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15 giugno 2011: H – Commento Currency

0 MONETE USA

A metà della scorsa settimana il sentiment è passato dalla disponibilità alla totale avversione al rischio. Lo spostamento si deve soprattutto al discorso del Presidente della Fed Bernake a proposito del rallentamento dell’economia statunitense,  del perdurare della crisi del debito greco e della possibilità che questo possa colpire altri paesi europei anche aventi un’economia stabile. ..

Commento settimanale a cura del Currency Team di Henderson Global Investors


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In USA, il grande interrogativo è come la politica monetaria evolverà a seguito della fine del QE2. Sarà la fine delle politiche di stimolo monetario o sarà la volta di un QE3? Nel suo discorso della scorsa settimana, Bernake ha sottolineato che la ripresa dell’economia statunitense risulta essere “discontinua” e “estremamente lenta”. Tuttavia, i risultati riportati dal Libro Beige, che riassume l’attuale situazione economica statunitense, erano leggermente più ottimiste rispetto a quanto riportato dai dati economici. Inoltre  Bernake ha ribadito che, secondo il suo punto  di vista, un ulteriore stimolo si rivelerebbe inutile, mentre potrebbe diventare un tema chiave il controllo dell’inflazione. Il discorso di Bernake lasciava inoltre intendere l’esistenza di una certa debolezza nella domanda di beni negli Stati Uniti  che si ripercuoterà su tutti i paesi che esportano in USA, soprattutto nei paesi asiatici.
 
In  Europa, la Banca Centrale ha lasciato inalterato il suo tasso di benchmark all’1,25%. Sebbene il Presidente Trichet , usando la sua tipica espressione “forte vigilanza”, abbia segnalato un aumento del tasso previsto per il prossimo mese, l’euro ha perso valore nei confronti della altre principali valute. Durante lo svolgimento della conferenza stampa, Trichet ha confermato che i tassi aumenteranno ma il periodo di stabilità potrebbe rivelarsi più lento di quanto previsto. La ragione di ciò è il timore del debito di alcuni paesi dell’eurozona. Per esempio, lo spread tra debito spagnolo a 10 anni e del debito tedesco a 10 anni ha toccato la scorsa settimana il più alto livello mai raggiunto dall’introduzione dell’euro. Contemporaneamente, il Consiglio dei Ministri della Grecia ha approvato il piano di austerity quadriennale che a tutt’oggi deve ancora essere approvato dal Parlamento.
 
Il  dollaro canadese ha subìto delle ripercussioni a seguito della diffusione del debole dato americano sull’NFP (Non-Farm Payrolls) della settimana scorsa. Tale debolezza è stata interpretata come conseguenza di un rallentamento della crescita economica statunitense. Poiché l’80% dei beni canadesi vengono esportati negli Stati Uniti, i dati deludenti dell’NFP non hanno supportato la valuta canadese.  
 
All’inizio della settimana si pensava che la Reserve Bank of  Australia avrebbe lasciato il suo tasso benchmark invariato e che questo avrebbe potuto impennarsi nei mesi di luglio e di agosto. Il benchmark è stato effettivamente lasciato costante al 4,75%, ma a causa della debolezza dei dati relativi all’occupazione per il momento non è atteso alcun aumento del tasso, almeno fino alla prima metà del 2012. Ciò ha causato il sell-off del dollaro australiano.
 
Il  dollaro neozelandese ha registrato dei buoni risultati nel corso della settimana. Il motivo principale è  l’annuncio da parte della Reserve Bank of New Zealand di lasciare fisso il tasso benchmark al 2,5%. La nota, abbastanza secca nel tono,  ha spiegato che la ricostruzione della città di Christchurch avrà come probabile conseguenza un aumento dell’inflazione , rendendo necessario un futuro innalzamento del tasso per poter tenerla sotto controllo.  
 
La scorsa settimana quattro banche centrali dei paesi sviluppati, ovvero la Reserve Bank of Australia, la Reserve Bank of New Zealad, la Banca Centrale d’Inghilterra e la Banca Centrale Europea, hanno rivalutato il loro benchmark. Le prime tre sembrano voler mantenere invariato il tasso benchmark, mentre la Banca Centrale Europea parrebbe intenzionata ad aumentarlo nel prossimo mese. Visto che il tasso USD/Yen sta scivolando a quota 80, sarà interessante vedere se la Banca del Giappone effettuerà un ulteriore intervento – come già avvenuto nella seconda metà di marzo di quest’anno – per mantenere il rapporto USD/Yen al di sopra dell’80.
 
Altre news rilevanti a livello macro:  

– Le elezioni in Portogallo sono state vinte dal  Partito Social Democratico. Il nuovo esecutivo ha promesso di impegnarsi nell’attuare le misure del pacchetto di salvataggio da 78 miliardi di euro. – Disaccordo tra i paesi OPEC circa l’aumento della produzione di petrolio. – James Bullard ha commentato sul Washington Post: “La situazione fiscale americana, se non gestita correttamente, potrebbe causare uno shock globale  – l’ipotesi che gli stati Uniti possano divenire inadempienti è alquanto pericolosa”.
 
Ritornando alla situazione dei mercati emergenti, la banca centrale della Corea del Sud ha incrementato il suo benchmark del 3,25% per la terza volta quest’anno. Ci si attende che possa aumentare ulteriormente il tasso benchmark nel prossimo Settembre. Inoltre, India ha rialzato a 25bps ed il Brasile a 50bps. Il partito dell’AKP guidato dal Primo Ministro Erdogan ha registra una netta vittoria nelle elezioni in Turchia della scorsa domenica.  Erdogan ha annunciato l’obiettivo di trasformare la Turchia entro il 2023 (quando la Repubblica Turca celebrerà l’anniversario dei suoi 100 anni) nella decima potenza economica nel mondo. Attualmente la Turchia si trova al 17esimo posto.

Fonte: IFAWorld – Henderson Global Investors

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