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21 giugno 2011: H – Quanto è ampio l’”output gap” americano?

Una ricerca effettuata a gennaio 2010 suggerì che l’output gap  UK (ovvero il deficit tra il Prodotto Interno Lordo effettivo e quello potenziale) era del 2% e non del 5-7% come affermato in quel periodo da alcuni esperti. Questa fu la ragione principale per cui ci si attendeva che l’inflazione continuasse a oltrepassare le aspettative degli esperti e del mercato…

Commento settimanale a cura di Henderson Global Investors


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Gli analisti, allo stesso modo, credevano che l’output gap americano fosse positivo nel 2010 e che avrebbe esercitato una significativa pressione al ribasso sull’inflazione core. Tale previsione, per un breve periodo, risultò essere corretta, molto più di quanto lo fosse per l’equivalente caso in UK – l’aumento annuale dell’Indice dei Prezzi al Consumo, escludendo generi alimentari e energia, passò infatti dall’1,8% in dicembre 2009 allo 0,6% nell’ottobre 2010.

Tuttavia, il CPI (esclusa l’inflazione dei generi alimentari ed energia) ha registrato un rialzo a partire dalla fine del 2010, toccando l’1,3% in aprile. Un altro indicatore che esclude anche i costi delle case ha raggiunto quota 1,6%, valore intermedio rispetto all’oscillazione registrata negli ultimi anni.

Il fatto che l’inflazione core non sia riuscita a registrare un calo significativo suggerisce che, come in UK, l’output gap degli Stati Uniti fosse stato sovrastimato. Questa teoria viene supportata dai dati. La tabella a pagina 1 dell’allegato mostra la stima del gap secondo l’OCSE – rappresentativa dell’opinione del consensus – assieme ad un tasso di operatività dell’economia widederivante dal report ISM di metà anno (una media ponderata dei tassi del settore manifatturiero e non). I due indicatori divergono a partire dalla fine del 2009, con l’attuale valore dell’indice ISM più coerente con un output gap pari a solo l’1% piuttosto che pari a oltre il 3%, come affermato dall’OCSE.

Perciò le scorte a disposizione possono offrire un controllo limitato in caso di ripresa dell’inflazione core causata da un alleggerimento della politica monetaria e dalla debolezza del dollaro ad essa associata.

Fonte: IFAWorld – Henderson Global Investors

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