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Edmond de Rothschild AM – COP26, è l’ultima opportunità?

Edmond de Rothschild AM: Sei anni dopo l’Accordo di Parigi, la 26a Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite (COP26) si terrà dal 1° al 12 novembre a Glasgow, in Scozia.

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Commento a cura di Jean-Philippe Desmartin, Head of Responsible Investment di Edmond de Rothschild Asset Management


I leader di tutto il mondo torneranno ad incontrarsi dopo i mesi della pandemia, e il rinvio di un anno del vertice scozzese, per intensificare la lotta al riscaldamento globale.

TRACCIARE UN BILANCIO DELLA COP21

La COP26 non rappresenta l’ultima opportunità, ma una tappa fondamentale per conseguire collettivamente l’obiettivo dell’Accordo di Parigi, ossia la limitazione del riscaldamento globale a non più di 2°C, e preferibilmente a 1,5°C.

Un risultato ottenibile nel rispetto di due priorità:

    un quadro di soddisfacente trasparenza o un miglioramento degli impegni assunti dai Paesi maggiormente responsabili delle emissioni di gas a effetto serra (Cina, Stati Uniti, India, Giappone o i paesi europei):un traguardo che sembra ancora ben lontano, a pochi giorni dall’apertura della conferenza;

    il completo e regolare finanziamento del fondo da 100 miliardi di dollari l’anno costituito dai Paesi ricchi in favore dei Paesi più poveri, per aiutare questi ultimi a finanziare la transizione energetica e ambientale, in linea con gli impegni presi in occasione della COP21. In realtà, siamo piuttosto vicini all’80%, con una verificabilità troppo spesso discutibile.

La buona notizia è che, nonostante l’era Trump, l’Accordo ha nel complesso retto. Inoltre, tutti i leader politici hanno capito che il contesto della pandemia e della fase di  uscita dalla pandemia stessa non smorzano in nessun modo le urgenze legate all’emergenza climatica.

AGIRE TEMPESTIVAMENTE e con decisione

Due documenti recenti, uno pubblicato a maggio scorso dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) e il secondo diffuso quest’estate dal Gruppo intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC), sottolineano la portata e l’urgenza della sfida da affrontare. Il clima globale sarà già più caldo di +1°C per i prossimi cento anni, indipendentemente dalle misure che verranno messe in atto in futuro. Se vogliamo raggiungere l’obiettivo di un riscaldamento climatico limitato a + 1,5 ° C, sarà necessaria una rivoluzione energetica e non più una semplice transizione.

Nel caso in cui i  Paesi maggiormente responsabili delle emissioni di CO2  non prendessero alcuna iniziativa l’ultimo scenario delineato dagli esperti dell’Istituto di Ricerca di Potsdam sugli effetti dei cambiamenti climatici prevede un aumento della temperatura della superficie terrestre di +2,7°C. Non è troppo tardi per modificare questa traiettoria, tenendo presente che, con una variazione di +1,8°C o di +3°C, il riscaldamento del clima non avrà affatto gli stessi effetti concreti. È quindi indispensabile agire tempestivamente e con decisione.

Infine, come recita la celebre espressione anglosassone, impossibile non vedere che “c’è un elefante nella stanza”. Resta infatti l’enorme punto interrogativo costituito dall’applicazione di un prezzo del diossido di carbonio a livello globale, un segnale essenziale richiesto da anni e che purtroppo non ha potuto essere inserito all’interno  dell’Accordo di Parigi. Questo tema riemerge periodicamente. Su tale tema chiave, che potrebbe accelerare la transizione, possiamo tuttavia già prevedere che la COP26 rimarrà purtroppo in silenzio a livello globale.

UNA SOLIDA ROADMAP PER IL CLIMA

La lotta al riscaldamento climatico è al centro delle nostre priorità e del nostro modello interno ESG, denominato EDR BUILD, lanciato più di 10 anni fa. Dal 2015, ci siamo impegnati a pubblicare l’impronta CO2 dei nostri investimenti. Inoltre, negli ultimi due anni, abbiamo considerevolmente rafforzato le nostre capacità di analisi dei dati.

La nostra roadmap per il clima, formalizzata a fine 2017 sulla base delle raccomandazioni TCFD e dello Scenario di Sviluppo Sostenibile dell’AIE, è stata aggiornata all’inizio del 2020 e lo sarà di nuovo all’inizio del 2022. La roadmap supporta la nostra politica di dialogo e di engagement per il clima, che si concentra in pratica su alcune decine di aziende europee.

Peraltro, stiamo riducendo i nostri investimenti in settori ad alto rischio (ad esempio, esclusione del carbone termico; politica del petrolio e del gas in via di definizione…) e aumentiamo i nostri investimenti in aziende che offrono soluzioni sostenibili (efficienza energetica, energie rinnovabili). Infine, ci interessiamo da vicino a cosa significhi realmente impegnarsi come investitori per una traiettoria Net Zero 2050, attraverso l’attuazione di iniziative concrete.

Fonte: AdvisorWorld.it

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