’attrattiva dei Paesi Emergenti è quello delle valutazioni. Gli EM offrono adesso un 30% di sconto rispetto ai mercati sviluppati.

Questa differenza non pare sostenibile, in quanto storicamente lo sconto medio è stato di circa il 10%.

Ecco perché riteniamo che tale differenza sia destinata a tornare sui livelli osservati in passato.

Per quanto riguarda i fondamentali di tipo macro, molti paesi dell’universo emergente poggiano attualmente su basi solide – sia che si tratti di riserve di valuta estera elevate, grandi surplus di bilancio, alte riserve bancarie o tassi di risparmio elevati.

In generale, i fondamentali di questi Paesi sono migliori di quelli dei Paesi sviluppati.

Quando si parla di mercati emergenti a nostro avviso qualsiasi cosa collegata al consumatore rappresenta una nota positiva.

All’interno di questo spazio, ci concentriamo sui beni di consumo discrezionali piuttosto che su quelli di base.

Siamo meno positivi sui titoli del settore di beni di base, che tendono a essere piuttosto costosi. Il comparto dei beni di consumo discrezionali, invece, presenta rapporti prezzo/utili e price to book più attraenti.

L’altra faccia della medaglia è rappresentata dalla manifattura.

Le vecchie industrie pesanti non ci sono mai interessate. Le cartiere o i produttori cinesi di macchinari pesanti sono infatti sottopesati nel fondo.

Fino a ieri la Cina era la fabbrica del mondo, ma la crescente sovracapacità produttiva sta cambiando tutto ciò.

Un altro settore di nostro interesse  è  l’IT, che è diventato uno dei temi più importanti nei mercati emergenti.

Il settore IT è stato esso stesso oggetto di cambiamenti, in particolare in Cina, dove il focus si è spostato dall’hardware verso il software e l’e-commerce.

Il comparto è cresciuto notevolmente anche in paesi come Taiwan e Corea.

Oltre al focus specifico sul consumatore, ci concentriamo sui Paesi, piuttosto che sulle imprese multinazionali.

Privilegiamo un’esposizione di tipo domestico in paesi come India e Cina.

In India, per esempio, preferiamo investire in un’azienda alimentare locale che in una multinazionale, perché le multinazionali offrono esposizione anche ai mercati sviluppati, cosa che a noi generalmente non piace.

La bellezza dell’universo emergente è la sua natura dinamica. I paesi entrano ed escono dall’indice.

L’Arabia Saudita, ad esempio, è stata appena inclusa mentre l’Israele è stato appena escluso, avendo ottenuto la qualifica di Mercato sviluppato.

Fonte: AdvisorWorld.it

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