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6 luglio 2011: H – Commento Currency

La settimana scorsa le prime pagine dei giornali erano occupate dall’annuncio dell’approvazione di un nuovo piano di austerità per la Grecia pari a €28mld – che prevede, tra l’altro, tagli alla spesa pubblica, incrementi delle imposte e vendita di alcuni beni di proprietà dello stato. Domenica scorsa, i Ministri delle Finanze dell’Unione Europea hanno approvato la quota di loro competenza (€12mld) del primo pacchetto di aiuti, ma non hanno raggiunto un accordo circa la seconda tranche pari a €120mld. Le trattative riprenderanno il prossimo 11 luglio….

Commento settimanale a cura del Currency Team di Henderson Global Investors (Analisi del 05/07/2011)


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La settimana scorsa alcune banche tedesche e francesi hanno accettato di riscadenzare la restituzione del debito greco nei loro confronti in scadenza nel 2014. Non è chiaro se questa sia una situazione di default, ma si tratta di un banco di prova determinante per la credibilità della BCE, che ha annunciato pubblicamente di non essere disposta ad accettare obbligazioni in sofferenza quale garanzia.

La BCE ha dichiarato che, malgrado le crisi che investono la restituzione del debito (greco), procederà a innalzare il proprio tasso di riferimento nel corso di questa settimana.
A fianco di investitori alla ricerca di valute ad alto rendimento in un contesto di propensione al rischio, i dati della produzione in Svizzera hanno indicato un rallentamento rispetto alle previsioni. Ciò ha determinato un indebolimento del franco svizzero rispetto alle sue principali controparti.

In uno studio pubblicato da BlackRock, che classifica 44 emittenti di debito sovrano in base alla probabilità di default, svalutazione o inflazione superiore all’andamento medio, Grecia e Portogallo figurano agli ultimi posti ed è interessante notare che l’Italia si classifica dopo Ungheria e Irlanda. La settimana scorsa, il Ministro delle Finanze italiano si è dichiarato fiducioso circa l’approvazione, da parte del governo di coalizione del paese, del suo piano di austerità, che prevede risparmi per €47mld entro il 2014.

Terminato il programma di alleggerimento monetario QE2, la Federal Reserve resterà il principale acquirente di buoni del tesoro statunitensi e reinvestirà i proventi del debito in scadenza, il che significa che acquisterà circa USD 300mld di indebitamento nel corso del prossimo anno.

In un’intervista rilasciata la settimana scorsa, il Presidente della commissione per il rating del debito sovrano di Standard & Poor’s ha dichiarato che il rating del credito degli Stati Uniti verrà abbassato al minimo (passando da AAA a D) se il governo del paese non giungerà ad un accordo per innalzare la soglia di indebitamento. Anche Moody’s ha annunciato di avere intenzione di rivedere il rating degli Stati Uniti. La Casa Bianca sta spingendo per ottenere un accordo ad alzare il tetto dell’indebitamento entro il 22 luglio. Il Presidente Obama sta guidando le trattative con i Repubblicani e sta premendo per aumentare le tasse sulle fasce abbienti della popolazione e sull’industria petrolifera, incontrando una decisa opposizione da parte dei Repubblicani. Benché sia improbabile che le agenzie taglieranno il proprio rating, queste dichiarazioni evidenziano quantomeno una presa di posizione più rigida.

Secondo i dati pubblicati dal Fondo Monetario Internazionale, nei primi tre mesi di quest’anno la quota rappresentata dal dollaro USA nelle riserve valutarie mondiali è scesa dal 61,5% dell’ultimo trimestre 2010 al 60,7% del primo trimestre 2011. Per lo stesso periodo, la quota dell’euro è salita dal 26,2% al 26,6% e la quota dello yen è rimasta invariata al 3,8%.

Alcune buone notizie dal Giappone la scorsa settimana: la produzione industriale è cresciuta al ritmo più veloce degli ultimi 50 anni, trascinata soprattutto dalla produzione automobilistica.

All’inizio della scorsa settimana, i dati di maggio sul commercio della Nuova Zelanda hanno evidenziato un calo significativo rispetto al mese precedente. La causa principale è legata al rafforzamento del dollaro neozelandese rispetto al dollaro USA e al dollaro australiano e all’inasprimento della politica monetaria in Cina, che si ritiene abbiano indebolito le esportazioni della Nuova Zelanda. Nonostante il prezzo elevato delle materie prime, i dati deludenti sul commercio hanno messo sotto pressione il dollaro neozelandese, causando una spinta alla vendita. A metà settimana questa perdita è stata però recuperata grazie alla ripresa della fiducia del mercato e all’aumento dei permessi di costruzione.

La settimana scorsa il dollaro australiano ha registrato un buon andamento, come evidenziato in una relazione della Reserve Bank australiana che sottolinea che, nell’ultimo mese, la massa dei prestiti è aumentata e il mercato non dà più per scontato che i tassi d’interesse si abbasseranno. La ripresa ha subito però una battuta d’arresto dopo la pubblicazione dei dati sulla produzione cinese, che hanno evidenziato una crescita inferiore alle previsioni. La Cina è il partner commerciale principale dell’Australia e ne assorbe circa la metà delle esportazioni.

La settimana scorsa, un professore universitario consulente della Banca Popolare Cinese ha dichiarato che l’inflazione del paese, che ha raggiunto il picco degli ultimi tre anni, è “molto probabilmente cronica”. Secondo il suo parere, per contrastare l’inflazione sarà necessario alzare ulteriormente i tassi d’interesse.

Nella sua relazione annuale, la Banca dei Regolamenti Internazionali ha sottolineato che le banche centrali devono cominciare ad alzare i tassi d’interesse per controllare l’inflazione e devono intervenire più velocemente. Un rappresentante politico britannico ha definito questa dichiarazione priva di senso.

La banca centrale della Norvegia ha annunciato la settimana scorsa che, in base alle nuove previsioni, già ad agosto si avrà un nuovo tasso di riferimento. Il mercato si è quindi trovato ad assegnare più probabilità a tre ulteriori rialzi (anziché due) per quest’anno.

La settimana scorsa, il Won sudcoreano si è apprezzato sulla scia delle voci secondo cui la banca centrale del paese avrebbe potuto alzare i tassi d’interesse per combattere l’inflazione. Nel corso dell’ultimo anno i tassi hanno registrato una crescita lenta, ma costante.

La banca centrale di Taiwan ha aumentato il tasso di riferimento di 12,5 punti base, portandolo all’1,375%. La Turchia ha registrato una crescita economica dell’11% nel primo trimestre 2011, lasciando così presagire che si arriverà presto ad un rialzo dei tassi d’interesse. In Russia, la Banca di Mosca è stata salvata con un apporto di USD 14mld. Acquisendo una partecipazione del 46,5% nella Banca di Mosca, la banca statale VTB ha scoperto che un terzo dei cespiti della banca (del valore di USD 9mld) erano rappresentati da mutui problematici.

In Tailandia le elezioni sono state vinte dal partito Puea Thai, che nominerà la prima donna premier del paese, Yingluck Shinawatra, sorella minore dell’ex primo ministro in esilio Thaksin Shinawatra. Questa notizia è positiva per il Thai Baht, in quanto lascia ben sperare in un ritorno degli investitori stranieri, benché la stabilità politica resti la sfida per il futuro.

A causa del rallentamento della crescita economica in Cina, il rand sudafricano si è svalutato rispetto al dollaro USA sulla scia dell’ipotesi di un calo della domanda di esportazioni di metallo.

Fonte: IFAWorld – Henderson Global Investors

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