I Soldi in Testa
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Emozioni. Di solito si dice che tra il patrimonio e il cliente ci dev’essere un consulente. Deve stare lì in mezzo proprio perché la logica con cui si....


GAM Italia e Prof. Paolo Legrenzi Laboratorio di Economia Sperimentale


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costruiscono i prodotti da mettere nei portafogli (logica finanziaria ed economica) ha poco a che fare con la logica con cui ci si relaziona con i clienti (logica psicologica e relazionale).

Il motivo di tutto ciò è noto ed è semplice: i modi di ragionare utilizzati per costruire i prodotti finanziari hanno ben poco a che fare con i modi di ragionare che caratterizzano il cliente-tipo nel gestire i risparmi, soprattutto quando il cliente-tipo si affida al “fai-da-te”.

Eppure, in tempi recenti, c’è una questione che attraversa questi piani così differenti de un tempo così lontani. Si tratta dell’analisi delle emozioni individuali e delle emozioni collettive.  Il primo è il piano micro dell’individuo, il secondo è il piano macro delle collettività.

Come vedremo meglio più avanti, dalle miriadi di registrazioni in rete e dalle informazioni depositate – tutto ciò che si è solito chiamare Big Data – è possibile estrarre delle correlazioni, come cerca di fare, per esempio Cantab, la società di GAM che lavora a Cambridge U.K.  Alcuni di queste correlazioni hanno a che fare con il clima emotivo presente nel flusso dei Big Data e l’andamento dei mercati. Si passa cioè dal micro dei singoli messaggi depositati da ogni singolo agente frequentatore della rete al macro del clima complessivo e degli andamenti complessivi delle varie componenti che vanno a formare i mercati. Come funziona il passaggio dal micro al macro, e viceversa?

C’è un solo modo per battere la gestione passiva, fatta di ETF ed indici. E consiste nell’avere un’intelligenza “superiore” a quella complessiva del mercato. Questo lo si può fare in due modi. Con un gestore che costruisce prodotti alternativi, come cerca di fare GAM, o estrapolando dalle informazioni presenti nei Big Data delle informazioni nascoste all’ occhio “nudo” degli esperti perché solo un computer le può scovare data la massa enorme di dati, come cerca di fare Cantab scoprendo correlazioni interessanti, forme “nascoste” di intelligenza.

Regole nascoste dietro l’apparente caso (cfr. il mio libro del 2017).

Immaginate di essere uno studioso di “Big Data”. E immaginate di voler raccontare come le azioni degli individui vanno a generare, attraverso i gruppi e le istituzioni, l’ordine e il disordine internazionale, sia in campo economico che in campo politico. Si parte dall’azione umana, il micro, per arrivare al macro, come dicono gli economisti. L’azione umana, secondo gli psicologi, è un miscuglio degli effetti del cosiddetto “inconscio cognitivo” (tutto ciò di cui non siamo consapevoli) e di scelte ponderate. Sull’inconscio cognitivo, di cui abbiamo già parlato, preme anche la paura, l’emozione che più interessa a uno studioso di finanza, soprattutto da quando i pericoli percepiti prevalgono sui rischi reali. La paura serve come innesco per azioni preventive. Oggi diventa spesso una cattiva consigliera perché i rischi percepiti hanno sempre meno a che fare con i pericoli oggettivi e a lungo termine. Come spiegò Darwin, la paura scatta automaticamente di fronte a un pericolo improvviso. Il prezzo da pagare per la rapidità d’azione è l’assenza di riflessione ponderata. In un recente libro, Angelo Panebianco, con erudizione e sapienza, ci guida nel percorso dalle “Persone” fino ai “Mondi”. I mondi, a loro volta, influenzano le persone: andata e ritorno, un ciclo senza fine.

Fausto Caruana, dell’Università di Parma, con Marco Viola, dell’Università di Pavia, analizza uno dei punti di partenza di tale ciclo: le emozioni individuali. Questo è il “micro” che interessa ai consulenti.

Rivelatrici sono le difficoltà incontrate nella storia dello studio delle emozioni. Dapprima la lunga e faticosa ricerca di “universali”. Gli universali, condivisi da tutta l’umanità, sarebbero consistiti in un numero limitato di “emozioni di base”, in analogia con gli universali linguistici di Chomsky.

Combinandosi e intrecciandosi avrebbero prodotto il caleidoscopio della nostra vita emotiva e sentimentale. Ancora più audace è stato il tentativo di collegare ogni ipotetica emozione di base a un’area cerebrale specializzata. Tentativi entrambi falliti. E allora, come funzionano le emozioni se non si fanno ingabbiare in categorie discrete prodotte da meccanismi dedicati?

Le emozioni sono il risultato della nostra esperienza personale, dell’interazione con gli stimoli ambientali e, infine, della nostra cultura. Di qui il successo di un saggio come l’ “Atlante delle emozioni umane” di Tiffany Watt Smith che ci fa scoprire stati d’animo sconosciuti (Domenicale, 21-5-17). Le etichette linguistiche con cui esprimiamo i nostri stati d’animo nelle diverse culture sono rilevanti. La ripetizione ossessiva di parole emotive influenza la decodifica di emozioni facciali, come raccontano Caruana e Viola. Nel film Baci rubati di Truffaut (1968), il protagonista Antoine Doinel continua a ripetere il suo nome alternato con quello della signora di cui è innamorato, Fabienne Tabard. A un certo punto la coppia di nomi perde senso così come si satura l’ossessione amorosa.

Giustamente Caruana e Viola spiegano che le emozioni non sono un’isola ma un arcipelago: è la psicologia del senso comune che ci confonde semplificando le regole del gioco.

Consideriamo un’emozione come la paura. E’ difficile dire qualcosa che non sia impressionistico e banale se non si analizza la paura all’interno di un dominio specifico, per esempio il dolore conseguente alle perdite o il timore di rimpianti. Solo così si scopre la funzione del valore di Daniel Kahneman, dove il dispiacere per le perdite prevale sul piacere di vincere.

Se l’innovazione tecnologica della risonanza magnetica ha escluso l’esistenza di aree cerebrali dedicate, l’esplorazione dei “big data”, ci apre a nuovi mondi. I big data sono la registrazione in rete di miliardi di messaggi spediti dagli individui comunicando anche stati d’animo. I computer scandagliano i messaggi aggregati facendo emergere correlazioni tra le emozioni collettive e, per esempio, i fenomeni economici e finanziari. Recentemente Luca Visconti, nuovo professore dell’Università della Svizzera Italiana, ha parlato del bisogno di narrazioni emotive nell’ambito del progetto X-ite dell’università Luiss, al confine tra big data, intelligenza artificiale e persuasione. Molti operatori della politica e dello spettacolo si servono di social come Twitter e Facebook.

L’improvvisazione e la rapidità sono richieste dai loro seguaci e dalle nuove forme d’intrattenimento.  L’analisi di quantità immense di messaggi permette di scandagliare questa nuova sorta di “inconscio artificiale”. “Inconscio” perché ogni persona è consapevole solo di quello che succede sullo schermo dei computer mentre quello che conta sta nascosto dietro.

“Artificiale” perché tali sono le tecniche per analizzare i big data. Di nuovo andata e ritorno: le persone creano il collettivo e questo retroagisce sulle persone. Senza l’aiuto di potenti computer gli esperti non possono penetrare il fluire della nostra anima super-individuale.

Fonte: AdvisorWorld.it

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