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DPAM : Azionario, quali prospettive nel post-Covid?

DPAM : Il 2020 è stato un anno segnato da oscillazioni aggressive del mercato e il mese di novembre non ha fatto eccezione, anzi, tutt’altro.

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A cura di Alexander Roose, CIO Fundamental Equity di DPAM


Anche se i livelli di volatilità non si sono avvicinati a quelli d’inizio dell’anno (quando ha colpito la prima ondata del virus), le quotazioni azionarie sono state estremamente irregolari nelle ultime due settimane. Due eventi che hanno abbassato la percezione del rischio si sono susseguiti, causando significative rotazioni di settore.

E questo è accaduto in un contesto di mercato azionario polarizzato che raramente si era visto prima. Come riferimento, vorremmo sottolineare le grandi dispersioni di performance all’interno del settore Global Industry Classification Standard (GICS1) che nel 2020 arrivano anche fino al 70% (come ne caso di IT versus energia) o la forte predominanza delle azioni growth durante la maggior parte del 2020.

Fino all’esito delle elezioni statunitensi, il consensus prevalente era che si materializzasse una “Blue wave”, in grado di facilitare l’implementazione di politiche fiscali massicce – finanziate in parte da aliquote fiscali più elevate – e che controllasse maggiormente i poteri monopolistici delle Big Tech. Quando è diventato evidente che un tale risultato non avrebbe preso piede, e con un Congresso diviso, l’indice S&P500 ha registrato un incremento superiore al 2%. Ciò che colpisce di quel giorno è che ha registrato un maggior numero di società sottostanti in ribasso, rispetto al numero di quelle in rialzo.

I settori più importanti come Big Tech e le aziende del settore sanitario (e soprattutto le aziende farmaceutiche che avevano venduto in previsione delle elezioni americane) sono stati oggetto di forti rialzi a causa dei minori timori normativi, mentre i settori più ciclici come quello bancario sono crollati, così come i rendimenti delle obbligazioni americane.

Una settimana dopo, l’annuncio da parte di Pfizer e del suo partner BioNTech che il loro nuovo prodotto MRNA ha mostrato un eccezionale livello di efficacia al 90% nel combattere il COVID 19 ha spinto la crescita dei mercati. Anche l’azienda Moderna ha rilasciato – con modalità simili – un comunicato stampa, sostenendo che il suo vaccino sia ancora più efficace. 

Un vaccino efficace (e diffusamente disponibile) è sempre stato il catalizzatore mancante per dare il via ad una ripresa equilibrata, indipendentemente dalle vaste misure monetarie e fiscali che sono state attuate (e che sono ancora in previsione) o dai risparmi che i consumatori hanno accumulato. Questa volta si sono registrati movimenti di settore opposti, con i settori ciclici e quelli impattati dal Covid in forte rally, mentre l’altro lato della medaglia dei profitti, i ritardatari degni di nota sono le aziende tecnologiche o le aree delle nostre economie in gran parte non interessate da COVID.

I rendimenti sono aumentati, con i Treasury a 10 anni che tentano di superare la soglia dell’1%. Il divario di rendimento giornaliero in Europa tra i settori peggiori e migliori era superiore al 10%, cosa che è avvenuta solo sette volte negli ultimi 25 anni (e due volte nel 2020). Nonostante la rarità di tali eventi, ne possiamo comunque comprendere la logica sulla base del posizionamento dei partecipanti ai mercati, degli orizzonti d’investimento più brevi e delle prospettive di una ripresa più sincronizzata.

Non sorprende quindi un violento riequilibrio del portafoglio azionario, con gli operatori di mercato che acquistano o che coprono le posizioni corte prese precedentemente sui cosiddetti ritardatari di questo contesto. In DPAM, le nostre strategie hanno già aumentato selettivamente la loro esposizione ai beneficiari di un’economia in riapertura.

Ci aspettiamo che l’universo azionario, particolarmente volatile negli ultimi mesi venga messo a riposo, grazie anche a una partecipazione più attiva degli investitori. Inoltre, i risultati del terzo trimestre hanno dimostrato che le aziende in generale sono state in grado di preservare relativamente bene la loro redditività, il che è di buon auspicio per la futura leva operativa.

Nonostante le persistenti e legittime preoccupazioni legate alla Brexit (superata la peggiore delle ipotesi, grazie alle dimissioni di Dominic Cummings, top advisor di Boris Johnson, considerato la personificazione stessa dell’hard Brexit), i mercati europei dovrebbero registrare performance sempre migliori grazie alla loro maggiore inclinazione ciclica e verso settori più di tipo value.

L’implementazione del Fondo UE Next Generation da 750 miliardi di euro nel 2021 dovrebbe fornire un ulteriore impulso, insieme all’abbondante liquidità offerta dalle politiche di quantitative easing e alla liquidità nei fondi del mercato monetario. Il tempo ci dirà per quanto tempo alcuni di questi settori value saranno sostenuti, ma il value ha sicuramente tutte le occasioni per sovraperformare nei prossimi mesi.  Ribadiamo che è importante essere selettivi nella scelta dei cosiddetti “Sconfitti dal Covid” o delle aziende cicliche. La qualità del modello di business, il bilancio e il potenziale per uscire più forti dalla Grande Crisi del Coronavirus sono aspetti chiave in questo processo di selezione.

Già nel 2016, l’indice delle banche Eurostoxx è quasi raddoppiato in un paio di mesi, ma dopo questo breve boom, ha continuato a sottoperformare rispetto al mercato in generale. Alcuni modelli di business sono ormai obsoleti e anacronistici e, in quanto investitori orientati al lungo termine, è importante non perdere di vista questo aspetto.

La crisi di COVID ci ha insegnato che le capacità digitali (sia come prodotto che in termini di impostazione dei processi) rappresentano un reale vantaggio competitivo per le aziende e che diventerà sempre più urgente saper fornire soluzioni alle sfide della società. Il COVID 19 ha accelerato alcune tendenze strutturali preesistenti che non scompariranno se e quando il virus sarà debellato, anzi, al contrario.

Pertanto, come detto in precedenti occasioni, il nucleo di qualsiasi portafoglio azionario dovrebbe essere costituito da aziende di qualità che siano in grado di far crescere il loro posizionamento nel corso del ciclo, con vantaggi competitivi, una leva relativamente bassa, una maggiore resilienza alle forze dirompenti e idealmente in grado di trarre valore allineandosi agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite.

Fonte: AdvisorWorld.it

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