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Amundi : Il rally di gennaio prosegue

Nonostante un inizio di settimana caratterizzato da notizie negative sull’andamento dell’economia cinese e dalla pesante sconfitta parlamentare dell’accordo proposto dal Primo Ministro britannico Theresa May con riferimento alla Brexit, i mercati azionari hanno proseguito il rialzo iniziato con il nuovo anno….


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a cura di Giordano Beani , Head of Multi-Asset Fund Solutions Italy di Amundi SGR


In Cina il dato relativo alla bilancia commerciale di dicembre ha confermato la fase di rallentamento della seconda economia mondiale.

Le esportazioni sono calate del 4,4% rispetto allo stesso mese del precedente anno e le importazioni si sono contratte del 7,6%, con un calo di ben il 36% dell’import dagli Stati Uniti per effetto delle tariffe imposte dalla Cina in risposta alle dispute commerciali con gli USA.

Contestualmente la Banca Centrale cinese ha iniettato nel sistema bancario 84 miliardi di dollari riaffermando così la volontà di contrastare il rallentamento in atto.

Nel Regno Unito Theresa May ha subìto la più grande sconfitta nella storia parlamentare britannica con la bocciatura dell’accordo raggiunto a novembre 2018 con l’Unione Europea per l’uscita dall’Unione prevista per il 29 marzo.

La bocciatura del piano era nell’aria, ma la sorpresa è stata l’entità della sconfitta con 432 voti contrari e solo 202 favorevoli. La May ha poi superato il voto di sfiducia proposto dall’opposizione laburista il giorno successivo ed è ora attesa presentare le prossime mosse in Parlamento lunedì 21 gennaio.

L’incertezza su come si risolverà la situazione rimane alta con possibilità che spaziano dalla riproposizione del piano previa qualche concessione dell’Unione Europea, alla richiesta di rinvio della data di uscita, alla proposta di un secondo referendum questa volta sui contenuti dell’accordo, alla rinuncia alla Brexit, per finire con l’ipotesi che sarebbe più negativa per i mercati, vale a dire un’uscita al buio senza accordo (cosiddetta “hard Brexit”).

Come anticipato, i mercati azionari internazionali hanno comunque messo a segno soprattutto nella seconda parte della settimana un rialzo significativo.

Gli Stati Uniti chiudono con un +2,9% dell’Indice S&P 500 trainati dai buoni risultati delle banche, in particolare Bank of America e Citigroup, e da una ripresa dell’attività di fusioni e acquisizioni con l’acquisizione per 10 miliardi di dollari lanciata da Newmont Mining su Goldcorp, creando così il più grande gruppo aurifero mondiale, e l’offerta di acquisto di 22 miliardi di dollari da parte di Fiserv su First Data, che darà vita ad una delle più grandi fusioni nel settore dei pagamenti e dei servizi finanziari.

Molto positivo il finale di settimana dell’Area Euro che consente di chiudere a +2,1% (Indice Eurostoxx 50) la terza settimana del 2019, con il nostro mercato domestico che si conferma maglia rosa del gruppo da inizio anno con un +7,5% (+2,2% in settimana). Solo in frazionale rialzo la borsa di Londra (+0,7%), per le citate vicende relative alla Brexit. Infine, bene anche il Giappone con un +1,5% dell’Indice Nikkei 225 ed i mercati emergenti con un +1,7% dell’indice MSCI Emerging.

Con riferimento ai mercati obbligazionari da segnalare un lieve rialzo dei rendimenti sulle curve principali di Germania e Stati Uniti, maggiormente pronunciato in USA dove la curva ha ripreso un’inclinazione positiva anche sulle scadenze brevi nel tratto 2-5 anni, mentre il differenziale di rendimento del BTP decennale rispetto all’omologo tedesco si è contratto di 14 punti base chiudendo a 247 punti base. Anche i rendimenti sui mercati obbligazionari emergenti si sono contratti significativamente a conferma di un tono maggiormente positivo sulle classi di attivo rischiose (fase cosiddetta di “risk- on”).

Quanto alle commodity è proseguito il rimbalzo del petrolio con il Brent che chiude a 62,7 dollari al barile (+3,7%), mentre l’oro ritraccia lievemente a 1.282 dollari l’oncia (-0,6%).

Infine sulle divise il dollaro USA si rafforza contro Euro a 1,14 e contro Yen a 109,8, mentre la Sterlina si rafforza leggermente contro dollaro ed Euro, dato che il voto contrario del Parlamento britannico era evidentemente già incorporato.

In conclusione, le aspettative sugli sviluppi dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina, che vedranno un nuovo round di incontri il 30 e 31 gennaio con la visita del Vice Premier cinese Liu He a Washington, unitamente ad un avvio della stagione dei risultati trimestrali incoraggiante, hanno prevalso sulle notizie negative legate al rallentamento della Cina, confermato dai dati sul GDP 2018 pubblicati nella mattinata di lunedì 21 gennaio che hanno mostrato una crescita di “solo” il 6,6%, dato più basso dal 1990, ed alla situazione di incertezza politica in Europa, in particolare nel Regno Unito.

L’attenzione degli investitori rimarrà nelle prossime settimane concentrata sulle tematiche menzionate, oltreché sulle indicazioni provenienti dalle Banche Centrali per inferire le prossime mosse di politica monetaria.

Nel frattempo, godiamoci il tanto agognato rally di gennaio.

Fonte: AdvisorWorld.it

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