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25/05/09 Settimana caratterizzata dal nervosismo sui mercati finanziari

La settimana è stata caratterizzata dal nervosismo sui mercati finanziari: è vero che si intravedono segnali incoraggianti, ma è ancora presto per parlare di ripresa economica. Timothy Geithner, segretario al Tesoro americano, ha dichiarato che l’economia si sta finalmente stabilizzando, l’indice di ..

 

 

volatilità VIX, ha segnato infatti, una crontrazione sotto il 30%, (che non si vedeva da prima del crollo di Lehman Brother) e questo è sicuramente il primo segnale di un ritorno alla fiducia nell’economia. La ripresa non sara’ costante comunque, e il tasso di disoccupazione crescerà ancora. Sono migliorate le condizioni del mercato creditizio, in Europa l’indice Zew è ritornato a quota 31 punti, un’ottima performance se confrontata con i 20 previsti e i 13 del mese precedente. Sono stati negativi anche i dati relativi al settore immobiliare americano: il numero di nuovi cantieri è calato in aprile del 12,8%, mentre i permessi edilizi sono scesi del 3,3%. I dati sono nettamente peggiori delle attese degli analisti che avevano previsto un incremento del 2% per i cantieri e del 2,7% per quanto riguarda i permessi.

 

In aprile i nuovi cantieri sono calati del 52,4%, a conferma della gravità della crisi in atto nel comparto immobiliare. Geithner ha aggiunto che nel giro di poche settimane verranno rese pubbliche le proposte per un cambiamento radicale del sistema di controllo dei mercati e di compensazione dei top manager. Timothy Geithner, ha annunciato inotre, che nelle prossime sei settimane partiranno le aste previste dal piano per ripulire i bilanci delle banche dagli asset tossici. Secondo il ministro delle finanze, il sistema finanziario Usa mostra i primi segnali di ripresa ma l’ottimismo di Geithner però è stato controbilanciato dai verbali del FOMC, stando ai quali l’economia americana non tornerà a crescere secondo gli obiettivi di lungo termine della Fed prima del 2014 nel migliore del casi. I governatori hanno rivisto al ribasso le stime di calo del Pil per il 2009 in una forbice compresa tra -1,3% e -2% mentre per il 2010 è ora prevista una ripresa più lenta, con un tasso di espansione compreso tra il 2 e il 3 per cento; sulla base dei segnali di attenuazione della caduta delle attività si inizieranno a vedere i primi segnali di ripresa nella seconda metà del 2009.

Secondo le previsioni del FOMC, però, il tasso di disoccupazione potrebbe arrivare a toccare il 9,6% entro fine anno. Il prezzo del petrolio ha superato la barriera dei 62 dollari al barile sulla scia del calo oltre le attese delle scorte di greggio Usa e dell’indebolimento del dollaro. Il light crude si è spinto fino a 62,14 dollari, toccando il massimo dall’11 novembre scorso. Gli stock di greggio Usa nella settimana al 15 maggio sono scesi di 2,1 milioni di barili a 368,524 milioni (320,442 milioni l’anno scorso). Per quanto riguarda gli altri dati macroeconomici, buoni i PMI in Euro-zona, mentre l’indice manifatturiero della Fed di Filadelfia di maggio si è attesato a a -22,6 peggio delle attese del mercato che aveva previsto -18. Buone notizie invece, per il superindice USA di aprile che l’indice dei leading indicators migliora per la prima volta negli ultimi sette mesi: +1% contro lo 0.8% atteso e il -0.2% del mese precedente. Hanno contribuito positivamente al miglioramento dell’indice i prezzi delle azioni, gli spread sui tassi di interesse e le aspettative dei consumatori, mentre l’offerta reale di moneta e i permessi per nuovi cantieri hanno fatto registrare performance negative.
Sul fronte forex Il dollaro chiude al ribasso rispetto alla scorsa settimana. Ad approfondire ulteriormente la discesa, oltre al già noto calo della risk aversion, è stato il cambiamento di focus dei mercati che, dopo il downgrade del Regno Unito a causa del drastico peggioramento dei conti pubblici, ha preso atto che lo stesso problema protrebbe valere anche per gli Stati Uniti. Dollaro penalizzato contro euro rinnovando i massimi di euro dall’inizio dell’anno.

In Gran Bretagna è stato pubblicato il dato sull’inflazione, in ribasso nel mese di maggio, ma il vero market mover per la sterlina è stata la notizia secondo la quale il governo britannico ha avviato trattative con potenziali investitori per cedere le proprie quote in Royal Bank of Scotland e in Lloyds e questo potrebbe concretizzare una stabilizzazione della situazione del sistema bancario nel Regno Unito. Infatti per tutta la settimana la sterlina, complice la debolezza di dollaro, ha messo a segno ottime performance. Nonostante questo, all’annuncio dell’outlook da parte di Standard & Poor sulle finanze Inglesi di giovedi (passato da “stabile” a “negativo”) la sterlina ha ritracciato vistosamento contro Euro passando da 0.8738 a 0.8880, mentre contro dollaro da 1.5765 a 1.5509. L’agenzia di rating ha spiegato che il deficit pubblico britannico dovrebbe oscillare tra il 7-10% del Pil nel 2009, mentre il debito pubblico potrebbe avvicinare il 100% del Pil entro il 2013. Il Regno Unito rischia di perdere l’attuale valutazione «AAA» sui suoi titoli di Stato, se non risana le proprie finanze. Il Pil giapponese si è contratto nel primo trimestre di quest’anno del 4%, ovvero del 15,2% su base annua.

 

Si tratta della peggiore performance mai verificatasi nel dopoguerra e del rallentamento più marcato tra quelli dei Paesi industrializzati, ma Borsa e yen non hanno reagito male in quanto gli analisti si attendevano un risultato ancora più brutto. In Giappone sono diminuite sia la domanda interna che quella estera: il forte calo delle esportazioni ha provocato un crollo della produzione e degli investimenti delle imprese, il che a sua volta ha avuto effetti deprimenti sul mercato del lavoro e sui salari, e quindi sulla domanda interna. Secondo il ministro delle Finanze Kaoru Yosano, d’altra parte, cominciano a esserci segnali di miglioramento in alcune aree, come l’export e la produzione industriale.

 

In effetti, vari economisti ritengono che il primo trimestre abbia segnato il picco negativo e che ora ci si possa attendere un recupero; è possibile che il Pil giapponese ritorni a crescere già nella seconda metà del 2009. La debolezza del dollaro ha portato l’usd/jpy in area 94. Il ministro delle Finanze Kaoru Yosano ha comunque escluso un intervento diretto del governo per cercare di frenare l’ascesa della divisa nipponica.

Principali tassi di cambio

 

Euro – Dollaro:

Il dollaro chiude al ribasso rispetto alla scorsa settimana. Ad approfondire ulteriormente la discesa, oltre al già noto calo della risk aversion, è stato il cambiamento di focus dei mercati che, dopo il downgrade del Regno Unito a causa del drastico peggioramento
dei conti pubblici, ha preso atto che lo stesso problema protrebbe valere anche per gli Stati Uniti. Dollaro penalizzato contro euro rinnovando i massimi di euro dall’inizio dell’anno sino a quota 1.4029. L’Euro impostato tecnicamente al rialzo rompendo quota 1.3720 potrebbe avere un target rialzista fino a 1.4190

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Neutrale
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Supporti:
1.3738
Resistenze
1.4090

 

Euro – Yen:

In rialzo euro vs yen sulla scia fondamentali dei dati di contrazione macroeconomica della divisa nipponica ( forte calo delle esportazioni ha provocato un crollo della produzione e degli investimenti delle imprese, il che a sua volta ha avuto effetti deprimenti sul mercato del lavoro e sui salari, e quindi sulla domanda interna). La rottura in area 131.80 ha creato i presupposti per un’inversione di trend rialzista al completamento di un testa e spalla rovesciato con target ai massimi di periodo a quota 134,75. Immediata, a livello tecnico, la reazione dell’EURJPY che si è indebolito soprattutto dopo la rottura ribassista del supporto in area 131.00. Pertando il trend di breve accompagnato dai fondamentali è al rialzo.

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Supporti:
131.88
Resistenze
134.75

 

Dollaro – Yen:

La difficoltà del boglietto verde agevola di fatto lo yen che recupera anche sotto quota 94. La prospettiva di bassa avversione al rischio, la debolezza del dollaro sui fondamentali e la conferma dei dati macro giapponesi suggerisce ( forte calo delle esportazioni ha provocato un crollo della produzione e degli investimenti delle imprese, il che a sua volta ha avuto effetti deprimenti sul mercato del lavoro e sui salari, e quindi sulla domanda interna) un prossimo upside pro dollaro in area 100 USD/JPY.

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Supporti:
93.70
Resistenze
96.44

 

Dollaro – Franco Svizzero:

La debolezza del dollaro si fa sentire inoltre conto il franco svizzero bucando quota 1.1037 prima, poi un 1.0947 verso un movimento al ribasso sino a quota 1.0835. Tale movimento trova ragione nella corsa olimpionica dell’euro dell’ultima settimana. Il trend di lungo è decisamente ribassista e potrebbe arrivare fino a quota 1.06050

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Supporti:
1.079
Resistenze
1.1037

 

Sterlina – Dollaro:

In rialzo anche la sterlina sul dollaro, complice la debolezza fondamenttale del biglietto verde ed accentuata dalla notizia secondo la quale il governo britannico ha avviato trattative con potenziali investitori per cedere le proprie quote in Royal Bank of Scotland e in Lloyds e questo potrebbe concretizzare una stabilizzazione della situazione del sistema bancario nel Regno Unito. Sterlina impostata tecnicamente al rialzo, ma questo non compromette un downside di breve stante un ulteriore outlook negativo sul fondamentale inglese.

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Supporti:
1.5403
Resistenze
1.60

L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa
e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.

Analisi Daily
a cura di: Cfx Intermediazioni

Fonte: Cfx Intermediazioni.com

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