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Credit Suisse: dal 2010 la ricchezza mondiale ha registrato un’impennata del 14 per cento a quota 231 000 miliardi di dollari

Credit Suisse: dal 2010 la ricchezza mondiale ha registrato un’impennata del 14 per cento a quota 231 000 miliardi di dollari. La crescita più sostenuta è stata appannaggio dei mercati emergenti…


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La dinamica è stata trainata soprattutto dalla regione Asia Pacifico, che ha generato il 36 per cento della ricchezza globale dal 2000 e il 54 per cento dal 2010.
Milano, 19 ottobre 2011 Il Credit Suisse Research Institute ha pubblicato oggi il secondo Global Wealth Report annuale, dal quale emerge che la regione Asia Pacific ha agito da locomotiva della crescita della ricchezza globale, di cui ha complessivamente generato il 36% dal 2000 e il 54% da gennaio 2010. Nel suo insieme, la ricchezza mondiale è aumentata del 14%, passando dai 203 000 miliardi di dollari di gennaio 2010 ai 231 000 miliardi di giugno 2011. I mercati emergenti si riconfermano il principale motore della dinamica, progredita a ritmo incalzante soprattutto in America latina, Africa e Asia. Sulla scia dell’espansione che vede protagonisti i paesi emergenti, si prevede che nel prossimo quinquennio la ricchezza globale aumenterà del 50% a quota 345 000 miliardi di dollari e che la ricchezza pro capite della popolazione adulta registrerà un incremento del 40 %, attestandosi a 70 700 dollari.

Secondo l’analisi i mercati emergenti hanno maggiori margini per aumentare la ricchezza personale in virtù del rapporto investimenti finanziari netti/reddito e del rapporto debito/reddito nettamente inferiori a quelli delle economie mature. Inoltre, l’invecchiamento demografico è destinato ad alimentare la domanda di investimenti finanziari rispetto a valori reali quali gli immobili.

Giles Keating, responsabile Global Economic Research per il Private Banking e la divisione Asset Management del Credit Suisse e membro dell’Operating Committee del Credit Suisse Research Institute, ha commentato: “Il Credit Suisse ritiene che l’incalzante crescita della ricchezza nei paesi emergenti alimenterà nuovi trend sul fronte dei consumi e degli investimenti in Asia e depone pertanto a favore delle iniziative di ricerca tematica proprietaria della banca sui megatrend globali della demografia e del mondo multipolare. Il livello del debito pro capite europeo, di gran lunga maggiore di quello asiatico, e il tasso di crescita della ricchezza dell’Asia, che supera nettamente quello europeo, suggeriscono la possibilità di un’intensa collaborazione reciproca in grado di alleviare la crisi del debito nell’area dell’euro”.

Stefano Natella, responsabile di Equity Research, Investment Banking, e membro dell’Operating Committee del Credit Suisse Research Institute, ha dichiarato: “A differenza di altre indagini, il Global Wealth Report del Credit Suisse genera dati proprietari esclusivi e intende essere lo studio più esaustivo sulla ricchezza globale. Sulla scorta di una rigorosa metodologia di ricerca indipendente, il rapporto esamina la distribuzione della ricchezza in oltre 200 paesi tra i 4,5 miliardi di individui che costituiscono la popolazione mondiale adulta”.

Osama Abbasi, Chief Executive Officer Asia Pacific del Credit Suisse, ha dichiarato: “La seconda edizione del Global Wealth Report conferma che il contesto economico è nel pieno di una fase di trasformazione senza precedenti, a cui si accompagna il radicale riassetto dello scacchiere internazionale. I mercati emergenti, importanti catalizzatori della ripresa globale, si riconfermano nel ruolo di locomotiva della crescita della ricchezza mondiale”.

Trainata dal sostanziale contributo delle economie emergenti, da gennaio 2010 la ricchezza mondiale è aumentata del 14 per cento a 231 000 miliardi di dollari Dal Global Wealth Report 2011 del Credit Suisse emerge che, sulla scia della costante ripresa economica dalla crisi finanziaria globale, la ricchezza mondiale complessiva è aumentata del 14 per cento, passando dai 203 000 miliardi di dollari di gennaio 2010 ai 231 000 miliardi di giugno 2011. La ricchezza pro capite ha esibito un incremento del 9 per cento, portandosi dai 46 600 dollari di gennaio 2010 ai 51 000 dollari di giugno 2011. La crescita più sostenuta è stata appannaggio di America latina, Africa e Asia. Gli Stati Uniti, che negli ultimi 18 mesi hanno generato 4600 miliardi di dollari, si sono distinti come principale fonte di ricchezza a livello mondiale. Nel periodo in rassegna, il contributo determinante alla crescita della ricchezza globale è giunto dalla regione Asia Pacific – soprattutto grazie ai capitali accumulati da Cina, Giappone, Australia e India  – a cui va inoltre il merito di aver generato il 36 per cento della ricchezza mondiale dal 2000 e il 54 per cento dal 2010.

Nella regione Asia Pacific, il dato complessivo riferito alle economie domestiche è progredito del 23 per cento, passando dai 61 000 miliardi di dollari di gennaio 2010 ai 75 000 miliardi di giugno 2011. Tale dinamica è in netto contrasto con i tassi di crescita della ricchezza complessiva del 9,2 per cento e 4,8 per cento rispettivamente registrati nello stesso periodo dagli Stati Uniti e dall’Europa, che riflettono il megatrend globale del graduale spostamento del potere economico dai paesi sviluppati alle economie emergenti. Dal rapporto emerge che l’indebitamento medio pro capite dell’Europa (25 550 dollari) è nettamente superiore a quello della regione Asia Pacific (9227 dollari), un divario che lascia ai due colossi un ampio margine di manovra per avviare una collaborazione reciproca volta ad alleviare la crisi del debito nell’area dell’euro.

Il vertice della piramide della ricchezza
Dal rapporto emerge che, pur rappresentando meno dell’1 per cento della popolazione mondiale adulta, i 29,7 milioni di individui con un patrimonio privato superiore a un milione di dollari possiedono il 38,5 per cento della ricchezza delle famiglie a livello globale. Con il 37,2 per cento dei milionari nel mondo, quest’anno l’Europa si è lasciata alle spalle gli Stati Uniti (37 per cento). Nella regione Asia Pacific il primato spetta al Giappone, con l’11 per cento o 3,1 milioni di milionari, seguito dall’Australia e dalla Cina (un milione ciascuna). Stando alle stime del rapporto, in Cina il numero degli High Net Worth Individual (HNWI) ha superato per la prima volta la soglia di un milione e corrisponde al 3,4 per cento del segmento complessivo a livello globale.

In base alle previsioni da noi elaborate in giugno 2011, nel mondo si contano 84 700 Ultra-High Net Worth Individual (UHNWI) con un patrimonio netto superiore a 50 milioni di dollari ciascuno. 29 000 di essi possiedono attivi per almeno 100 milioni di dollari e in 2700 casi il patrimonio supera quota 500 milioni. L’impennata del numero di UHNWI osservata nell’ultimo decennio è ascrivibile all’aumento generale dei valori patrimoniali e all’apprezzamento di altre monete rispetto al biglietto verde. In termini di singoli paesi, gli Stati Uniti guidano la classifica con 35 400 UHNWI (pari al 42 per cento del totale mondiale), seguiti con enorme distacco da Cina (5400 UHNWI o 6,4 per cento), Germania (4135 o 4,9 per cento), Svizzera (3820 o 4,5 per cento) e Giappone (3400 o 4 per cento). Gli UHNWI sono protagonisti di una parabola ascendente anche negli altri paesi BRIC: in giugno 2011 se ne contavano 1970 in Russia, 1840 in India e 1520 in Brasile.

Raffronto internazionale: i dieci paesi in testa alla classifica della ricchezza media pro capite In termini di ricchezza media pro capite della popolazione adulta, nel 2011 la Svizzera, l’Australia e la Norvegia conquistano il podio nel raffronto internazionale. Il primato mondiale spetta alla Svizzera, che con 540 010 dollari pro capite è l’unico paese a superare la soglia del mezzo milione. Singapore si posiziona dietro l’Australia quale seconda nazione più ricca della regione Asia Pacific e si aggiudica il quinto posto su scala mondiale per quanto attiene alla ricchezza media. L’Italia si attesta in ottava posizione.

La ricchezza globale dovrebbe aumentare del 50 per cento a 345 000 miliardi di dollari entro il 2016 Secondo le previsioni del rapporto, la ricchezza mondiale è destinata ad aumentare del 50 per cento a 345 000 miliardi di dollari entro il 2016, con un tasso di crescita annuo dell’8,4 per cento. Nello stesso periodo, la ricchezza pro capite della popolazione mondiale adulta dovrebbe progredire del 40 per cento rispetto al 2011, attestandosi a 70 700 dollari. Anche nel 2016 la principale fonte di ricchezza al mondo dovrebbero essere gli Stati Uniti, con un dato complessivo riferito alle economie domestiche pari a 82 000 miliardi di dollari. Si prevede che la Cina subentrerà al Giappone nel ruolo di secondo paese più ricco al mondo, con una crescita della ricchezza complessiva delle famiglie pari a 18 000 miliardi di  dollari a quota 39 000 miliardi nel 2016, a fronte dei 31 000 miliardi del paese del Sol levante. Il terzo posto verrà condiviso da Francia e Germania, con 20 000 miliardi di dollari ciascuna. Nel prossimo quinquennio il segmento centrale della piramide della ricchezza, a cui appartengono gli individui con un patrimonio netto pro capite compreso tra 10 000 e 100 000 dollari, dovrebbe ampliarsi dall’attuale 24 per cento al 31 per cento della popolazione mondiale adulta. Prevediamo inoltre un aumento della quota di adulti con un patrimonio superiore a 100 000 dollari dall’8,8 per cento del 2011 al 10,9 per cento nel 2016.

Passi da gigante per le economie emergenti nei prossimi cinque anni Alla luce delle prospettive di crescita più rosee, è lecito ipotizzare che nel prossimo quinquennio il dinamismo delle economie emergenti sarà nettamente superato da quello dei paesi sviluppati. In base alle previsioni, entro il 2016 la ricchezza della Cina e dell’Africa metterà a segno un incremento di oltre il 90 per cento, raggiungendo rispettivamente quota 39 000 e 5800 miliardi di dollari, mentre il dato riferito all’India e al Brasile dovrebbe più che raddoppiare a 8900 e 9200 miliardi di dollari. La sensazionale portata dell’espansione dei paesi emergenti è sottolineata dal raffronto operato dallo studio tra le previsioni sull’aumento della ricchezza nelle economie emergenti dai tassi di crescita più elevati nei prossimi cinque anni e l’evoluzione degli Stati Uniti nel corso del XX secolo. La ricchezza complessiva della Cina, attualmente pari a 20 000 miliardi di dollari, equivale a quella degli Stati Uniti nel 1968 e nel prossimo quinquennio dovrebbe salire a 39 000 miliardi, lo stesso livello raggiunto dagli Stati Uniti nell’arco di 22 anni, tra il 1968 e il 1990. La ricchezza complessiva dell’India, che nel 2011 si attesta a 4100 miliardi di dollari, corrisponde invece a quella statunitense nel 1916, ma nel giro di cinque anni è destinata a raggiungere quota 8900 miliardi di dollari, pari al progresso compiuto dagli Stati Uniti nel trentennio tra il 1916 e il 1946. Parimenti, le prospettive di crescita della ricchezza complessiva del Brasile dagli attuali 4500 miliardi di dollari a 9200 miliardi nel 2016 equivalgono all’espansione messa a segno dagli Stati Uniti nel corso di 23 anni, dal 1925 al 1948.
Alla luce delle stime del rapporto, entro il 2016 il numero dei milionari nel mondo dovrebbe aumentare di 17 milioni a un totale di 47 milioni e su questo fronte le economie emergenti sembrano destinate a guadagnare parecchio terreno rispetto alle nazioni sviluppate.

Cronologia della ricchezza e impatto dell’invecchiamento demografico
Lo studio suggerisce che, in virtù della relazione tra investimenti finanziari netti e reddito e del rapporto debito/reddito nettamente inferiori a quelli delle economie mature, i mercati emergenti godono di un ampio margine di azione per incrementare la ricchezza personale. Sin dal 1980, tutti i paesi del G-7 evidenziano un sensibile aumento del debito delle famiglie in relazione al reddito e un rapporto tra investimenti finanziari e valori reali superiore a quello delle economie emergenti, che a loro volta tendono a esibire anche un rapporto tra patrimonio netto e reddito di gran lunga inferiore. Il rapporto sostiene che fattori quali l’aumento dell’aspettativa di vita e della durata della quiescenza, l’invecchiamento demografico e le crescenti incertezze in merito al reddito da lavoro e ai futuri costi sanitari sono destinati ad alimentare la necessità di risorse patrimoniali private, che nel corso del tempo comporterà un incremento del rapporto ricchezza/reddito nei paesi emergenti.

Il rapporto sottolinea inoltre che la relazione tra ricchezza ed età è destinata a svolgere un ruolo di primo piano nel contesto degli sviluppi demografici globali verso l’invecchiamento della popolazione, che innescherà un aumento della ricchezza media e del rapporto ricchezza/reddito sulla scorta della crescente domanda di investimenti finanziari rispetto a valori reali quali gli immobili. Le pressioni esercitate dall’invecchiamento demografico sui sistemi previdenziali pubblici e su altre misure assistenziali per gli anziani richiederanno con tutta probabilità una maggiore responsabilità  privata in vista del pensionamento, che nel lungo periodo si tradurrà in un incremento della ricchezza delle famiglie.


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Fonte: IFAWorld – Credit Suisse

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