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DPAM : Big Tech e diritti digitali: perché valutare le GAFAM è ancora complicato

DPAM : Mentre passeggiate per Milano, scorrendo il feed di Facebook o chiedendo all’assistente vocale di riassumervi le previsioni del tempo, vi trovate di fronte ai vostri diritti digitali che includono, tra gli altri, il diritto alla privacy, la libertà di espressione e il diritto di accesso a Internet.

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A cura di Matthew Welch, Responsible Investment Specialist, DPAM


Questi diritti stanno diventando sempre più rilevanti, sia per i consumatori che per le autorità di regolamentazione. Pertanto, le big tech affrontano una pressione aggiuntiva per integrare questi diritti nei loro processi interni e nell’offerta di prodotti.

Le attività delle aziende possono impattare questi diritti in vari modi: dal non proteggere la riservatezza dei dati personali degli utenti, alla vendita di strumenti tecnologici per tracciare o monitorare le comunicazioni e i movimenti degli individui a governi caratterizzati da una scarsa reputazione in materia di attenzione ai diritti umani. Recentemente, una serie di aziende IT come Facebook e Google, hanno preso forti posizioni contro la restrizione della libertà di espressione, rifiutandosi – ad esempio – di rimuovere i post a favore di Navalny, che hanno fomentato numerose proteste in Russia. D’altra parte, la libertà di espressione incontrollata potrebbe anche causare un altro tipo di danni, le fake news con carattere di sensazionalità possono essere spinte dalle piattaforme in quanto è probabile che generino più interazione tra gli utenti rispetto ad articoli fattuali. La disinformazione generalizzata sul Coronavirus e le false notizie sulle elezioni USA del 2020 ne sono un esempio.

Considerando questi diritti digitali e il ruolo che svolgono le aziende IT, siamo convinti che i dati personali siano un volano per l’economia e una risorsa per l’innovazione. Tuttavia, un deficit di “fiducia digitale” potrebbe erodere la loro reputazione e il brand. Le aziende del settore dei pagamenti, per esempio, attirano i clienti sulla base della fiducia dei consumatori. In secondo luogo, le violazioni e gli abusi della protezione dei dati potrebbero portare a multe e sanzioni elevate, come è accaduto ad Alphabet (richiesti più di 3 miliardi di dollari di danni relativi alla presunta raccolta illegale di dati di minori per la pubblicità su YouTube).

La pressione di clienti e investitori sulle imprese per incorporare i diritti digitali nei loro processi è importante, ma la legislazione in arrivo potrebbe essere uno strumento ancora più potente per giungere a un cambiamento di paradigma. Entrata in vigore nel 2018, la GDPR dell’UE è stata una delle prime leggi ad aumentare il controllo e i diritti degli utenti sui loro dati personali. Due imminenti proposte legislative europee – il Digital Services Act (DSA) e il Digital Markets Act (DMA) – causeranno uno sconvolgimento ancora maggiore per le piattaforme di social media e le aziende Big Tech. Il DSA e il DMA mirano, rispettivamente, a esplicitare le responsabilità delle grandi piattaforme in tema di controllo e a limitarne i poteri sul mercato. In particolare, il DMA avrà un forte impatto sui GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft) in quanto mira a limitare le pratiche di mercato sleali e a frenare lo strapotere delle big tech.

Tra i diversi rischi ESG, quelli sociali tendono ad essere più difficili da valutare. La mancanza di standardizzazione ha portato alla percezione diffusa che sia impossibile misurare la performance sociale delle aziende e che i dati esistenti non siano affidabili o comparabili. Questo problema di coerenza è aggravato dalla bassa correlazione tra i vari punteggi definiti dai fornitori di dati extra-finanziari riguardanti la performance sociale delle aziende.

Fortunatamente ci sono alcune iniziative che tentano di risolvere i problemi legati ai dati sociali, e più specificamente a quei dati relativi alla gestione dei diritti digitali da parte delle aziende. Ne è un esempio l’iniziativa Ranking Digital Rights. Un progetto che mira a promuovere la libertà di espressione e la privacy su Internet, creando standard globali e incentivi per le aziende a rispettare e proteggere i diritti degli utenti. Ogni anno, producono una classifica delle piattaforme digitali e delle aziende di telecomunicazioni più importanti, valutate in base alle politiche e agli impegni delle aziende presi nei confronti di utenti e pubblico.

Fonte: AdvisorWorld.it

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