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East Capital: Crisi coronavirus, implicazioni e prospettive per i mercati emergenti e di frontiera

East Capital: Scoppiata in Cina, attualmente la pandemia ha colpito circa 800.000 individui, principalmente in Europa e Stati Uniti. Per ora, l’impatto in America Latina, Medio-oriente e Nord-Africa risulta poco chiaro……….

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A cura di Anders Borg, Advisor di East Capital


Auspicabilmente nei prossimi giorni ci avvieremo verso un rallentamento in Spagna e Italia, ricalcando il modello osservato in Cina. Dunque, è possibile che nei mercati emergenti si ripeterà il medesimo processo con un paio di mesi di ritardo, e forse con numeri molto elevati.

Tuttavia, il fattore demografico gioca un ruolo molto importante – la popolazione italiana è caratterizzata da un elevato grado di anzianità mentre gli emergenti presentano una popolazione molto giovane (in alcuni paesi due terzi della popolazione è sotto i 25 anni).

Anche le abitudini culturali sono una discriminante. Altro tema è quello dell’urbanizzazione: in aree con minore densità è più facile esercitare un controllo sulla diffusione del virus.

Da ultimo, negli ultimi tempi si sta affermando l’idea che il clima possa essere un parametro da tenere d’occhio.

In termini di settori, l’impatto economico è relativamente simile a livello globale. A soffrire maggiormente saranno l’aviazione, l’hotellerie e i viaggi (fino a -90%), seguiti da retail e ristorazione (-60%) e le realtà legate ai carburanti (-20%), per un impatto sul PIL a livello di singola nazione intorno al 20-30% nel trimestre di crisi più acuta (dati Ocse).

In Europa, le ricadute saranno concentrate nel secondo trimestre del 2020 e nelle economie emergenti si faranno sentire verso il terzo. Sempre stando alle valutazioni Ocse, Germania, Svezia e Finlandia accuseranno il colpo in quanto fortemente dipendenti dalla supply chain globale.

I mercati emergenti dovrebbero vedere un minore impatto: Cina, Brasile e India perderanno un 20% sul PIL nella fase più acuta della crisi.

Secondo un’analisi della Federal Reserve, per quanto riguarda gli Stati Uniti, il 60% della forza lavoro si troverà in condizione di vulnerabilità a seconda del numero di persone che avranno la possibilità di fare ricorso a soluzioni da remoto.

A livello globale la risposta in termini di stimolo fiscale è senza precedenti, con gli Stati Uniti in testa visto il programma da 2.000 miliardi di dollari messo in campo e un altro pacchetto di simile portata all’orizzonte a sostegno degli investimenti.

Nelle economie sviluppate si avrà un incremento del debito pubblico al 10-15% del Pil per il periodo 2020-2021.

È possibile anticipare che questo genere di risposta sarà ulteriormente potenziata nelle economie avanzate, ma anche in Cina.

Nei mercati emergenti, i bilanci nazionali presentano maggiori restrizioni e maggiori livelli di indebitamento precrisi ma dovrebbero beneficiare delle manovre della Fed a sostegno della liquidità del dollaro – elemento cruciale per il mercato del debito in valuta statunitense da cui dipendono molte economie in via di sviluppo.

Sul piano della politica monetaria, oltre il 60% degli istituti centrali ha operato un taglio dei tassi, e praticamente tutte le economie sviluppate presentano tassi a zero con ampi programmi di QE in corso. Le controparti nei mercati emergenti hanno parimenti la capacità di intervenire anche se bisogna considerare che il deprezzamento delle valute indurrebbe un incremento dei costi delle importazioni.

Tuttavia, vale la pena ricordare che, nel contesto della crisi finanziaria globale e in seguito al crollo del petrolio nel 2014, le economie emergenti hanno operato tempestivi adeguamenti al fenomeno.

A livello regionale, il Sud-est Asiatico versa in una situazione positiva in quanto il debito pubblico è generalmente sotto controllo, come anche la diffusione del virus – elementi che lasciano ben sperare in vista di una ripresa.

Per l’intera area saranno cruciali le prossime mosse di Pechino, che probabilmente porterà avanti una politica monetaria ulteriormente espansiva. Peraltro, gli ultimi dati dell’indice PMI sono incoraggianti. Dalla Cina dipende anche il destino dell’America Latina in relazione ai prezzi delle materie prime, ma la generalizzata debolezza delle finanze pubbliche resta un fattore di rischio.

Invece, la Russia ha ingenti riserve e un bilancio nazionale solido, nonché ampio spazio di manovra sul piano fiscale. D’altra parte, è fortemente coinvolta nella guerra del petrolio. Sul fronte dell’offerta il focus è sui produttori di shale negli Stati Uniti, che con un ritorno dell’oro nero verso i 50 dollari al barile sarebbero nuovamente alla ribalta, grazie ai grandi investimenti in condutture e infrastrutture che li rendono meno dipendenti dai grandi colossi rispetto al passato.

Peraltro, oggi l’energia e il petrolifero rappresentano una quota sensibilmente minore all’interno dei principali indici statunitensi.

Per ovvie ragioni, la contrazione della domanda sarà forte nel secondo trimestre, ma auspicabilmente verso il terzo prevarrà un approccio responsabile con uno scenario in cui Opec, Russia e Stati Uniti potrebbero tornare a sedere intorno a un tavolo negoziale.

Per quanto riguarda la sub-regione costituita da Pakistan, India e Bangladesh è difficile valutare il fattore clima; tuttavia sono evidenti i limiti posti dalla debolezza dei rispettivi sistemi sanitari e la profonda contrazione economica. Lo stesso si può purtroppo dire per l’Africa.

In un orizzonte temporale più ampio vediamo una ripresa nel quarto trimestre e nel primo trimestre del 2021 pur conservando l’incertezza dovuta alle conseguenze delle politiche fiscali, come l’eventuale implementazione di programmi di ristrutturazione del debito.

Nella maggior parte delle economie, i governi continueranno a esercitare ingenti sforzi volti al contenimento del virus con un approccio di ingegneria sociale: il distanziamento sociale resterà in vigore a lungo, con immediate ricadute nei settori dell’hotellerie e della ristorazione, fino a un graduale processo di riapertura da quattro a dodici mesi di durata.

Ovviamente, prima che il virus possa essere dichiarato sotto controllo, l’incertezza continuerà a dominare i mercati, ma per il lungo termine e superato questo periodo di difficoltà le prospettive dei mercati emergenti restano solide, soprattutto grazie ai progressi in tecnologia, istruzione e infrastrutture, oltre a una stabilità sul piano macro; il trend demografico andrà a sostegno anche del settore dei servizi finanziari.

Se c’è una lezione che abbiamo imparato durante la crisi finanziaria globale è l’importanza degli strumenti fiscali. Infatti, in questa occasione il sistema bancario agisce in veste di mitigatore del rischio di insolvenza dei business maggiormente impattati dal calo dei consumi e non è un veicolo di crisi sistemica. Ma comunque fondamentale selezionare le società che possono contare su bilanci, strategie e management solidi.

Fonte: AdvisorWorld.it

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