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15/04/2009 S.O.S. Consulenza

S.O.S. Consulenza:  Solo così si può salvare il fondo.Con lo sviluppo di un servizio di advisory ci sarà più concorrenza e le commissioni scenderanno. Ma bisogna anche sciogliere il nodo delle retrocessioni ….

Mifid e consulenza. Sono i due pilastri che potrebbero far ripartire l’industria italiana del gestito. Ne è (convinto Francis Candylaftis, amministratore delegato di Eurizon Capital (gruppo Intesa Sanpaolo). «I dati di raccolta di febbraio hanno evidenziato una timida ripresa spiega a TuttoFondi Candylaftis -Ma a marzo tante Sgr sono tornate a perdere. Ed è per questo che credo sia prematuro dire che siamo fuori dal tunnel. Anzi, bisogna rimanere cauti, per due ragioni fondamentali: inprimis per l’andamento incerto dei mercati e poi per la ancora elevata avversione al rischio dei risparmiatori. Inoltre, il difficile contesto dell’industria non deve scoraggiare noi attori dal cercare soluzioni volte a favorire il rilancio 7/a raccolta e a incentivare il risparmio di lungo termine».

Dott. Candylaftis, lei confida molto nella Mifid. Però fino a oggi risultati positivi non se ne sono visti. Come lo spiega?

Perché bisogna vederne ancora un’applicazione concreta. Grazie alla Mifid si è aperto un mondo, quello della consulenza, che potrebbe rilanciare l’industria. Spinta al massimo, la consulenza darebbe la possibilità al distributore di prelevare in via diretta una commissione per il servizio offerto. Questo darebbe origine a una maggiore concorrenza tra prodotti e quindi a un calo delle commissioni.

Bisognerebbe però sciogliere anche il nodo delle retrocessioni. Non crede?

Di certo, fino a quando esisterai no le retrocessioni ci sarà sempre un incentivo a vendere, in base alla convenienza, un prodotto piuttosto che un altro. Comunque, oltre allo sviluppo della consulenza, per favorire una ripresa del risparmio gestito è importante anche assicurarsi che tutti i prodotti offerti al retail siano messi sullo stesso piano, soprattutto in termini di valorizzazione. In pratica, cosi come per il fondo comune esiste un soggetto terzo indipendente dalla fabbrica prodotto che verifica il calcolo del Nav, anche per gli altri prodotti dovrebbe esserci un soggetto terzo a controllarne la valorizzazione.

 

È favorevole alla quotazione in Borsa dei fondi, o comunque alla nascita di una piattaforma alternativa di distribuzione?

Dobbiamo pensare alle priorità. E personalmente ritengo che prima occorra far partire la consulenza e poi gli strumenti di supporto, come appunto una piattaforma alternativa. In merito alla dematerializzazione delle quote, poi, bisogna capire quanto la si vuole spingere; se al massimo, attraverso la quotazione in Borsa dei fondi, o nella fase iniziale, limitandosi a facilitare l’operatività. Detto questo, il progetto è comunque interessante, ma non la vedo una misura decisiva. Almeno nel breve periodo.

Quanto è importante, invece, la riforma della fiscalità?

È un tema chiave. L’arrivo della Ucits IV metterà in evidenza quanto l’attuale fiscalità sia penalizzante per i fondi. La nuova direttiva comunitaria favorirà la fusione transfrontaliera tra fondi. E i prodotti di diritto italiano ne rimarranno fuori, a causa del credito d’imposta. Cosi si creeranno due mercati: uno europeo composto da fondi di grandi dimensioni e un altro, tutto italiano, di piccole dimensioni. È un peccato che le autorità non abbiano fatto nulla fino a oggi.

Mentre l’alternativo sta già tagliando le commissioni, l’industria tradizionale è ferma. Voi come vi state muovendo?

Anche noi sull’alternativo abbiamo fatto qualcosa. In particolare, sugli hedge che prevedevano il calcolo delle performance fee con il metodo dell’highwatermark relativo (quindi con reset annuale, ndr) da gennaio 2009 non abbiamo più prelevato le commissioni. Dopo un 2008 deludente non ci sembrava giusto. Sui fondi comuni il discorso è diverso. La distribuzione deve essere remunerata, per cui è difficile tagliare le commissioni. Di recente abbiamo lanciato una gamma di fondi lussemburghesi con costi di gestione contenuti, ma sono riservati alla clientela istituzionale e alle gestioni.

Ci sono operazioni straordinarie in vista per la Sgr?

Per il momento no. È innegabile, comunque, che in giro ci sono interessanti opportunità. Un po’ tutti si stanno guardando intorno. Vedremo chi romperà il ghiaccio.

 

Fonte: TuttoFondi del 10/04/2009

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