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Politica e política. Parole identiche, a differenza di un accento, ma situazioni politiche che non hanno granché in comune: la scorsa settimana in Europa, l’Italia e la Spagna hanno destato non poche preoccupazioni.........


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di Olivier De Berranger, Chief Investment Officer di La Financière de l’Echiquier


La situazione italiana era di gran lunga la più preoccupante! Ad accendere le micce era stato il veto del Presidente Mattarella sulla nomina al Tesoro dell’euroscettico Paolo Savona, seguito dalla rinuncia di Giuseppe Conte a formare un nuovo esecutivo e dalla convocazione di Carlo Cottarelli (in precedenza al FMI). Il Parlamento non avrebbe mai sostenuto il governo Cottarelli che sarebbe stato un esecutivo tecnico incaricato per pochi mesi degli affari correnti ma soprattutto della preparazione di una nuova tornata elettorale. La situazione era talmente instabile da generare reazioni piuttosto violente sui mercati, azionari certo ma soprattutto obbligazionari, con il decennale italiano che sfiorava il 3% e lo spread Italia – Germania ai massimi livelli da oltre 4 anni.

Non c’era da rallegrarsi all’idea di un nuovo scrutinio che avrebbe alquanto allungato il periodo d’incertezza senza sfociare necessariamente in un quadro politico più chiaro in cui la dialettica euroscettica della Lega e del M5S sarebbe tornata a campeggiare. A fare da sfondo una situazione economica italiana che sta progressivamente migliorando, ancorché fragile, con un livello d’indebitamento tra i più elevati del mondo (130% de PIL) e la cui sostenibilità veniva minacciata dal rapido rialzo dei tassi a lungo termine e da una crescita potenziale asfittica. Lo scenario, però, era destinato a cambiare nuovamente.

Nella serata di giovedì scorso si giungeva, in effetti, finalmente a un compromesso tra il M5S, la Lega e il Presidente Mattarella, tra l’altro sulla nomina di Paolo Savona alle Politiche UE. Giuseppe Conte era nuovamente incaricato di formare un esecutivo composto di 18 ministri con alla Vice-Presidenza sia il leader della Lega, Matteo Salvini, agli Interni, sia quello del M5S, Luigi Di Maio, al Lavoro e allo Sviluppo Economico. La notizia è stata ben accolta dai mercati soprattutto perché rimuove buona parte delle incertezze che gravavano a breve sulla politica italiana. Nel più lungo termine l’ascesa al potere di un governo di coalizione tra due partiti populisti rischia di avere delle conseguenze meno positive.

La situazione spagnola, invece, va analizzata con minor diffidenza. Certo, la condanna per corruzione del partito al potere e la destituzione di Mariano Rajoy a seguito della mozione di sfiducia presentata dai socialisti generano non pochi sconvolgimenti. Tuttavia, la situazione economica spagnola è ampiamente migliorata negli ultimi anni con molte riforme strutturali portate a termine e una crescita tangibile. Per giunta, la situazione politica nulla ha a che spartire con quella italiana. Innanzitutto, a succedere a Mariano Rajoy è il socialista Pedro Sanchez che potrà scegliere di portare la legislatura a termine, nel 2020. Ad ogni modo, anche nel caso in cui fossero organizzate delle elezioni, c’è da scommettere che a vincerle sarebbe una coalizione tra socialisti e conservatori che non necessariamente sarebbe invisa ai mercati.

Dopo una settimana movimentata la calma dovrebbe quindi tornare un po’ per volta sul fronte della politica europea con, nel mirino, il vertice europeo previsto a fine giugno che sarà dedicato all’approfondimento dell’Unione Economica e Monetaria.

Fonte: AdvisorWorld.it

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